Il crocifisso nelle aule torna a dare fastidio?


Dopo aver rinfocolato la polemica, il ministro dell'Istruzione Fioramonti (5stelle) ha parlato di "vespaio mediatico" inutile e incomprensibile. Ma la sua posizione, per quanto non appoggiata dal Governo, è chiara e, allo stato delle cose, avventata (dimentica che il Consiglio di Stato ha sancito la piena compatibilità tra il principio di laicità e la presenza del crocifisso in aula e la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che il crocefisso è “segno universale dell’accettazione e del rispetto per ogni essere umano in quanto tale”):
“Io credo in una scuola laica, ritengo che le scuole debbano essere laiche e permettere a tutte le culture di esprimersi. Non esporrei un simbolo in particolare, ed eviterei l’accozzaglia, altrimenti diventa un mercato. La foto di Sergio Mattarella nelle aule? No, neanche il presidente la vorrebbe. Meglio appendere alla parete una cartina del mondo con dei richiami alla Costituzione”.
Così Avvenire (a cui faccio seguire un editoriale dello stesso giornale e una riflessione di don Aldo Bonaiuto per In terris): 
Queste affermazione del ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti espresse durante la trasmissione 'Un giorno da Pecora' hanno riaperto una questione "storica" tra i favorevoli e contrari al crocifisso nelle aule delle scuole italiane. Una controversia che partì quasi un ventennio fa con una presa di posizione da parte di Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia e del giudice Luigi Tosti, promotori di una battaglia anti-crocifisso. Proprio la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, con una sentenza definitiva, nel 2011 sancì che il crocifisso poteva restare affisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane.
Nessun provvedimento è stato pensato dal Governo, tanto che il ministro ha sorprendentemente premesso: "Il crocifisso a scuola è una questione divisiva, che può attendere". Ma il ministro si è anche detto contrario ad esporre nelle aule i vari simboli religiosi: "Eviterei l'accozzaglia, diventa altrimenti un mercato" e non è favorevole nemmeno alla foto di Mattarella nelle aule perché, a suo dire, "neanche il presidente la vorrebbe".
Di parere opposto il presidente dei deputati Forza Italia Maria Stella Gelmini: "Il crocifisso non è un elemento di arredo - ha sottolineato -, ma la testimonianza delle radici del nostro Paese". E replicando direttamente al ministro all'Istruzione ha aggiunto: "La sua presenza sulle pareti delle aule scolastiche, contrariamente a quel che pensa il ministro Fioramonti, non impedisce di esprimersi agli studenti di altre culture e religioni, ma sta lì a ricordare che la laicità che il ministro liberamente rivendica è conseguenza diretta proprio delle radici cristiane dell'Italia e dell'Europa".
Fonti del Movimento 5 stelle hanno però cercato di attenuare la polemica: "Togliere il crocifisso dalle aule non è un tema all'ordine del giorno per il Movimento. Le scuole italiane hanno ben altri problemi, seri e concreti, da affrontare. Messa in sicurezza degli istituti, e loro ammodernamento, aumento degli stipendi di insegnanti e personale sono le priorità. Dibattiti e polemiche su questioni distanti dalla vita quotidiana dei cittadini non ci appassionano né interessano".
Secondo noi
Il crocifisso nelle aule scolastiche? Meglio di no, perché «è una questione divisiva», perché «la scuola deve essere laica», perché «tutte le culture» hanno diritto di «esprimersi». Così, inanellando a sorpresa ben tre luoghi comuni in una sola dichiarazione radiofonica, il ministro a 5 stelle dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, ha rispolverato una questione felicemente risolta da due pronunciamenti del Consiglio di Stato, una sentenza della Corte Costituzionale e una della Grand Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Eppure il ministro sostituirebbe volentieri il crocifisso in aula con «una cartina del mondo con dei richiami alla Costituzione». Ma, al di là dei verdetti e visto che parliamo di scuola, bisognerebbe interrogarsi su come una delle radici culturali della nostra civiltà (italiana ed europea), nonché simbolo della fratellanza universale possa essere divisivo o far sentire altre culture nelle condizioni di non potersi liberamente esprimere. La risposta è semplice: in nessun modo. Con una postilla: a riaprire certe "pratiche" si rischia soltanto di dare fiato proprio a coloro che quel simbolo di sconfinato amore e di pace vorrebbero usare, impropriamente, a guisa di randello.Monsignor Russo: è l'essenza della nostra civiltà
Il crocifisso nelle aule scolastiche "non è assolutamente un simbolo divisivo. Qui non si tratta di una questione confessionale, ma di civiltà e di appartenenza a una cultura intrisa di cristianesimo e anche di ciò che ne è scaturito in termini di accoglienza e di integrazione". Il segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo, commenta così all'Agi le parole del ministro Fioramonti. "Spiace che si ritorni, ancora una volta, su questo tema - continua monsignor Russo - cui peraltro hanno già risposto due pronunciamenti del Consiglio di Stato, una sentenza della Corte Costituzionale e una della Grand Chambre della Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo".
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La politica sembra sempre più ostentare simboli religiosi o attaccare le radici cristiane: "Non mi permetto di giudicare la fede degli altri", risponde il segretario generale della Cei. "Ricordo che i simboli religiosi, nella loro funzione, rimandano sempre a qualcosa d'altro. È questo il loro significato. Così pure, per certi versi, le radici cristiane. Sappiamo tutti quanto queste hanno segnato l'essenza della nostra civiltà, della nostra cultura. Ostentare i simboli senza avere una coerenza di vita è fuorviante. Attaccare le radici senza riflettere su ciò che siamo è altrettanto errato", conclude monsignor Russo.Monsignor Pennisi: inutile polemicaSul crocifisso a scuola è intervenuto monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di MOnreale: "Il ministro della Pubblica Istruzione ha sollevato un'inutile polemica con la proposta di togliere il Crocifisso dalle aule scolastiche, con il rischio che questo simbolo universale di fraternità venga strumentalizzato a livello politico e diventi un segno divisivo. Il Ministro non può non tener conto dei vari pronunciamenti del Consiglio di Stato, della Corte Costituzionale e anche della Grande camera della Corte Europea dei diritti dell'uomo". Il Consiglio di Stato, ricorda Pennisi, con la decisione n. 556 del 13 febbraio 2006 respinse un ricorso di chi che chiedeva la rimozione del crocefisso nelle aule scolastiche. "Il Crocifisso - aggiunge l'arcivescovo - è diventato un fenomeno di cultura e di civiltà e ha reso la nostra società, più capace di comprensione, più capace di accoglienza, più capace di perdono. Il Crocifisso non può essere strappato, prima che dalle mura delle nostre scuole o degli edifici pubblici, dal nostro cuore, perché è simbolo di una sofferenza offerta per amore, del nostro comune destino, della misericordia finale, dell'estrema consolazione, del reciproco perdono, segno di speranza e di solidarietà per tutti".Monsignor D'Ercole: ignoranza culturale
"Dall'uscita del ministro dell'Istruzione sgorga una ignoranza culturale che dispiace vedere in persone che rappresentano la nostra Repubblica". Monsignor Giovanni d'Ercole, segretario della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, è netto: "Sarebbe meglio tacere - riporta l'agenzia Adnkronos - perché chi parla così ha una ignoranza culturale di fondo frutto di improvvisazione. Il ministro evidentemente non conosce la validità di questo simbolo, al di là di quello che pensano i cristiani. Il crocifisso, oltre ad essere un simbolo religioso, è un simbolo 'laico' di estrema importanza. Davanti all'ennesima polemica laicista in realtà bisognerebbe solo osservare silenzio". 
Vedi anche: 

Quel Segno che inquieta e scomoda. Eliminarlo non si può (Avvenire, Marco Pappalardo mercoledì 2 ottobre 2019)

La cristianofobia all'italiana (DON ALDO BUONAIUTO, MARTEDÌ 01 OTTOBRE 2019, 16:46, IN TERRIS)

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