L'opzione Benedetto e il compito dei cristiani nella società di oggi



Un ampio dibattito ha scatenato un libro uscito negli USA nel 2017 e non ancora tradotto in italiano. Si tratta di "Opzione Benedetto" di Rod Dreher (The Benedict Option. A Strategy for Christians in a Post-­Christian Nation).  Il Benedetto a cui si fa riferimento non è l'attuale papa emerito, ma il Santo di Norcia che, nel VI secolo, in pieno decadimento dell'Impero Romano, ha permesso alla cristianità di sopravvivere e rinascere in piccoli monasteri, centri culturali e di spiritualità, oltre che ambiti dove lavorare e far progredire la società intera. La tesi di Dreher, ortodosso di origine russa ma trapiantato negli USA, è che stiamo tornando a vivere in una società post cristiana, contraria al cattolicesimo e dove i cristiani sono destinati a divenire piccole e marginali minoranze. 
La memoria del monachesimo per Dreher consolida gli assetti vitali: una vita ordinata, importanza della preghiera, equilibrio tra sforzo intellettuale e lavoro manuale, ascetismo, stabilità, comunità (Settimana).
Sulla Civiltà Cattolica (quaderno 4022, del 20 gennaio scorso) è apparso, a firma del gesuita belga Andreas Gonçalves Lind, un interessante articolo di critica al libro la cui tesi è così descritta:
Dreher con “l’opzione Benedetto”, sembra suggerire che i cristiani, all’interno di comunità “locali” e “piccole”, dovrebbero prepararsi a vivere in una società postcristiana, operando come una “polis parallela”, in grado di “esercitare le virtù” come forza “contro-culturale” all’interno di un mondo che respinge nettamente il cristianesimo.
Su Il Foglio si chiarisce che 
L’idea di Dreher fa perno sull’idea della “ritirata strategica” dei cristiani seriamente impegnati con la fede da un mondo profondamente ostile alla loro presenza, un riadattamento postmoderno del movimento di Benedetto da Norcia. (...) Dreher (...) invita i cristiani a “rimarcare le linee di appartenenza” per ritrovare e irrobustire le radici della fede, con lo scopo di attrezzarsi per la perigliosa attraversata del mondo contemporaneo. 
Il prof. Leonardo Lugaresi che ha dedicato diversi post nel suo blog sull'argomento scrive:
Il nucleo della critica che il padre Lind, nel suo articolo pubblicato dalla Civiltà Cattolica muove alla opzione Benedetto è che «esaltare la realtà della persecuzione potrebbe comportare un rischio: quello di percepire il proprio “piccolo gruppo” come la Chiesa vera e migliore delle altre. In definitiva, questo è il rischio dell’arroganza, connesso a un peccato ecclesiale contro l’unità e la comunione». Questa considerazione gli suggerisce un paragone, il cui svolgimento occupa gran parte del suo testo, tra la proposta di Dreher e «la tentazione dell’eresia donatista».
Il riferimento, si chiarisce ancora nell'articolo de Il Foglio, è ai:
seguaci di quel Donato che nella chiesa dei primi secoli castigava i vescovi che avevano chinato il capo alle persecuzioni di Diocleziano, e scova nelle pieghe del pensiero di Dreher la colpa suprema dell’arroganza, connessa “a un peccato ecclesiale contro l’unità e la comunione”. Come i donatisti, i fautori dell’Opzione Benedetto si ritengono migliori dei cristiani comuni, figurarsi delle genti scristianizzate, e questa presunzione li porta a costruire forme di vita separate ed esclusive prive di misericordia, dialogo, comprensione. 
Commenta Lugaresi:
Faccio però notare, incidentalmente, che tale rimprovero andrebbe legittimamente esteso anche a quei cristiani (nei confronti dei quali temo invece che il padre Lind, e chi la pensa come lui, non abbia obiezioni) i quali guardano quasi con soddisfazione alla diminuzione della chiesa in occidente e alla sua crescente marginalizzazione, come esito benvenuto della fine della tanto deprecata “cristianità” di matrice costantiniana. “Meglio che siamo pochi, ma convinti”, “Tutto ciò che sa di ‘cristianesimo ambientale’ o ‘tradizionale’ prima scompare e meglio è”, “Non vale la pena, anzi è sbagliato difendere istituzioni, costumi e tradizioni cristiane, bisogna andare fiduciosi verso un mondo in cui non hanno più ragione di essere” eccetera, eccetera. Quante volte abbiamo sentito discorsi del genere! Pastori che sembrano non preoccuparsi se le chiese sono semideserte; documenti ecclesiastici che, anche quando devono certificare dei veri e propri crolli, parlano sempre di “luci e ombre” e si preoccupano soprattutto di esorcizzare i “profeti di sventure”; semplici fedeli che ormai hanno assimilato l’idea ricevuta che sarà meglio per tutti quando essere cristiani sarà più difficile (e che dopo tutto non è così essenziale essere cristiani perché in fondo tutte le religioni portano all’unico Dio).
Il dibattito, molto acceso negli USA, sta coinvolgendo dunque anche la Chiesa italiana dove il Papa emerito è fatto entrare nel dibattito come bandiera dei conservatori in opposizione di Papa Francesco, bandiera dei progressisti. 

Per i primi segnali gli articoli di Aloisi (per Il Giornale), della Miriano (che ospita nel suo blog un articolo di Mayer), della Nuova Bussola Quotidiana, di Lugaresi, di Magister e di Ferraresi (per Il Foglio). Sul fronte opposto c'è La Civiltà Cattolica dei Gesuiti, Aleteia e La Settimana dei Dehoniani.

Ratzinger viene più volte tirato in ballo, come fa Il Giornale: 
Per comprendere a fondo quanto sostenuto da Dreher, bisogna partire dalla famosa profezia di Joseph Ratzinger sulla fine della Chiesa cattolica: "Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi - ha dichiarato il teologo tedesco nel 1969 -. E ancora: "Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede e la preghiera al centro dell’esperienza e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica. A me sembra certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si deve fare i conti con grandi sommovimenti. Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la Chiesa del culto politico, ma la Chiesa della fede". 
Anche Dreher, nell'intervista a "la Nef", fa riferimento all'altro Benedetto, il papa. La prima:
"Nel 1969, Joseph Ratzinger aveva previsto l'attuale situazione. Aveva predetto che la Chiesa sarebbe passata per una dolorosa fase di penitenza, nel corso della quale avrebbe perso la sua potenza e i suoi privilegi; che molti sarebbero caduti ma che i credenti coraggiosi sarebbero rimasti. Egli concludeva: 'Quando le prove di questo periodo di risanamento saranno state superate, questa Chiesa più semplice e più ricca spiritualmente ne uscirà ingrandita e rafforzata'. E aggiungeva: 'A quel punto, gli uomini vedranno il piccolo gregge dei credenti con uno sguardo nuovo. Lo vedranno come speranza di qualcosa che anche a loro è destinata, come una risposta che essi avevano sempre segretamente cercato'. L'avvenire della fede in Occidente dipenderà dalla nostra maniera di vivere questa profezia".
E la seconda:
"Benedetto XVI, sempre lui, aveva proprio ragione nel dire che i due argomenti più forti a favore della Chiesa sono l'arte cristiana e i santi. La logica e la ragione hanno il loro posto, ma la conversione nasce soprattutto da un incontro con la bellezza (l'arte) e la carità (i santi). Alziamo gli stendardi del Bello e del Bene per convertire questo mondo antirazionale, poiché essi lo porteranno, più sicuramente di tutto il resto, alla verità. È questo l'oggetto del nuovo libro sul quale sto ora lavorando. Vi analizzo questo detto di Benedetto XVI alla luce del passaggio più caratterizzante del romanzo 'Sottomissione' di Houellebecq: l'esperienza mistica vissuta dal protagonista quando, recatosi in pellegrinaggio a Rocamadour, prega davanti alla Vergine. Una domanda mi colpisce: come avrebbe potuto prepararsi a dire 'sì' a ciò che provò allora? Penso che Benedetto XVI abbia la risposta, e farò in modo di spiegarla". 
Mayer interpreta il pensiero di Dreher:
Non si tratta, precisa, di rinunciare all’azione politica per coloro che ne abbiano la vocazione, né di isolarsi fisicamente  dal mondo esteriore – ancorché in alcuni casi ciò possa rappresentare una possibilità –, ma di mettere prima di tutto l’accento su un progetto “contro-culturale” al fine di preservare e di trasmettere ciò che va trasmesso e di resistere attraverso la cultura. Delle comunità aderenti a tali ideali possono organizzarsi attorno a dei centri spirituali (per esempio dei monasteri), ma anche – più spesso – attorno a parrocchie, scuole o gruppi vari.
Tempi ospita un'intervista a Dreher in cui chiede:
L’Opzione Benedetto che lei propone, sulle orme di quanto ha scritto più di trentacinque anni fa Alasdair MacIntyre, è stata criticata perché assomiglierebbe a un ghetto cristiano. I cristiani dovrebbero essere il sale della terra, ma lei sembra voler ritirare il sale dalla terra e raccoglierlo in una saliera. Cosa risponde a questa critica?
È una critica errata, che proviene da persone che non hanno letto il libro. I cristiani sono chiamati a evangelizzare, a essere il sale della terra, è vero. Ma oggi questo sale è diventato insipido. Se dobbiamo essere per il mondo secondo la volontà di Cristo, dobbiamo allontanarci dal mondo per approfondire la preghiera, la vita di comunità fra noi e la comprensione della Bibbia. Ci siamo assimilati al mondo: la gente non vede differenze fra un cristiano e un non cristiano. Prendiamo un monastero come quello dei benedettini a Norcia: offrono assistenza spirituale a tantissime persone che si rivolgono a loro, ma se la loro porta non fosse mai chiusa, se non dedicassero la maggior parte del loro tempo alla preghiera e al digiuno separati dal resto del mondo, non potrebbero poi essere di aiuto a nessuno. Lo stesso vale per noi laici. Prendiamo una scuola: se si potesse sempre andare e venire e lasciare entrare chiunque in qualunque momento, gli studenti non ne avrebbero alcun giovamento. La scuola ha bisogno di un tempo di separatezza. È sbagliato istituire un’alternativa fra la completa separazione e la completa assimilazione. Dobbiamo essere nel mondo ma senza essere del mondo...
Lei scrive che se i cristiani non sviluppano un modo di vita controcorrente, condannano i loro figli all’assimilazione. Cosa la rende certo di questo?Mi guardo intorno, e dappertutto nel mio paese di solito si nota molta poca differenza fra i cristiani e gli altri. Anche le scienze sociali dicono la stessa cosa: il cristianesimo sta crollando fra le giovani generazioni, e i ragazzi che continuano a dirsi cristiani credono cose che non sono ortodosse. Quando parlo coi docenti di università cattoliche e protestanti, mi dicono che i loro studenti non sanno quasi nulla del cristianesimo. Questo è certamente colpa della catechesi scadente, ma ancora di più è colpa della cultura cristiana indistinta di oggi. Non abbiamo la garanzia che l’edificazione di piccole comunità cristiane impegnate salverà la fede delle giovani generazioni, ma cosa altro possiamo fare?
Canone Occidentale ripropone lo schema del libro trovato su un blog americano, Bradford Littlejohn (tra parentesi trovate il numero di pagina dell’edizione americana a cui si riferiscono le varie voci):

Chiesa
  • Impara la ricchezza della tua tradizione teologica, riscopri il tuo passato (102-5)
  • Culto liturgico (105-13)
    • Spostare l’attenzione su Dio che ci parla, piuttosto che sulla nostra espressione di noi stessi
    • Coinvolgimento del corpo come dello spirito
    • Un ritmo che disciplini i nostri desideri
  • Riscoprire il digiuno (114-15)
  • Recuperare la disciplina della chiesa (116-17)
  • Evangelizzare con la bontà e la bellezza (117-19)
Comunità
  • Stabilire la casa come “monastero domestico” (124-26)
    • Preghiera quotidiana in famiglia
    • Reciproco amore e servizio
    • Ospitalità
  • Volere essere non conformisti (126-27)
  • Pensare a gruppi di pari per i proprio figli (127-28)
  • Evitare di idealizzare la famiglia (128-29)
  • Vivere nelle vicinanze geografiche della propria comunità(130-34)
  • Stabilite forti legami sociali nella comunità ecclesiale(134-35)
  • Stabilire, per quanto possibile, legami ecumenici con altre chiese locali(136-38)
  • Non fare un idolo della comunità (138-39)
  • Partire dove si è, piuttosto di tentare di realizzare la perfezione (139-42)
Educazione
  • Recuperare l’educazione classica cristiana (145-46)
  • Recuperare l’idea di educazione come la trasmissione di una cultura, non un semplice addestramento utilitarista (147-50)
  • Immergere gli studenti nella Scrittura (150-52)
  • Immergere gli studenti nella storia della civilizzazione occidentale (152-55)
  • Lasciare le scuole pubbliche (155-58)
  • Riconoscere che la maggior parte delle scuole cristiane sono delle barzellette (158-59)
  • Avviare scuole classiche cristiane (160-65)
  • Se non è possibile, fare homeschooling (165-66)
  • Stabilire/partecipare a comunità o centri studio cristiani all’università (166-73)
Lavoro
  • Ricordare che una vocazione è per Dio e per gli altri, non primariamente per i soldi (177-79)
  • Riconoscere che in molte chiamate, la fedeltà al cristianesimo presto arriverà a chiudere le possibilità di avanzamento di carriera, se non proprio l’ingresso (179-83, 185-86)
  • Ma non fare di tutto una battaglia (183-85)
  • Essere imprenditoriali nel creare nuovi contesti di lavoro cristiani (188)
  • Stabilire reti di impiego cristiane (188-90)
  • Considerare di imparare un mestiere, lavorare in una fabbrica (190-92)
  • Prepararsi ad essere più poveri e più emarginati(192-94)
Sesso
  • Preservare l’importanza di un’etica sessuale cristiana (197-201, 204-5)
  • La Chiesa deve insegnare apertamente quel che riguarda la sessualità (205-8)
  • Radicare la morale sessuale nell’amore di Dio, non nel moralismo (208-10)
  • I genitori devono insegnare ai propri figli quel che riguarda il sesso (210-12)
  • Fornire un forte sostegno alle persone sole da parte della comunità (212-14)
  • Combattere duramente la pornografia (214-16)
Tecnologia
  • Essere disposti a mettere in questione l’aspetto morale degli sviluppi tecnologici (220-23)
  • Riconoscere che internet è un ecosistema di distrazione (224-25)
  • Praticare alcune forme di digiuno digitale (226-29)
  • Non dare gli smartphones ai bambini (229-31)
  • Non usare social media durante il culto (231-32)
  • Fare più cose manuali (232-33)
  • Non dare per scontato che tutto il progresso scientifico sia buono (233-36)

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