I Domenica di Quaresima (anno B): come vincere il tentatore e proseguire il cammino verso la Vita!


I domenica di Quaresima

La prima tappa del cammino di Quaresimo ci porta sempre, con Gesù, nel deserto delle tentazioni.

Sottolinea Marco che Gesù è “sospinto” dallo Spirito, ad indicarne la necessità di questa esperienza prima di dare inizio alla vita pubblica e quindi, per noi, riflettere su questa realtà del deserto e delle tentazioni per intraprendere un cammino serio quaresimale.

Le tentazioni indicano la SCELTA vitale tra bene e male, tra essere un Messia al modo umano o al modo di Dio. Per noi si tratta di scegliere tra Dio e il nostro io, tra l’amore e l’odio (o l’indifferenza). E capire chi veramente noi siamo e desideriamo.

E la scelta non è così scontata, perché il tentatore è astuto e, come scrive S. Ilario (vissuto nel IV secolo):

C’è all’orizzonte un persecutore insidioso: un nemico che lusinga, non flagella la schiena, ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni, ma ci fa ricchi; non ci imprigiona spingendoci verso la libertà, ma ci onora nel palazzo spingendoci alla schiavitù; non ci stringe i fianchi con catene, ma vuole il possesso del nostro cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro, il potere, il successo, i primi posti nella società.

Per questo c’è bisogno del DESERTO: di un tempo di SILENZIO, di interiorità, di preghiera. Abbiamo bisogno ogni tanto di staccare dal trantran quotidiano, dagli impegni che ci assillano. Dio parla nel deserto, nella nostra debolezza (che diventa così il mio punto di forza), così come parlava al popolo (e ai suoi profeti) nel deserto, luogo dove ha imparato a conoscerlo e a lasciarsi guidare da Lui. Dio parla attraverso la nostra fragilità: non lo ascoltiamo quando ci sentiamo forti e invulnerabili, ma lo cerchiamo quando sperimentiamo la nostra fragilità e il bisogno di protezione e di aiuto.

Inoltre abbiamo bisogno di esercitarci e di fortificarci per quella LOTTA SPIRITUALE che quotidianamente viviamo all’interno della nostra coscienza, dove convivono pensieri di bene (che con voce delicata ci motiva a fare il bene ed evitare il male) e di male (che ha una voce suadente e prepotente). Noi chiediamo al Signore che non ci lasci soli nella tentazione, che ci sostenga, che ci guidi e ci illumini.

Così convivono in noi anche le “BESTIE SELVATICHE” e “GLI ANGELI”: Gesù riesce ad armonizzarli, a stare con loro. Le bestie selvatiche che Gesù incontra,

sono anche il simbolo delle nostre parti oscure, gli spazi d'ombra che ci abitano, ciò che non mi permette di essere completamente libero o felice, che mi rallenta, che mi spaventa: le nostre bestie selvatiche che un giorno ci hanno graffiato, sbranato, artigliato. Gesù stava con... Impariamo con lui a stare lì, a guardarle in faccia, a nominarle. Non le devi né ignorare né temere, non le devi neppure uccidere, ma dar loro un nome, che è come conoscerle, e poi dare loro una direzione: sono la tua parte di caos, ma chi te le fa incontrare è lo Spirito Santo. (E. Ronchi)

Come Gesù, anche noi, scegliendo Dio e fidandoci della sua Provvidenza e dei suoi modi e tempi, possiamo arrivare a stare nel mondo senza che le sue “bestie selvatiche” ci assaltino ed uccidano, serviti dagli angeli che sono i nostri fratelli e le nostre sorelle con cui condividiamo lo stesso cammino di fede cercando di amarci (= servirci) reciprocamente.

40 giorni: così per la fine del DILUVIO (1L), segnato dalla comparsa dell’ARCOBALENO, segno divino di ALLEANZA perenne, di ritrovata armonia tra la terra e il cielo; così per i giorni nel deserto (che richiamano anche i 40 anni del popolo d’Israele uscito dall’Egitto).

Dopo il deserto e dopo che Giovanni viene arrestato Gesù rompe ogni indugio e inizia a predicare che il Regno di Dio è vicino. Gesù proclama il "vangelo di Dio". Dio come una "bella notizia". Dio si è fatto vicino, è un alleato amabile, è un abbraccio, un arcobaleno, un bacio su ogni creatura.

il suo REGNO (d’amore) E’ VICINO (a voi): CREDETECI, FIDATEVI: Dio che è amore regna lì dove si ama e mette amore lì dove lo si accoglie e dona forza lì dove ci si affida. Piuttosto che denunciare, lui annuncia, più che di privazioni ci parla di scelta di qualcosa di più grande, qualcosa che è eterno, bello, buono. Qualcosa per cui vivere e per cui anche morire.

La cosa peggiore, nella tentazione, è credere che noi combattiamo da soli. No, Dio ci tende la mano, combatte per noi e con noi.

1° TAPPA: DIGIUNO: RAPPORTO CON ME STESSO (alla scoperta di me stesso)
(2018:)
Prima tappa del nostro cammino quaresimale che ha come meta la Pasqua: la vita eterna, quindi anche piena, bella, beata…
Ma per arrivare a quella meta non possiamo dimenticare la lotta spirituale che ci attende ogni giorno: ogni battezzato, quindi anche Gesù (spinto, dopo il suo battesimo, dallo Spirito santo nel deserto) deve lottare contro il male, contro le tentazioni: quelle nel deserto, all'inizio del nostro itinerario, e quella della croce al termine.
“La tentazione – ci ricorda Ermes Ronchi – è sempre una scelta tra due amori:
E, senza scegliere, non vivi. «Togliete le tentazioni e nessuno si salverà più» (Abba Antonio del deserto), perché verrebbe a mancare il grande gioco della libertà… scegli! Non restare inerte, passivo, sdraiato. Ed è come una supplica che Dio stesso rivolge all'uomo: scegli, ti prego, la vita! (Dt 30,19). Che poi significa «scegli sempre l'umano contro il disumano» (Turoldo), scegli sempre ciò che costruisce e fa crescere la vita tua e degli altri in umanità e dignità.
Anche Gesù, come tutti noi, deve fare una “scelta di campo”: da che parte stare? Dalla parte di Dio o da quella mondana del demonio? E la scelta non è così scontata, perché il tentatore è astuto e, come scrive S. Ilario (vissuto nel IV secolo):

C’è all’orizzonte un persecutore insidioso: un nemico che lusinga, non flagella la schiena, ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni, ma ci fa ricchi; non ci imprigiona spingendoci verso la libertà, ma ci onora nel palazzo spingendoci alla schiavitù; non ci stringe i fianchi con catene, ma vuole il possesso del nostro cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro, il potere, il successo, i primi posti nella società.

Avere una prova” è una espressione ambivalente: vuol dire avere una certezza, un dato che mi dà garanzia di qualche cosa oppure che io ho una difficoltà. Perchè difficoltà e certezza? Precarietà e sicurezza? Perché di fatto l'unica vera certezza che noi possiamo avere nella nostra esistenza è una certezza che è stata provata.
Quando si deve vedere se il cuore funziona, bisogna fare la prova sotto sforzo. E' lì che sappiamo se il cuore funziona o non funziona. Se non mettiamo il cuore sotto sforzo, se non mettiamo  la persona sulla bicicletta a pedalare, a vedere se resiste, non sappiamo veramente il cuore come sta. Come si verificano i nostri rapporti? Quand'è che si verifica se un'amicizia è una vera amicizia? Nella situazione di conflitto, di peso, di difficoltà. E' nella difficoltà che l'uomo tira fuori la sua verità. (Fabio Rosini)
La tentazione superata ha come ricompensa una crescita della fede e il dono della gioia:
Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po' afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo. (1 Pt 6.6-7)
E’ il senso delle beatitudini: “Beati gli afflitti, perché saranno consolati” (Mt 5,4). Tuttavia:
Nessuno, quando è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male. Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. (Gc 1,13-14)
Tuttavia Gesù non viene tentato dalle sue passioni, come lo siamo noi, ma condivide la nostra realtà e mostra come vincerla.
Ricapitolando:
Ogni battezzato (ciascuno di noi) è stato liberato dalla schiavitù del peccato (= dall’impossibilità di dire no al male), ma non è privato da quella lotta spirituale, dalla tentazione, dal bisogno di fare una scelta di base: scegliere tra la vita e la morte, tra il bene e il male, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male.
Non è una scelta scontata. Anche San Paolo lamenta di ritrovarsi spesso a fare il male che non vorrebbe fare e di non fare il bene che vorrebbe compiere. C’è bisogno di lottare, di fortificarci, di vivere momenti di deserto (dove, come Gesù, digiunare e ascoltare Dio).
Il deserto è simbolo dell’essenzialità, dell’interiorità, della solitudine abitata da noi e da Dio, di momenti e luoghi dove fare il punto della situazione (dove stiamo andando? Sono contento? Sto seguendo la strada giusta?...).
I 40 giorni indicano un itinerario completo (come i 40 anni degli ebrei nel deserto, cioè una intera generazione, per giungere, liberati, nella terra promessa), una esperienza importante al termine della quale iniziare qualcosa di nuovo e definitivo.
Gesù vince le tentazioni e inizia la sua missione pubblica proclamando la Buona Notizia (= Vangelo) di un Dio che è dalla nostra parte, nostro alleato (come, al termine del diluvio universale, lo sarà con i discendenti di Noè, per sempre), che non emargina, non sottomette, ma si mette a servizio: il suo REGNO (d’amore) E’ VICINO (a voi): CREDETECI, FIDATEVI: Dio che è amore regna lì dove si ama e mette amore lì dove lo si accoglie e dona forza lì dove ci si affida. Piuttosto che denunciare, lui annuncia, più che di privazioni ci parla di scelta di qualcosa di più grande, qualcosa che è eterno, bello, buono. Qualcosa per cui vivere e per cui anche morire.
Convertitevi, cioè convergete verso Dio, camminate verso di lui, cambiate ciò che vi allontana, lasciate perdere ciò che non vi aiuta a vivere nell’amore reciproco, riprendete in mano quegli strumenti preziosi che ci liberano dal peccato facendoci riprendere in mano la nostra vita: carità, preghiera e digiuno. Ritagliatevi momenti e spazi di deserto, di penitenza, di adorazione…
La cosa peggiore, nella tentazione, è credere che noi combattiamo da soli. No, Dio ci tende la mano, combatte per noi e con noi.
“Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”: Gesù è il Figlio obbediente che vince ogni tentazione con la forza dello Spirito, che ci dice – con il suo esempio – che le tentazioni possono essere combattute e vinte con l’aiuto di Dio. Con Lui inizia la pace nella natura e fra cielo e terra, per questo sta con le bestie selvatiche ed è servito dagli angeli (= tutti coloro che, credendo in Lui, lo hanno accompagnato, sostenuto ed aiutato nel suo cammino messianico). Come Gesù, anche noi, scegliendo Dio e fidandoci della sua Provvidenza e dei suoi modi e tempi, possiamo arrivare a stare nel mondo senza che le sue “bestie selvatiche” ci assaltino ed uccidano, serviti dagli angeli che sono i nostri fratelli e le nostre sorelle con cui condividiamo lo stesso cammino di fede cercando di amarci (= servirci) reciprocamente.
Ricordando il contenuto delle tentazioni (Marco non riporta, a differenza di Luca e Matteo, il contenuto delle tentazioni di Gesù, ma ci ricorda l'essenziale), stabiliamo che c’è un pane migliore di quello offerto dal demonio (ed è la parola di Dio, che sazia il mio cuore e non solo il mio corpo), che non tutto è commestibile, che le pietre sono pietre e non pane, che ci sono dei limiti al mio desiderio di avere tutto e subito, di consumare ogni cosa come fosse a mia disposizione, solo per me.
Gesù conosce un altro cibo: la parola di Dio che ha creato il mondo, la provvidenza di Dio: saper mettere la propria vita nelle mani di Dio, aver fiducia e pazienza saper aspettare quel tempo in cui Dio provvederà. E infatti alla fine gli angeli si avvicinano e servono Gesù, non è destinato l'uomo al digiuno perenne, non può essere, non potremmo sostenere questa sfida. Siamo destinati a scegliere bene il pane con cui risolviamo le nostre pressioni. (Fabio Rosini)   
E, accennando alle altre “prove”, ricordo che non debbo tentare Dio, imponendogli le mie condizioni e pretendendo che Lui agisca secondo le mie attese e pretese. Che c’è ben più del potere, del successo, dell’autoaffermazione: l’amore che si fa servizio e dona vita è l’unica realtà che mi fa sentire bene e mi fa sentire vivo.

La prima lettura racconta di un Dio che inventa l'arcobaleno, questo abbraccio lucente tra cielo e terra, che reinventa la comunione con ogni essere che vive in ogni carne. Questo Dio non ti lascerà mai. Tu lo puoi lasciare, ma lui no, non ti lascerà mai. (E. Ronchi)

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