Fatti di cronaca, indagini e riflessioni sulla sessualità dei minori


Indagini e recenti fatti di cronaca mostrano una sessualità sempre più precoce e violenta, frutto di una cultura pornografica che coinvolge già in tenera età (in particolare tramite gli smartphone).


1.       Partiamo da Milano dove il Tribuna per i minori afferma che in soli due anni sono raddoppiati i reati sessuali tra i piùgiovani. Una lettrice di Famiglia Cristiana parte da questo fatto per chiedere il parere di un esperto.

Ho letto su un quotidiano che in due anni a Milano sono raddoppiate le denunce per violenze sessuali commesse da minori. Si parla anche di pornografia e ci sono ragazzini che filmano i rapporti con le coetanee e poi li danno in pasto alla Rete. Cresce anche lo stalking. È vero che tutto sommato si tratta di pochi casi, rispetto al grande numero di minorenni. Però questo aumento fa pensare che i ragazzi che li commettono risentono di un clima generale dove dominano il sesso facile, la violenza per prendersi ciò che si vuole e la mancanza di rispetto per le ragazze. GIAMPIERO
RISPONDE FABRIZIO FANTONI (psicoterapeuta): I meccanismi psicologici della prevaricazione maschile sulle donne sono complessi. E forse in questi anni alcuni fattori li hanno incrementati. Di certo i numeri, in Italia e nel resto dell’Europa, sono sempre alti, come rilevano numerose statistiche. Il fatto che i protagonisti siano minorenni impone qualche riflessione in più. Essi sono più esposti a messaggi diseducativi e al clima descritto da Giampiero. L’enorme diffusione della pornografia su Internet amplifica questi messaggi e li rende disponibili ovunque e senza limiti. Ovunque perché gli strumenti portabili come gli smartphone e le connessioni diffuse lo consentono. Senza limiti perché il campionario di tutti i comportamenti sessuali, anche quelli perversi o violenti, è alla portata di chiunque. Questo rafforza le pulsioni presenti in alcuni e ne facilita la manifestazione concreta. Chi ha responsabilità educativa non può non tenerne conto. Quali sono i passi concreti che si possono compiere in ogni famiglia per sviluppare atteggiamenti differenti? In primo luogo, bisogna che i ragazzi respirino una vita di famiglia in cui le relazioni sono improntate al rispetto reciproco, dell’altro e di sé stessi. Dal modo in cui mamma e papà si trattano reciprocamente, siano essi ancora insieme o separati, passa l’educazione a un atteggiamento che riconosce che ci sono confini, nei gesti ma anche nelle parole, che non vanno mai superati. Un insulto o un atto fisicamente aggressivo sono veri e propri punti di non ritorno. In famiglia non sono tollerabili, per nessun motivo. In secondo luogo, una sana educazione sessuale nasce soprattutto dalle parole, ma anche dagli atteggiamenti con cui si affrontano questi argomenti in casa. La possibilità per papà e mamma di far trasparire una loro affettuosità anche nei gesti reciproci, può esprimere meglio di tante parole la sintonia tra sentimenti e sessualità nella coppia. Solo a partire da questo clima è possibile avviare un discorso su come entrare in relazione con un’altra persona e come esprimere attraverso i gesti della sessualità l’amore reciproco.

2.      Intanto a Modena un gruppo di liceali minorenni si scambia foto erotiche “per gioco”, ignare che queste foto potessero essere intercettate e usate da adulti pedofili.


3.      Poi c’è il suicidio di Michela, 22 anni, in Sardegna a causa di un suo video hard che viene diffuso da alcuni “amici”.

Una indagine online di Skuola.net e Osservatorio Nazionale Adolescenza condotta esaminando un campione 3.100 studenti tra i 14 e i 19 anni. Il 17% degli intervistati maschi considera una cosa normale filmarsi mentre fa sesso e molti di loro (44%) ha poi fatto girare quel video tra gli amici, quasi fosse un trofeo. E qui iniziano i problemi, soprattutto se quella registrazione viene ‘rubata’ e gestita nella maniera sbagliata. Le ragazze, in questo caso, sono i soggetti più esposti: il 7% (campione femminile) racconta di essere stata filmata mentre faceva sesso, e tra queste il 70% è stato vittima di ricatto proprio a causa di quelle immagini piccanti.
Tutto questo ha un nome: si chiama revenge porn, la degenerazione del sexting, altro tipico fenomeno che ha per protagonisti gli adolescenti. Si usano i social network e le chat per mettere un po’ di pepe al rapporto – scambiandosi foto e video intimi - ma quando tutto finisce si usano gli stessi materiali per vendicarsi. È il segnale che qualcosa è andato storto nell’educazione sessuale, ammesso che ci sia stata.

4.      Ancora un’inchiesta che rivela la diffusione tra i minorenni del “sexting”.

Il dato. Il 90% dei ragazzi che praticano sexting, ossia la pratica di scambio di messaggi e foto a sfondo sessuale, lo fa di nascosto dei propri genitori. Il sexting - segnala un'indagine 2017 sulla rete di Telefono Azzurro che ha intervistato un campione di ragazzi - è un fenomeno che riguarda il 7% dei ragazzi, un dato però giudicato sottostimato. Il 41% degli intervistati afferma di ricevere nella rete richieste sessuali da parte di adulti mentre il 35% di essere contattato da qualcuno che richiede immagini sessualmente esplicite in cambio di ricariche telefoniche o denaro.

Il 35% dei giovani che fa sexting afferma che la motivazione risiede nel «fare colpo» sul ragazzo o ragazza verso cui prova attrazione; il 34% degli adolescenti lo fa per essere accettato dal gruppo; il 33% perché da dietro uno schermo è più facile vincere la timidezza. Il 17% dei ragazzi invia immagini personali sessualmente esplicite perché qualcun altro glielo chiede.

Rilevante il dato che il 17% degli intervistati ritiene che i loro coetanei facciano molto uso di pornografia. Inoltre, il 10% ammette di aver visitato con continuità siti pornografici. Per l'indagine, Internet si configura come un vero e proprio maestro di vita: il 22% dei ragazzi oggetto dell' indagine lo utilizza per raccogliere informazioni legate alla sfera della sessualità. Il 12% dei ragazzi intervistati sottovaluta le ripercussioni legali o psicologiche negative del sexting.

Secondo Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, è «fondamentale intraprendere azioni congiunte di contrasto al fenomeno abusi e sfruttamento dei bambini in tutto il mondo anche grazie all'azione di tutti i leader di governo. Il primo passo per la lotta all'abuso sessuale è la conoscenza del fenomeno: è urgente la necessità di fare formazione ed estendere la conoscenza di tali complesse dinamiche». «A tal proposito, mi rivolgo al mondo delle aziende e delle istituzioni - prosegue Caffo rivolgendo un appello ai governi di tutto il mondo - per un maggiore impegno nella lotta agli abusi».
5. Sul porno che dilaga tra i bambini attraverso il cellulare
Mai come prima d’ora i bambini rischiano una sessualizzazione precoce e distruttiva, che può condannarli a una visione perversa della persona. Il canale più pericoloso si trova dentro le mura di casa, quelle in cui un genitore sente il figlio sicuro e protetto, dove però i cellulari e internet non solo sono sempre pronti all’uso, ma vengono lasciati nelle mani dei più piccoli come se nulla fosse.
Spesso con l’illusione di tenerli buoni (non si fa nemmeno più lo sforzo di accendere la tv e di inserire un Dvd) o spesso perché la normalità anche per gli adulti è avere lo smartphone sempre accanto e controllarlo continuamente, dimenticando che quella tranquillità passeggera, di più o di meno, la si pagherà. Sopratutto se al bambino capita di finire su un sito pornografico.
Un’eventualità? C’è poco da illudersi, dato che i numeri parlano così chiaro da aver spinto alcuni filmmaker a produrre un documentario, Over 18 (presto in Italiano con PornoTossina),  in merito alla diffusione della pornografia fra i bambini. Joseph, americano oggi 13enne, racconta: “Stavo solo giocando ad un gioco, quando quel pop-up è comparso nell’angolo e io ho cliccato ed è apparso un sito porno. Mi sono detto: “Oh ma questa roba è strana” e sono ritornato a giocare. Ma per i pochi secondi in cui lo avevo guardato non riuscivo a togliermelo dalla testa. Ne sentii la brama ma all’inizio puoi pensare che sia curiosità…la dipendenza è cominciata quando ero in terza elementare e avevo 9 anni”I genitori di Joseph si accorsero perché il bambino era diventato violento e spesso picchiava la sorella. 
Ma non è una rarità appunto. Anche la Bbc l’anno scorso ha parlato di una delle tante ricerche da cui emergono dati allarmanti: il 28 per cento di coloro che hanno 11/12 anni e il 53 per cento di coloro che vanno dagli 11 ai 16 ha visto materiale pornografico online. Di questi il 28 per cento ha cominciato proprio per via di una pubblicità o di un pop-up. La conseguenza? Quella che anche la cronaca dei giornali testimonia: il 14 per cento dei bambini/adolescenti si fotografa nudo e la metà condivide le proprie immagini online. Di questi il 60 per cento ha cominciato a vederlo dai cellulari o dai laptop di casa (il 29 per cento a casa di amici). Un bambino di 11 anni aveva confessato ai ricercatori che “mi è capitato di vederlo per caso, non voglio che i miei genitori lo sappiano”. Mentre un 13enne ha spiegato che “uno dei miei amici ha cominciato a trattare le femmine come vedeva nei video…dava loro sculacciate”.
In generale crescono i timori per l’impostazione mentale di chi cresce usando smartphone e table, che abituano le persone ad accedere a qualsiasi informazione o immagine proveniente dall’intero globo per avere sempre e senza fatica ciò che si vuole, alimentando un narcisismo in cui (sopratutto i bambini) soddisfando immediatamente ogni istinto si cresce apatici verso il mondo reale e incapaci di reggere le frustrazioni della vita. Ma quando si aggiunge il problema della pornografia la situazione peggiora. Sopratutto nei cervelli in via di sviluppo, continuamente sollecitati da impulsi che producono dopamina, creando vere e proprie dipendenze come dalla droga.
Persino il giornale ultra liberal Independet riportando l’allarme delle dipendenze da internet fra bambini, lanciato da diversi esperti e medici inglesi, ha dato spazio al consiglio di Mandy Saligari, alla guida di una clinica di riabilitazione londinese, sul fatto che dare un cellulare ad un bambino può equivalere a fornirgli un grammo di cocaina e che se anche “è difficile agire perché è come la sua terza mano (il cellulare, ndr), non è impossibile intervenire”. Sebbene sia meglio prevenire, che diventa molto più difficile sia per i figli sia per i genitori se abituati a non dire mai “no” e a non porre divieti.
Perciò ha spiegato in Over 18 il papà del piccolo Joseph “non puoi non sentirti responsabile per aver permesso a tutto questo di entrare in casa”. Mentre sua madre ha chiarito: “Tutto il suo problema (di Joseph, ndr) legato alla pornografia è cominciato nella nostra cucina e nel nostro salotto di casa mentre la famiglia era presente…il sistema è malato, qualcosa deve cambiare”. Non a caso, la famiglia ha deciso di ritirare i cellulari ai figli e di non permettere l’uso di internet dal computer di casa se non in certi casi e sotto la guida dei genitori, dato che anche i filtri contro la pornografia non sono così sicuri. Mentre diversi Stati americani stanno provando a correre ai ripari, definendo il fenomeno come un pericolo nazionale di salute pubblica.

I numeri del sexting

Il brutto episodio che ha coinvolto le giovani emiliane, purtroppo, non è però un fenomeno isolato. Secondo un’indagine del 2016 del Censis sulle scuole italiane, il 10% dei presidi ha dovuto affrontare casi di sexting (dove appunto gli adolescenti scambiamo foto o video sessualmente espliciti) e per il 18% dei dirigenti scolastici il sexting vede coinvolto tra il 5% e il 30% dei ragazzi. E il fenomeno si manifesta a un’età sempre più precoce. Secondo uno studio dell’osservatorio nazionale adolescenza, la pratica di scattare e condividere foto e video intimi coinvolge il 6% dei preadolescenti dagli 11 ai 13 anni, di cui il 70% sono ragazze, e circa un adolescente su 10 dai 14 ai 19 anni.

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