Chi ha paura del presepe?


Diversi atti vandalici hanno preso di mira i presepi allestiti all'aperto e, in particolare, il bambinello rubato o decapitato. Dopo le solite polemiche sulla laicità che non accetta il sacro in luoghi pubblici, ecco il volto violento del laicismo che ha non solo fastidio, ma come paura di vedere simboli religiosi. Perchè?
La cronaca degli eventi pubblicata su Avvenire:
Non si sono fermati nemmeno la notte di Natale, anzi. Si sono accaniti contro i presepi, uno scempio che ha interessato molte parrocchie con devastazioni, decapitazioni e furti di ogni genere. Unanime la condanna non solo dalle comunità ecclesiali, ma anche da quelle civili. 

L’Abruzzo è stato investito dal fenomeno vandalico da oltre una settimana. Prima il furto «sacrilego» del Bambinello rubato a Pratola Peligna, insieme ad alcune statue della Natività e, soprattutto, con lo sfregio alla Madonnina ritrovata con le mani spezzate. 

Poi, alcuni giorni fa, gli stessi identici atti di vandalismo a Giulianova, la cittadina del teramano adriatico da tempo controllata dalle forze dell’Ordine per il susseguirsi di casi che hanno lasciato segnali preoccupanti alla comunità durante tutto il 2017. Durante la notte di Natale, alcuni ignoti hanno completamente devastato l’albero di Natale costruito dai fedeli e dai bambini del centro aggregativo parrocchiale “Il pozzo di Giacobbe” a Villa Pozzoni, uno dei quartieri più popolati del comprensorio. Tutto il presepe che era stato allestito con una delicatezza unica dai fedeli è stato completamente trafugato dai malviventi, lasciando impietriti i fedeli per un gesto che definire incivile sarebbe nulla per la gravità dell’atto. 

L’ignoranza brutale di queste persone non si è fermata nemmeno dinanzi ad un Gesù bambino di colore. È accaduto a Viareggio, dove il primo cittadino Giorgio Del Ghingaro ha dato notizia del furto del Bambinello di colore nel presepe allestito dall’amministrazione comunale in piazza Mazzini: “Non ci crederete: dopo quello bianco, si sono fregati anche il Gesù Bambino nero”, ha scritto il primo cittadino sulla sua pagina Facebook.
In altro presepe, con statue a grandezza naturale, è stato distrutto dai vandali a Massa Pisana, in provincia di Lucca.
A Santarcangelo di Romagna, invece, nel mirino dei vandali è finita la chiesa della Natività di Montalbano: presepe devastato anche in questo caso e decapitazione della statua mariana. Resta l’indignazione di un vandalismo che lascia sgomenti tutti i fedeli, gesti blasfemi che rappresentano un’offesa a un simbolo in un momento in cui il mondo avrebbe bisogno solo di pace.
Un altro caso gravissimo si è registrato a Carpi, dove è stato decapitato il Bambino Gesù nel presepe della cattedrale. Il vescovo, monsignor Francesco Cavina, promette tolleranza zero nei confronti degli autori dell'atto vandalico e chiede: "A chi ha fatto del male quel Gesù Bambino per essere così profondamente danneggiato in quel modo?. Questo gesto ci amareggia molto: faremo davvero tutto il possibile per scoprire chi è il responsabile di questo atto ignobile. Ciò che mi conforta sono le tantissime manifestazioni ed espressioni di solidarietà che le persone hanno da subito dimostrato".
Il presule ricorda poi le parole di papa Francesco all'udienza generale sul fatto che in Europa è in atto uno 'snaturamento' del Natale: "Queste parole devono fare riflettere, perché l'insegnamento di Gesù Cristo e ciò che il Natale rappresenta sono patrimonio di tutti, indistintamente. Per questo, se da un lato conforta la spontanea vicinanza di moltissime persone, dall'altro lato preoccupa e dispiace il silenzio di tanti altri".
Sferzante è il commento, sempre su Avvenire, di Folena:
Erode? Un dilettante. Ai suoi tempi, i bambinelli si limitò a trucidarli. Se avesse scovato il presepe, quello autentico e originale a Betlemme, è difficile immaginare che avrebbe mozzato le mani a Maria e messi allo spiedo l’asino e il bue. La perfidia, al pari della stupidità di cui è stretta parente, ha dei limiti.
I novelli Erode che sguazzano nel pantano dell’italica idiozia natalizia, orgogliosi del proprio neurone solitario perduto nella scatola cranica, dei presepi invece fanno strame. Ieri riferivamo del Gesù Bambino sequestrato a Pratola Peligna, dopo aver frantumato le mani alla sua Mamma, che di sicuro avrà cercato di difenderlo. A Giulianova hanno invece trafugato il presepe per intero: Bambinello, parenti, amici e bestiame. A Viareggio agiscono i sequestratori seriali, mossi da qualche turba psichica: hanno fatto sparire tutti i Bambinelli, che erano bianchi. Nella remota ipotesi che avessero in uggia la pelle chiara, era stato messo nella mangiatoia un pargolo nero: scomparso pure quello. A Seregno il presepe era stato allestito sopra una barca di profughi. Sappiamo che taluni considerano certe scelte troppo audaci, ma che si arrivasse a ribaltare il natante era difficile immaginarlo. Anche se – il sol pensiero fa rabbrividire – c’è chi da anni proclama senza vergogna che proprio quella sarebbe la fine da far fare ai profughi «invasori»: affondarli.
Oggi dobbiamo riferire di almeno due nuovi casi di erodizzazione. I carnefici in azione nella Cattedrale di Carpi il Bambinello l’hanno decapitato. A Reggio Calabria invece hanno usato il fuoco, riducendo in cenere il presepe allestito in piazza Matteotti dagli scout Agesci del Catona 1, che l’avevano realizzato tutto con le proprie mani. Nulla avrebbe potuto provocare un rogo accidentale, l’incendio è sicuramente doloso.
Che fare? Verrebbe voglia di ingaggiare dei pastori (in Abruzzo ce ne saranno pure) armati di doppietta caricata a sale grosso e cani che annusino l’aria individuando in anticipo l’approssimarsi dei lupi. Ma di fronte a tanto scempio idiota riesce difficile scherzare: i novelli Erode, nel loro analfabetismo, non comprendono l’ironia, che quindi risulterebbe inefficace. E allora?
A Carpi il vescovo Francesco Cavina non nasconde la propria amarezza. E perché dovrebbe? «Faremo di tutto per scoprire chi è stato» sussurra, forse pensando a come si comporterebbe, non molto lontano da lì, don Camillo. E aggiunge, ritrovando calore: «Ciò che conforta sono le tantissime manifestazioni ed espressioni di solidarietà». Ma sì, a confortare dev’essere innanzitutto la consapevolezza che gli Erode restano una minoranza, purtroppo becera e baldanzosa, tanto da far molto più rumore dei miti. A Reggio Calabria il sindaco Falcomatà e il consigliere comunale Marra non intendono sminuire l’incursione degli incendiari: «Ragazzata o intimidazione che sia, l’episodio è comunque grave ed è necessario che tutti ci poniamo delle domande». Anche qui, come a Carpi, dopo quella cattiva arriva però la notizia buona: «Diversi cittadini hanno subito offerto la propria disponibilità per ricostruire il presepe, e questa sarebbe la risposta più appropriata rivolta a chi l’ha distrutto». La speranza e la condivisione resistono alle fiamme, anzi rinascono più forti.
Infine il commento de La Nuova Bussola Quotidiana:
Povero Gesù bambino, in questo Natale 2017 non se la passa troppo bene nei presepi. A Roma in piazza san Pietro è arrivata una “sex-estremista” del gruppo Femen, quelle che se ne vanno in giro per il mondo a seno nudo ché fa scena, per rapire il Bambinello dalla culla gridando “God is women”. In tante parrocchie italiane lo hanno messo dentro a qualche barcone di cartone o di legno, in ossequio al neorealismo politically correct. Ma a Carpi, che lo scorso 9 dicembre aveva inaugurato la seconda edizione di “Carpi città del presepe”, sono andati oltre.Il presepe che si trova sul sagrato della bellissima cattedrale della cittadina emiliana è stato brutalmente profanato con la decapitazione del bambino Gesù. Un gesto che si commenta da solo e il vescovo, monsignor Francesco Cavina, si chiede «a chi ha fatto del male quel Gesù Bambino per essere così profondamente danneggiato in quel modo?».Questi vandali e profanatori di Carpi sono recidivi, già l’anno scorso avevano rotto diverse statuine e rubato Giuseppe e Maria, tanto che lo scultore Romano Cornia si dichiara un po’ stanco e spera che si faccia il possibile per trovare questi furbetti di provincia. Gente che non conosce nemmeno il continente in cui abita il rispetto, un po’ come quei tre ragazzi di Bolzano che all’inizio di dicembre entrarono in un presepe del mercatino di Natale della città per farsi fotografare mentre mimavano un rapporto sessuale, uno con una pecora, uno con un Re Magio e la ragazza del gruppo si beveva un vin brûlé tenendo una scarpa direttamente su Gesù bambino. Più che furbetti, forse sotto i fumi dell’alcol, semplicemente imbecilli.«L’insegnamento di Gesù Cristo e ciò che il Natale rappresenta sono patrimonio di tutti, indistintamente», dichiara il vescovo Cavina. «Per questo, se da un lato conforta la spontanea vicinanza di moltissime persone, dall’altro lato preoccupa e dispiace il silenzio di tanti altri». E’ un silenzio assordante di moltissimi che vivono come se Dio non esistesse, tanti che festeggiano il Natale perché ci sono le ferie e almeno per questo dovrebbero ringraziare quelli che ancora ci credono. Per molti, infatti, parlare del rispetto dovuto verso la fede e la cultura che ha costruito, piaccia o no, le nostre radici storiche e sociali, è già troppo difficile e anche un po’ noioso. Altri poi, scientemente, attaccano i simboli della fede.Ai profanatori di presepi, ai distratti e agli indifferenti, restano le parole che Papa Francesco ha pronunciato ieri in piazza san Pietro: «Senza Gesù non c’è Natale; c'è un'altra festa, ma non il Natale. E se al centro c’è Lui, allora anche tutto il contorno, cioè le luci, i suoni, le varie tradizioni locali, compresi i cibi caratteristici, tutto concorre a creare l’atmosfera della festa, ma con Gesù al centro. Se togliamo Lui, la luce si spegne e tutto diventa finto, apparente».«La Chiesa», dichiarava proprio monsignor Cavina inaugurando “Carpi città del presepe”, «nella sua tradizione ha posto in evidenza come Gesù sia nato a mezzanotte, quando tutto è in silenzio. Il silenzio è importante per assumere le decisioni della vita, e avere la capacità di effettuare scelte vere e consapevoli». Se si trovassero i decapitatori di Gesù bambino gli si commini il massimo della pena: un ritiro spirituale in perfetto silenzio per tre giorni in qualche monastero di trappisti. 
Vedi anche: "E' un falso rispetto delle altre fedi e culture snaturare il Natale cristiano"

C'è infine il "Fuoco amico" di chi, pur di attaccare papa Francesco, se la prende anche con il presepe di piazza San Pietro. Ecco il commento su Vino nuovo:
 Omnia munda mundis. Tranne che in piazza San Pietro
di Roberto Beretta | 30 dicembre 2017 Altro che «Spelacchio», l'abete per cui la sindaca Raggi è stata pelata viva: qui sulla testa di Bergoglio pende l'accusa di eresia da stella cometa

presepe San Pietro

«Sessualmente suggestivo». «Gay friendly» «Anti-presepe»... È divertente, e insieme sconfortante, notare come - nella "guerra" imbastita intorno a Papa Bergoglio con metodi di screditamento cari al sistema politico - tutto fa brodo: anche il bue e l'asinello del presepe di piazza San Pietro.
La Natività vaticana 2017, donata dal santuario mariano di Montevergine presso Avellino, è dedicata alle 7 opere di misericordia corporale, che notoriamente annoverano - tra le altre - «visitare i carcerati», «seppellire i morti», «vestire gli ignudi». L'artista ha pensato appunto di rappresentarle all'interno di una classica rappresentazione napoletana, e mal gliene incolse: gli esteti infatti hanno manifestato «più di una perplessità, soprattutto per la raffigurazione di situazioni e personaggi ambigui e financo spettrali che sembrano contraddire la lieta novella dell'annuncio cristiano».
Personaggi ambigui?!? I detrattori ci girano intorno: orrenda quella «testa di un condannato che spunta dall'interno di una minuscola cella», brutto il «cadavere con un braccio penzolante che giace su una specie di lettiga» (ma che altro ci doveva essere, di grazia, se il tema sono appunto carcerati e defunti?), per non parlare della quinta di sfondo che rappresenta un pezzo di «cupola di San Pietro semidistrutta» (quasi non si sapesse che il genere del presepe napoletano si ambienta in un contesto di rovine classiche, colonne spezzate e muri sbrecciati...): tutto ciò prova che si tratta di «un anti-presepe per un'anti-chiesa ridotta a un cumulo di macerie morali e spirituali».
Altro che «Spelacchio», l'abete per cui la sindaca Raggi è stata pelata viva: qui sulla testa di Bergoglio pende l'accusa di eresia da stella cometa! Ma il peggio deve ancora venire: infatti il problema maggiore della Natività sanpietrina pare costituito da «una figura maschile praticamente nuda - citiamo da un sito americano - di cui gli spettatori hanno lamentato la posa languida, che ha portato molti a pensare a un tono vagamente omoerotico sulla scena»; un «"ignudo" ben palestrato - questo invece è un sito italiano ­- che sembra anelare ad altro che ad essere misericordiosamente vestito».
Capita l'antifona? Altro che omnia munda mundis: qui c'è chi vede il male persino nelle statue del presepe. Un altro blog tradizionalista nostrano (citando a rafforzo un sermone di san Bonaventura secondo cui la notte di Natale "tutti i sodomiti, uomini e donne, morirono su tutta la terra") esplicita: «Davvero inquietante questo presepio. C'è un uomo nudo coperto sulle parti intime da un panno. Egli non rappresenta uno stato di povertà, visto che si presenta come un attivo atleta da palestra, da fitness, con muscoli scolpiti e bene in vista, prospero e avvenente come un attore del cinema. Il protagonista attuale in piazza San Pietro è invece il macho»...
Risparmiamo le ulteriori indagini degli zelanti investigatori, che hanno scoperto come il santuario di Montevergine sia particolarmente frequentato da gay e trans, comunque il cerchio è chiuso: il presepe vaticano - una natività tradizionalissima, addirittura ispirata ai presepi settecenteschi - è in realtà la sporca manovra escogitata direttamente dal Papa per accreditare surrettiziamente tra i cattolici le lobby gay, il dettato gender, le regole Lgbt: «Il presepe meditato e studiato secondo i dettami e la dottrina di Papa Francesco non lascia indifferenti: esso sembra rappresentare con notevole verosimiglianza la profonda crisi valoriale e dottrinale di cui è preda la Chiesa al suo interno. Non a caso, nel presepe sono rappresentate solo le opere di misericordia corporale mentre sono del tutto assenti quelle spirituali, gerarchicamente superiori alle prime, quasi a significare l'appiattimento della Chiesa al mondo e la rinuncia a qualsiasi pretesa di superiorità morale».
Si capisce che, con pregiudizi del genere, qualunque scenario sarebbe passibile dei peggiori sospetti. Anzi, vogliamo suggerire noi stessi un altro dei grandi abusi papali: si tratta di una chiesetta posta nel bel mezzo del Vaticano e affrescata da un notorio omosessuale, che vi ha raffigurato un sacco di maschi seminudi e tra essi il Cristo, dipinto come un vigoroso palestrato! È la Cappella Sistina. Forza, andate a mettergli le braghe.

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