"I 5 LINGUAGGI DELL'AMORE" (Le regole dell'amore.8)

Ottava puntata di un percorso (sperimentato!) per adolescenti sul tema dell'affettività

Questa tappa è stata sviluppata in un ritiro di 3 giorni. Potrebbe offrire materiale per almeno 3 incontri. Al centro c'è un libro famoso, "I 5 linguaggi dell'amore" di Gary Chapman (Elledici, 1995).

PREMESSE:
Chi crede che l’amore possa essere per sempre? Chi lo spera e lo desidera?
Che cosa accade all’amore dopo il matrimonio o la convivenza? L’amore è destinato a svanire? Perché tante separazioni?
DIALOGO tra il consulente matrimoniale, autore di questo libro di successo, Gary Chapman, e un passeggero sconosciuto che si rivolge a lui in aereo.
Sentirsi amati è una necessità fondamentale per una persona, forse LA necessità. L’Amore è necessario come l’aria. Volendo descrivere questa necessità con una metafora Chapman immagina che dentro di ognuno di noi ci sia un “serbatoio emozionale”. Quando ci sentiamo amati il serbatoio si riempie e noi proviamo felicità; mentre quando viviamo una “carenza d’amore” il serbatoio si svuota e noi proviamo vuoto e dolore. Si cerca allora amore nelle sedi sbagliate e nei modi sbagliati. Ci si sente usati e non amati, tutto sembra buio, insensato.
DIALOGO con Ashley
A che livello è, da zero a  dieci, il mio serbatoio? Ci sentiamo amati in modo soddisfacente? Puoi tentare di spiegarne il motivo?
Ci possono essere “tre tappe” del percorso dell’amore:
  • 1.     La cotta (Mi piaci)
  • 2.     L’innamoramento (Ti voglio (bene))
  • 3.     L’amore autentico (Ti amo)

Per arrivare all’amore vero bisogna percorrere tutte e tre le tappe. Infatti, fermarsi alle prime due è riduttivo, non basta. Ciò non toglie che nella cotta e nell’innamoramento ci siano tanti aspetti positivi necessari per far sbocciare l’amore.
L’innamoramento è una esperienza emotivamente esaltante, ma dalla durata limitata (massimo tre anni?). Esiste un momento in cui dalle vette si cade improvvisamente a valle e la caduta è spesso dolorosa. Ci si illude che il sentimento sia eterno, che l’altra persona sia quella perfetta per noi. Poi ci si risveglia e le cose appaiono differenti, “reali”. Emergono desideri, emozioni, pensieri e modelli di comportamento differenti e spesso in contrasto. Questo può essere il momento di imparare ad amarsi “realmente”, senza l’euforia dell’innamoramento che ci da l’impressione di essere arrivati e di non dover più crescere perché tutto sembra perfetto.
L’innamoramento accade spontaneamente, amarsi è una scelta.
La seconda premessa del libro, oltre all’immagine del serbatoio, è che ciascuno di noi parli in lingue spesso differenti, a seconda di quella che ha appreso nell’infanzia. E che magari usi dialetti non sempre ben comprensibili dagli altri. Per questo possiamo “oggettivamente” essere amati (dai genitori, dagli amici, da un ragazzo/a), ma non sentire o non comprendere questo amore come amore. Possiamo, nel corso della nostra vita, apprendere nuove lingue, ma dobbiamo impegnarci ed esercitarci. Saremo comunque portati ad usare il nostro linguaggio principale e contemporaneamente dobbiamo imparare cos’è importante per lui/lei.
Domandiamoci ancora:
Ripensando alla nostra infanzia: ci sentivamo amati in modo adeguato dai nostri genitori? In che modo, principalmente, ci esprimevano il loro amore? Corrisponde in qualche modo con il vostro modo?
Condividete le premesse dell’autore? Avete fatto esperienza di come comunichiamo amore in modo differente e che questo fatto crea equivoci? Ci sono differenze tra il modo maschile e quello femminile di comunicare e chiedere amore?

I primi due linguaggi dell’amore
1-  PAROLE DI RASSICURAZIONE o di incoraggiamento
«Un complimento mi fa vivere due mesi» (Mark Twain). Un modo che molte persone hanno di sentirsi amati passa attraverso l’ascolto di parole costruttive. La persona che deve comunicare con chi ha questo linguaggio come “canale” prioritario deve esprimere con sincerità il suo apprezzamento verso l’altro, quello che è, quello che fa e quello che può fare. I complimenti verbali sono potenti mezzi per comunicare amore. Uno dei bisogni umani più profondi è quello di sapersi apprezzati: fare complimenti all’altro non è adulazione, ma un modo per fargli capire quanto lo stimiamo.
Proverbi 15,23: É una gioia per l’uomo saper dare una risposta, quanto è gradita una parola detta a suo tempo.
Proverbi 12,25: l’affanno deprime il cuore dell’uomo, una parola buona lo allieta.
Tutti noi in qualche ambito ci sentiamo insicuri, la nostra mancanza di coraggio ci impedisce a volte di compiere quelle azioni positive grandi e piccole che vorremmo fare. Le parole di stima ci fanno sentire migliori e, attraverso questi giudizi positivi che arrivano dall’altro, noi cogliamo che ci vuole bene.
Bisogna imparare a usare PAROLE GENTILI, PAROLE UMILI (“Permesso, scusa e grazie”). Le parole gentili sanno guardare le cose con uno sguardo benedicente. Le parole umili fanno domande, non formulano pretese. Con una domanda umile esprimiamo i nostri desideri e attiviamo la libertà dell’altro. E’ importante anche il TONO DI VOCE che si usa, più che le parole che usiamo[1]. “Una risposta gentile allontana l’ira”. Rispondere al male ricevuto con altro (o maggiore) male, aumenta solo la guerra e il male reciproco.
Quando ci sentiamo rivolgere parole di rassicurazione siamo molto più incentivati a ricambiare. Quando ci sentiamo incoraggiati acquisiamo fiducia in noi stessi, nelle nostre potenzialità. Ma non per fare qualcosa che vorremmo noi, ma per sviluppare un interesse che già ha[2].
DIALOGO CON UNA SIGNORA (p.29) e storia di Allison (p.31)
Ognuno vede meglio gli aspetti negativi dell’altro e così sembra in disaccordo su quasi tutto. La chiave del cambiamento consiste nell’esprimere verbalmente il proprio apprezzamento per ciò che ci piace dell’altro e nello stesso tempo cessare le critiche e i rimproveri.
Dobbiamo imparare cosa è importante per l’altro.
Dobbiamo imparare ad esprimere i nostri sentimenti, ciò che ci ferisce per aiutare l’altro a comprenderci, non per rivalsa o spirito critico[3]. Dobbiamo imparare ad esprimere i nostri desideri non come pretese, ma come domande, come indicazioni.
Occorre metterci nei panni dell’altro e vedere gli avvenimenti attraverso i suoi occhi: la nostra percezione non è l’unico modo logico di interpretare ciò che è accaduto.
Dobbiamo imparare a perdonare, a chiedere scusa; non rivangare continuamente gli errori del passato, i torti subiti[4]. Nessuno di noi è perfetto e nessuno compie sempre la cosa giusta o migliore. Dagli sbagli dobbiamo imparare. Non possiamo cancellare il passato, ma possiamo accettarlo come storia: oggi possiamo scegliere di vivere liberi dagli errori commessi ieri.
DIALOGO CON BILL e BETTY (p.38)+ 43
2-  MOMENTI SPECIALI
Per alcuni i complimenti non sono sufficienti: hanno bisogno di trascorrere “bei momenti”: desiderano che l’altro dedichi loro tempo in particolari momenti e una attenzione senza riserve. Sono i momenti di qualità: parlare insieme in salotto, fare una passeggiata, andare a mangiare fuori, girare per negozi, visitare una mostra, andare ad uno spettacolo…
Con momenti speciali si intende la disponibilità a offrire la piena attenzione. STARE INSIEME, non tanto per fare o produrre qualcosa, ma per creare il senso dello stare insieme, per prendersi cura del legame che unisce. Quando dono all’altro il mio tempo, gli dono una parte della mia vita.
Fare di vero cuore qualcosa che l’altra persona ama fare. L’importante è dedicarsi tempo, sono le emozioni che si creano che sono importanti, non tanto quello che si fa. Si può avere tutto in comune e non vivere in comunione.
Un dialetto individuabile è sicuramente la CONVERSAZIONE DI QUALITÀ. Perché non obbligarsi a sedersi e ascoltarsi, almeno una volta al mese o, meglio, alla settimana?
STORIA DI PATRICK (p.48)
I momenti speciali richiedono la disponibilità a esprimere se stessi, a comunicare i sentimenti, a mettere in contatto l’intimo di noi stessi. È importante imparare ad ascoltare e a dare un nome ai propri sentimenti. 
Tipologie di personalità. Ci possono essere delle persone «Mar Morto»[5] oppure «Ruscello che mormora». Nel primo caso c’è molta riservatezza, poche parole, molto silenzio e capacità di ascolto. Nel secondo caso invece c’è la gioia di condividere tutto il proprio vissuto emotivo.
E’ importante imparare a parlare esprimendo i propri sentimenti. Alcuni non sono abituati a farlo e l’altro può avere la sensazione di non riuscire a conoscerlo, ad entrare nel suo intimo. Scrivetevi ogni 3 ore le sensazioni che provate durante la giornata e poi condividetele in un momento dedicato a questo scambio (almeno 3 situazioni che ha sperimentato nella giornata: è la “necessità minima giornaliera”). In particolare, evocare i ricordi d’amore è un eccellente carburante per il nostro serbatoio affettivo.
Ecco qualche consiglio pratico: mantenere il contatto visivo con l’altro quando parla; non fare altre cose mentre lo si ascolta; cercare di capire i suoi sentimenti; osservare il linguaggio del corpo, che a volte esprime cose diverse da quelle dette; infine, evitare di interrompere!
Attività: si pesca un nome e, a rotazione, si cerca un pregio di quella persona.

I secondi due linguaggi dell’amore

3-  RICEVERE DONI
In tutte le culture i doni sono importanti e carichi di simboli. Fin dai primi anni di vita i bambini offrono doni ai genitori, quindi questo canale è connaturato alla persona in modo quasi più istintivo del linguaggio.
Non è importante il valore monetario del dono, ma l’emozione che può suscitare. Il suo peso d’amore non è direttamente collegato al costo.
Un dono è qualcosa che noi possiamo prendere in mano e dire: “Chi l’ha scelto ha pensato a me”.
Consideriamo bene il rapporto tra dono e denaro senza cadere negli estremi dello spreco o di uno spirito critico e soffocante. Acquistare doni è sempre il miglior investimento da fare.
Un dono essenziale è il dono di se stessi legato alla presenza fisica. Ad esempio nei momenti di crisi il dono della presenza fisica è quello più importante. “Mi sei stato vicino/a”. Ma è opportuno anche chiedere esplicitamente tale presenza.
DIALOGO CON JAN (p.64) e con JIM e JANICE (p.69)
4-  GESTI DI SERVIZIO
Se sono fatti in spirito positivo, i servizi possono essere autentiche espressioni d’amore: cucinare, sparecchiare, lavare i piatti, innaffiare i vasi, lavare la macchina, riordinare la cantina, ridipingere una stanza…
DIALOGO CON MARY e MARK (p.73)
Per imparare questo linguaggio, dovremmo forse rivedere e correggere alcune abitudini familiari e alcuni stereotipi sociali (si segue inconsciamente il modello dei propri genitori). Se ognuno dei due ha un’idea diversa dei ruoli sociali dell’uomo e della donna, allora ciascuno deve essere disponibile ad esaminare e, se necessario, cambiare certi modelli per poter meglio esprimere l’amore.
Attenzione però a non diventare zerbini, ma persone che si mettono al servizio dell’altro per amore: non per timore, non per sensi di colpa (manipolati dall’altra persona), ma per amore: “Ti amo troppo per consentirti di trattarmi così. Non è giusto né per te, né per me”.

Il 5° linguaggio: IL CONTATTO FISICO
Nello sviluppo del bambino il contatto fisico è fondamentale. Il contatto fisico è anche un fortissimo veicolo per comunicare amore nella coppia. Per le persone che hanno questo linguaggio come lingua madre l’assenza di contatto è percepita come non essere amati.
Il contatto fisico non è da identificarsi solo con i rapporti sessuali e i gesti erotici; anzi le persone che privilegiano questo “canale” percepiscono amore attraverso tutta la gamma della gestualità: l’abbraccio, il tenersi per mano, una semplice carezza. Il tatto è il senso più esteso di tutti. È importante poi mettere insieme gesto e parola perché ognuno rafforza l’altro e soprattutto perché molto spesso il linguaggio corporeo può essere ambivalente e lo stesso gesto può comunicare o vicinanza o violenza.
TESTIMONIANZA DI PETE E PATSY, p.93
COME SCOPRIRE IL PROPRIO LINGUAGGIO D’AMORE PRINCIPALE
Per scoprire il linguaggio d’amore che ci è più familiare, chiediamoci:
1) Che cosa mi ferisce di più in quello che l’altro fa o omette di fare? L’inverso corrisponde probabilmente al linguaggio d’amore più espressivo per me.
2) Che cosa rimprovero più spesso all’altro? Probabilmente è ciò che dà meglio a me la sensazione di essere amato/a.
3) Come esprimo generalmente il mio amore all’altro? Questo è indicativo del linguaggio d’amore che mi è più consono.
Fate un elenco dei vostri principali linguaggi d’amore. Condivideteli con gli altri

L’AMORE E’ UNA SCELTA
Come fare ad amare una persona quando questa ci ha feriti, delusi, fatto arrabbiare… quando proviamo per essa sentimenti più di odio che di amore?
Possiamo sempre scegliere! Scegliere se continuare ad odiare, se rinunciare al suo amore, se offrirgli una nuova opportunità. Non possiamo tornare indietro, possiamo soltanto cercare di rendere diverso il futuro. L’amore non cancella il passato, ma rende diverso il futuro.
DIALOGO DI BRENT e BECKEY (p.107)
L’innamoramento è istintivo, non richiede atti di decisione e soddisfa temporaneamente il nostro bisogno emozionale d’amore. Scesi da quelle vette rischiamo di non sentirci più amati e dunque di sentirci svuotati. Voler amare dipende da me: scoprire e imparare il linguaggio dell’altro permette all’altro di sentirsi amato e lo spingerà a corrispondervi.
Che cosa fare se non ci risulta spontaneo amare e amare con quel linguaggio? Provarci comunque! Non ci viene sempre spontaneo alzarci dal letto, ma lo facciamo perché riteniamo di dover fare qualcosa di importante.
L’AMORE FA LA DIFFERENZA
DIALOGO CON Jean e Norm (p.117)
AMARE CHI NON CI AMA
Fin qui si è parlato di reciprocità di amore. Ma se dall’altra parte c’è il rifiuto a contraccambiare il nostro amore? Prima di cercare qualcun altro può valer la pena di provare a vivere quanto Gesù ci ha indicato nel brano di oggi e ha vissuto nella sua esistenza.
Testimonianza di Ann (p.124)
Se siamo gentili e amabili nei confronti degli altri, possiamo sperare di essere trattati così anche dagli altri. Non si tratta di manipolare gli altri, ma di fargli abbassare le difese, farli sentire di essere amati nonostante il loro comportamento negativo, senza condannare o recriminare.
Se affermiamo di provare sentimenti che in realtà non proviamo, siamo ipocriti… Se invece compiamo un atto d’amore finalizzato al bene o alla gioia dell’altra persona, compiamo semplicemente una scelta. Una cosa è l’amore come sentimento e l’amore messo in pratica. Non agiamo spinti dalle emozioni, ma per decisione che questa sia una cosa buona e giusta per me e per gli altri. Di certo non proviamo sentimenti affettuosi nei confronti delle persone che ci odiano. Non sarebbe normale. Possiamo però compiere atti d’amore nei loro confronti. Questa è semplicemente una scelta. Speriamo che questi atti d’amore determinino un effetto positivo sull’atteggiamento di quelle persone.
Dio ci offre il modello, la motivazione e la forza per amare anche coloro che non ci amano.
(FONTE)


[1] L’affermazione: “Sarei felicissimo di lavare i piatti, stasera”, pronunciata con tono stizzito o sarcastico, non sarà percepita come un’espressione d’amore.
[2] Esempio del marito che “incoraggia” la moglie a perdere peso. Rischia di fare la predica o di farla sentire inadeguata (“non gli piaccio perché sono grassa”). Solo se esprime il desiderio di perdere peso allora ha senso incoraggiarla.
[3] “Mi sono sentita delusa e ferita perché non mi hai offerto in tuo aiuto in questa occasione”
[4] In nome della “GIUSTIZIA” si condanna l’altro comportandoci con lui allo stesso modo (o peggio) facendogli pagare il suo errore con parole di risentimento, amarezza o vendetta, ma così l’intimità diventa impossibile. Solo il PERDONO concede di rinnovare il proprio amore e di farlo diventare più maturo.
[5] È stato notato un fenomeno curioso. Il fiume Giordano, nel suo corso, forma due mari: il mare di Galilea e il mar Morto, ma mentre il mare di Galilea è un mare brulicante di vita e tra le acque più pescose della terra, il mar Morto è, appunto un mare “morto”, non c’è traccia di vita in esso e intorno ad esso, solo salsedine. Eppure si tratta della stessa acqua del Giordano. La spiegazione, almeno in parte, è questa: il mare di Galilea riceve le acque del Giordano, ma non le trattiene per se, le fa defluire in modo che esse possano irrigare tutta la valle del Giordano. Il mar Morto riceve le acque del Giordano e le trattiene per se, non ha emissari, da esso non esce una goccia d’acqua. È un simbolo. Non possiamo limitarci a ricevere amore, dobbiamo anche donarlo. 

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