Natuzza Evolo: a 10 anni dalla sua morte ancora polemiche


C'è chi l'ha osteggiata in vita, credendo che le sue visioni fossero false o frutto di malattia mentale, e chi la osteggia anche in morte, ora che è "Serva di Dio" ed è avviata la causa di beatificazione. Da una parte abbiamo il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Luigi Renzo, che a luglio ha soppresso la Fondazione voluta da Natuzza ( “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”dall'altra la Fondazione che, con le offerte di tanti fedeli, ha costruito a Paravati la grande chiesa del complesso la Villa della Gioia, pronta da tre anni ma non ancora consacrata. Lo scontro ha portato alla decisione della Fondazione di non celebrare una Messa nella spianata della Chiesa che conserva il corpo di Natuzza, ma solo un Concerto e un "mercatino", mentre sarà il Vescovo a celebrarne il ricordo con una Messa solenne in Cattedrale.


il-gesu-di-natuzza-di-luciano-regolo_cover
Per conoscere la vita di Natuzza abbiamo solo l'imbarazzo della scelta: una pagina wikipedia, una su cathopedia, una sul sito Santiebeati; abbiamo il sito della Fondazione e una pagina facebook
Per i 10 anni dalla morte l'editrice San Paolo ha pubblicato un ennesimo libro su di lei: Luciano Regolo, Il Gesù di Natuzza, Edizioni San Paolo 2019, pp. 224, euro 15,00
Lo stesso Regolo ha già pubblicato per Mondadori i best-seller: Natuzza Evolo. Il miracolo di una vita (2010), Natuzza amica mia (2011), Il dolore si fa gioia: Padre Pio e Natuzza. Due vite, un messaggio (2013), Le lacrime della Vergine (2014) e Dove la Madonna parlò a Natuzza (2014).

«VI RACCONTO MIA MADRE NATUZZA»

31/10/2019  Dal nuovo libro del condirettore di Famiglia Cristiana Luciano Regolo intitolato "Il Gesù di Natuzza" (Edizioni San Paolo) pubblichiamo la commovente testimonianza di Salvatore Nicolace, primogenito della grande mistica calabrese scomparsa il primo novembre di dieci anni fa

Salvatore Nicolace è un uomo di poche parole. In questo, ma anche in tante altre cose, come lo sguardo “parlante” o la generosità istintiva, somiglia parecchio alla madre, Natuzza. Ne ho raccolto la testimonianza preziosa – poiché come figlio maggiore della mistica, nato nel 1945, i suoi ricordi affondano lontano nel tempo – soltanto nel maggio 2019, dopo un decennio di amicizia. Il racconto di Salvatore è semplice, ma estremamente vivo, ed entra immediatamente nel cuore, rispondendo a quesiti e accendendone altri. In ogni caso, è uno spaccato efficace in sé, più di tante “elucubrazioni”, per comprendere come la Evolo abbia combinato, nel quotidiano, la sua dimensione di madre di cinque figli dedita alla famiglia e il ruolo di missionaria d’amore, l’amore di Gesù che ha proiettato su chiunque Gesù le abbia messo sul cammino. La prima immagine di mia madre, che mi torna alla memoria, risale a quando avevo sei-sette anni. La rivedo come una bella donna, con i capelli corvini raccolti in treccia. Si andava insieme a prendere l’acqua per poi portarla a casa, e io mi sentivo fiero di aiutarla. Ogni mattina, poi, la accompagnavo presto a Mileto, dove andava a Messa. Non capivo perché dovessimo fare tanta strada a piedi, quando c’era la chiesa a Paravati. Un giorno le chiesi se c’era qualcosa che non andava con il parroco, e lei: “No, ci fa bene camminare”. Se avesse percepito qualcosa, tanto non me lo avrebbe detto… In ogni caso, ancora oggi non so il perché di quella scelta. Quando veniva il parroco a benedire la casa, siccome non avevamo tante provviste, ci lasciava quattro uova tra quelle che gli avevano donato altre famiglie; noi non avevamo la gallina. E lei ringraziava sempre il Signore. Sempre in quel periodo, attorno ai miei sette anni, mia madre mi spiegò che lei “era un po’ la mamma di tutti” e perciò avrei dovuto avere pazienza perché doveva dedicarsi anche agli altri, per amore di Gesù. “Perciò quanti fratelli ho?”, le chiesi io, mentre gli occhi mi si riempivano di lacrime: “Tutto il mondo”, rispose lei con un bellissimo sorriso. Ogni sera recitavamo in casa il Rosario e, una volta alla settimana, quello Perpetuo con le 15 poste [negli anni Cinquanta non c’erano ancora i Misteri della Luce, introdotti da san Giovanni Paolo II, ndr]. Venivano tante altre persone anche da fuori Paravati. Fu una di quelle sere che vidi per la prima volta la mamma perdere i sensi. E io, che ero un bambino, mi preoccupai moltissimo, pensai che stesse male. Cadeva, invece, in una sorta di catalessi durante la quale parlava con voci diverse. Nessuno evocò mai delle entità, ma i defunti si presentavano per dire qualcosa ai loro cari, qualcosa che li avvicinava alla fede e alla preghiera o li faceva riflettere su come le cose terrene fossero di breve durata, mentre bisognava privilegiare l’anima che invece dura per sempre. C’era sempre il medico condotto del paese, il dottor Giuseppe Domenico Valente, che prendeva fitti appunti su un quaderno. Quando c’era lui, si presentavano defunti di una certa cultura, gente che in vita era istruita o addirittura dotta. Ovviamente il loro linguaggio forbito colpiva moltissimo visto che la mamma era analfabeta. Tra queste Dante Alighieri, Benedetto Croce o Pasquale Enrico Murmura, poeta vibonese d’ispirazione dannunziana, il medico santo Giuseppe Moscati, santa Teresina di Lisieux. Talvolta assistette anche un altro medico dallo stesso cognome, Nicola Valente, di Mileto, che poi scrisse un libro, pubblicato nel 1950, dal titolo, Natuzza Evolo, la radio dell’altro mondo.
Le voci dell’altro mondo richiamarono frotte di persone, anche medium di fama o fanatici dell’occultismo, che si precipitarono dalla giovane Natuzza, certi che fosse una di loro, ma poi, dopo averla incontrata, se ne andarono delusi, oppure cambiarono del tutto atteggiamento verso l’aldilà, non cercando più segnali e responsi spettacolari, ma la strada migliore per vivere “la vita che verrà” attraverso la fede e l’amore per Dio1. Prosegue il racconto di Salvatore Nicolace: Mi ricordo che una volta eravamo da soli a casa tra di noi, in famiglia con la mamma e il papà e, dopo che attraverso le labbra di mio padre aveva parlato “Donna Francisca”, un’anziana del paese defunta, sentimmo una voce dolcissima: “Io sono santa Rita”. Mi rimproverò perché non andavo tutte le domeniche a Messa, raccomandandomi: “Tu devi essere d’esempio, guarda la tua mamma”. A quel punto, intervenne papà e disse: “Fate bene a rimproverarlo”. E la voce, ferma: “Zitto, tu che sei un peccatore!”. «A proposito degli eventi straordinari che hanno scandito la mia infanzia», prosegue Salvatore, mi ricordo che, attorno ai cinque-sei anni, eravamo con mio fratello Antonio sul lettone e ho visto avvicinarsi a me il volto di un bambino con gli occhi grandi, grandi, che mi sorrideva. “Lasciami in pace, per favore”, esclamai, piuttosto spaventato. E la visione scomparve. Lo dissi alla mamma e lei mi spiegò con molta semplicità che era Giorgio, il figlio della zia Maria Angela, morto da piccolo, che “aveva fatto una visita a tutti gli zii e i cugini”. La mamma smise di cadere in quelle sorte di trance nel 1960 e non sentimmo mai più parlare i defunti. Ci dissero: “Questa è l’ultima volta che veniamo, torneremo quando sarete tutti riuniti”. Non comprendemmo il senso di questa espressione. Da allora, una sera alla settimana, tutto il paese si riversava in casa nostra per la preghiera, c’erano i capannelli di persone fuori dalla porta e lungo tutta la via, ma non succedeva niente. Poi pensammo che intendessero una particolare occasione familiare, come il Natale, la Pasqua o un matrimonio in cui si cercava di riunire tutta la parentela. Ma anche questa “prova” si rivelò vana. Ricordo che in casa si diceva: “Si vede che non siamo degni”. Oggi, i miei fratelli e io siamo convinti che con quelle parole, “quando sarete tutti riuniti” si alludesse a qualcosa di molto più grande e profondo, forse la “resurrezione dei morti e la vita che verrà” del Credo cattolico. Va sottolineato, peraltro, che, proprio, quando scomparvero le manifestazioni dirette dei defunti, si acuirono le sofferenze mistiche di Natuzza e si estesero e divennero più evidenti le stigmate. Né, d’altronde, la Evolo smise, nel quarantennio successivo, di ricevere dai “trapassati”, attraverso gli angeli, messaggi da riferire a chi andava da lei, a Paravati. Migliaia di persone testimonieranno di aver avuto, attraverso dettagli inequivocabili, la certezza che i cari scomparsi fossero vivi in Dio e continuassero ad amarli e a seguirli dal cielo, traendo da questa sensazione, non solo sollievo per il lutto, ma anche uno sprone a riappropriarsi intimamente della fede. Continua Salvatore Nicolace: Un altro episodio che mi è rimasto particolarmente impresso risale a quando avevo 11 anni. Era il dicembre 1956, e mio fratello più piccolo, Francesco, che tutti in casa chiamiamo Franco, ad appena otto mesi fu colpito da una grave forma di gastroenterite per via di un virus che si era propagato in tutta la zona. Il medico di famiglia, Giuseppe Domenico Valente, provò diverse terapie, ma nessun farmaco sembrava avere effetto. A un certo punto, come ultimo, disperato tentativo, gli praticò una flebo con una soluzione potente, usata anche dai veterinari contro le infezioni batteriche che si diffondevano tra le mucche. “Tanto, male non gli fa”, spiegò ai miei genitori. Ma neppure questo rimedio funzionò e la sera, verso le 22.00, comunicò ai miei genitori che Franco era deceduto. Papà piangeva e mi disse: “Vieni con me”. Scendemmo insieme nella sua falegnameria, dove già da un anno andavo ad aiutarlo a intagliare, quando realizzava cassapanche o altri lavori artigianali.
Si mise subito all’opera per fare una piccola cassa per il suo bambino. La zia, Maria Angela, sorella di papà, aveva portato un vestitino nuovo per lui. Risalimmo a portare la cassa verso la mezzanotte. Alle 2.00 del mattino, mentre eravamo lì con tutti gli altri parenti e la mamma pregava muovendo le labbra in silenzio, inginocchiata, papà avvicinatosi alla bara, gridò: “Natuzza, Natuzza il bambino si muove! Sta respirando!”. Ed era davvero così: i miei fratelli e io vedemmo Franco drizzarsi, tutti gridarono di gioia. Qualcuno disse che era stata una morte apparente, ma non era così. Infatti, il più stupito fu il medico Valente che ne aveva dichiarato il decesso. Mamma non diede segno di eccitazione, non si lasciò andare ad alcuno sfogo, continuò a pregare come prima, per lei era come se non fosse accaduto nulla di straordinario. Aveva un’incrollabile fiducia in Dio. Poi le uniche parole che disse furono: “È stato un miracolo”. E, ulteriormente incalzata da noi tutti, aggiunse, che aveva invocato sant’Antonio di Padova, il quale aveva ottenuto la “guarigione” di Franco da Gesù con l’intercessione della Vergine. È curioso notare una certa analogia tra questo episodio e quello vissuto da san Francesco di Paola, patrono della Calabria, particolarmente caro a Natuzza sin dall’infanzia. Il fondatore dell’Ordine dei Minimi aveva un nipote, Nicola, figlio della sorella Brigida, che gli aveva manifestato il desiderio di abbracciare con lui la vita religiosa, ma la madre non glielo aveva permesso. Un giorno cadde ammalato e morì. Se ne celebrò il funerale nella chiesa di Paola costruita da Francesco ma, quando fu l’ora di tumulare il feretro, il santo, vedendo lo strazio della sorella, le chiese: “Se tornasse in vita, lo ostacoleresti ancora nella sua volontà di consacrarsi al Signore?”. Brigida, in lacrime, gli rispose che, pur di vederlo felice, avrebbe accolto gioiosa ogni sua scelta e che rimpiangeva la durezza con cui aveva trattato il figlio in passato. San Francesco, allora, ordinò che il corpo di Nicola fosse portato nella sua cella. Davanti al cadavere pregò e gemette a lungo. Infine uscì con accanto Nicola, vivo e allegro, che abbracciò la madre. Di lì a breve il giovane prese i voti2. «Ogni anno», continua nei suoi ricordi Salvatore, la mamma come si usava allora preparava la conserva di pomodoro e anche le melanzane sott’olio. Quand’era in attesa di Francesco avevamo anche qualche gallina, un cane lupo che avevano regalato a papà a Palmi, e una capretta. Il cane aveva un’aria feroce e ringhiava a chiunque si avvicinasse. Solo mia madre, nonostante avesse avuto sempre un certo timore dei cani, poteva avvicinarsi a dargli da mangiare, perché, appena la vedeva, si placava all’istante. A un certo punto, i miei lo diedero allo zio Ciccio perché lo portasse nella sua casa in campagna: non potevamo più tenerlo perché divorava le galline. Pure la capretta si comportava in modo strano, quando la mamma doveva mungerla, lei, spontaneamente, balzava su un tavolino, in modo che non facesse fatica ad abbassarsi, dato che era incinta. Una volta, poi, lasciò di sasso tutti i presenti, perché in falegnameria, davanti al camino, raspando con la zampetta compose in modo nitido la scritta “Ave Maria”. I figli di Natuzza si accorsero solo casualmente che lei era in grado di girare a mani nude i peperoni mentre si arrostivano sulla brace o quanto stava cuocendo nel forno, senza riportare alcuna scottatura. Anna Maria la sorprese diverse volte a chiedere a Gesù, mentre sbucciava i piselli, che per ciascuno di essi salvasse un’anima, e ripetere la stessa preghiera mentre raccoglieva gli aghi di pino caduti davanti alla casetta in cui alloggiava in Sila nel mese di agosto. Anche questo intenso e misterioso rapporto della Evolo con la natura in tutte le sue componenti, il senso innato di cercare e riconoscere il Creatore nel creato, entrando in un’armonia imperscrutabile con tutto ciò che aveva intorno, richiamano alcuni tratti tipici di san Francesco di Paola: basti pensare ad alcuni famosi episodi della sua vita, riportati nelle testimonianze raccolte durante il processo di canonizzazione.
Come quello di “Martinello” un agnellino al quale era affezionatissimo che preso, arrostito e mangiato da un gruppo di uomini che lavoravano a un cantiere nel convento, egli riportò in vita imponendo le mani sulle ossa e gli avanzi rimasti nel forno. Senza contare il passaggio dello Stretto di Messina “a bordo” del proprio mantello assieme ai confratelli con cui andava ad aprire una nuova comunità a Milazzo, poiché nessun barcaiolo aveva voluto trasportarli; o, ancora, la meraviglia del messo papale venuto a indagare sui suoi prodigi vedendolo prendere carboni ardenti in mano; o di re Ferdinando I d’Aragona, nel 1481, quando spezzando il santo una moneta d’oro in due, ne uscì del sangue, mentre diceva: “Sire, ecco di che cosa è pieno questo denaro!”. Nel 2005, da uno dei dialoghi mistici di Natuzza con Gesù, fra l’altro, riaffiorò un singolare dettaglio che lei aveva taciuto a lungo. Il Signore infatti le appare dicendole: «Amore mio, perché piangi? ti ricordi quando hai accarezzato un passerotto morto ed è ritornato in vita? [...] Tu fai rinascere le persone morte nel profondo, dal peccato...»3. Dettando queste parole al registratore per la trascrizione del colloquio, Natuzza fu costretta ad ammettere che aveva avuto così la conferma di uno strano episodio accadutole quand’era piccola e, in campagna, avendo trovato un passerotto a terra che non dava più segni di vita; si era commossa fino alle lacrime e l’aveva preso con tenerezza tra le mani. Di colpo, però, l’uccellino aveva spiccato il volo, allegro e pieno di vita, proprio come lei aveva desiderato di vederlo... «Sempre al periodo in cui avevo 11 anni», continua Salvatore, risale un altro fatto che attirò molto la mia attenzione. Una gallina, appena la mamma si avvicinò a lei fece un uovo sul cui guscio ben visibili erano tracciati i contorni di un’ostia consacrata con il monogramma del nome di Gesù, IHS, e una croce, un disegno molto simile a quello ricorrente nelle emografie che si componevano su fazzoletti e biancheria a contatto con la mamma. Finché i miei fratelli più piccoli non sono cresciuti, cercavo di aiutare la mamma, sempre impegnata ad ascoltare e confortare le persone che venivano, occupandomi di loro facendoli giocare. Antonio, che è quello più vicino a me d’età, non si accontentava mai. Mi ricordo di quando lo facevo volteggiare usando una coperta, oppure di quando lo portavo in giro con una carriola che ci aveva fatto papà. Ogni tanto accadeva qualche “incidente” che per fortuna finiva bene e, quindi, mamma e papà ridevano. A Franco e Angela che erano i più piccoli ho fatto ancora di più da baby sitter; avevo anche imparato a stirare per dare una mano alla mamma, a stendere la biancheria lavata, fin quando poi, a diciannove anni, non sono partito per il servizio di leva militare. Le scuole medie le ho frequentate a Mileto, le superiori a Vibo Valentia, dove ho frequentato la Ragioneria. Ebbene, nonostante la mamma fosse presa dalla sua opera e, ripeto, non avesse mai studiato, ha seguito tutti noi nel percorso scolastico, andava a parlare con i professori, ci spronava a fare i compiti. Mi ripeteva: “Ricorda che l’insegnante ha sempre ragione”. Quindi, con lei era inutile trovare scuse, o dire che un cattivo voto era dovuto alla scarsa simpatia di un docente nei miei confronti. Un giorno, poi, avevo marinato le lezioni ed ero andato a giocare a carte; a un certo punto vidi arrivare e mia madre di corsa, tutta trafelata, con una bella verga in mano. “Vai a studiare!”, mi disse. L’angelo l’aveva avvertita che mi trovavo lì e lei si era precipitata. Era come se il suo mettersi al costante servizio del prossimo fosse ricompensato da questi aiuti del cielo nella vita domestica. I fratelli di Salvatore mi raccontarono di averla vista più volte parlare con persone che avevano bisogno e, nello stesso tempo, entrando in cucina, trovarla lì tra i fornelli. Angela mi riferì che un giorno che aveva aiutato l’intera mattinata la mamma e alcune devote a pulire la cappellina con la statua della Madonna, il padre, Pasquale, tutto contento le disse: «Finalmente la mamma ha dedicato un po’ di tempo anche a me, siamo stati assieme tutta la mattina».
Racconta ancora Salvatore: A Pasqua, il mio compito, era battere a macchina quanto la mamma aveva dettato durante i 40 giorni della Quaresima ad Anna Maria che scriveva tutto a mano: i messaggi di Gesù e della Madonna, come avvenivano le apparizioni e che cosa mia madre vedeva di volta in volta. Poi dovevo portare il dattiloscritto al vescovo di Mileto-Nicotera- Tropea, monsignor Vincenzo Di Chiara, e attendere se autorizzava a diffonderne il contenuto integralmente o se invece bisognava ometterne delle parti o non diffon- derlo. Quest’ultima eventualità non si è mai verificata, il vescovo diede sempre il suo assenso per distribuire la totalità del dattiloscritto e solo in rare occasioni fece qualche osservazione. Prima che io battessi a macchina, a partire dal 1965, si distribuiva il manoscritto di Anna Maria in ciclostile. C’erano anche dei messaggi in cui Gesù rimproverava i sacerdoti; allora una volta chiesi alla mamma: “Ma si possono portare al vescovo?”. E lei: “Non sei tu o io a decidere”. Non aggiunse altro. Se il vescovo non avesse dato il suo permesso, lei ne avrebbe di certo rispettato la volontà. Dal 18 agosto 1970 iniziai a lavorare a Messina e quindi a Paravati andavo una volta al mese con la mia auto. Un giorno mia madre mi disse: “Non venire più di venerdì perché la Tentazione mi fa vedere la tua figura sfracellata sull’asfalto. Perciò o vieni due giorni prima, il giovedì, oppure il sabato. Il diavolo per farle paura e spaventarla le faceva credere che io avrei avuto un incidente stradale durante il viaggio, oppure che avrebbe fatto in modo che mi capitasse, e il venerdì non vedeva l’angelo che avrebbe potuto fugare la sua ansia. Una volta che la mamma venne a Messina con me, l’accompagnai da padre Giuseppe Tomaselli, il salesiano che poi sarebbe diventato suo direttore spirituale.
A Paravati, arrivando il sabato quasi all’ora di pranzo e andando via la domenica nel primo pomeriggio, a volte non c’era neppure il tempo per parlare con lei. La sera stessa però le parlavo al telefono, almeno così si poteva avere una conversazione tranquilla. Una mattina, mettendomi i jeans, mi accorsi che, sul muscolo della gamba destra, si era formato come un gonfiore, una sorta di palla. Chiamai la mamma e glielo dissi. Lei mi tranquillizzò, non dovevo preoccuparmi: “Tuo padre ha una cisti così, un accumulo di grasso, alla schiena da una vita e non è niente. Non la toccare!”». Giorni dopo, un compare, amico di famiglia, Gennaro, mi chiese di accompagnarlo da un dermatologo a Messina e, dopo la sua visita, cominciò a insistere: “Perché non ti fai controllare?”. Io rifiutai, ma loro insistettero talmente tanto che accettai. Così mi sottoposero a un agoaspirato per stabilire se quella cisti avesse una natura benigna o maligna. In effetti era un accumulo adiposo innocuo. Dopo un paio di settimane, però, cominciai a sentire un forte dolore e così telefonai a mia madre: “Che cosa ho?”. E lei: “Ti avevo detto che non avevi niente, e che non andava toccata, ora vai di corsa dal medico perché si è infettata tutta la parte ed è molto pericoloso”. Rimasi malissimo: non è che non le avessi creduto, il problema era che mi ero lasciato convincere e dovettero operarmi d’urgenza e darmi dodici punti di sutura. Me la presi con la mamma in un momento molto doloroso della mia vita. Pina e io ci eravamo sposati da cinque anni, ma non arrivavano bambini. Andammo più volte a sottoporci a esami al Policlinico Gemelli, sotto osservazione di uno stimato medico come il professor Giulio Maira. Finalmente, nel 1977, Pina restò incinta e al controllo a Roma ci dissero: “Se non sono tre, di sicuro sono due”. Al sesto mese e qualche giorno, però, Pina si sentì male. Venne un professore di Catania e la visitò in casa, sostenne risoluto che il bambino era uno, nonostante gli spiegassimo più volte che ci avevano detto che si trattava di una gravidanza gemellare. Dopo la visita, verso le 18.30, era il 30 novembre, le vennero le doglie, la portai a Catania e stava per partorire in macchina. Ci ritrovammo in una clinica, dove fra l’altro, lavorava il professore che era stato da noi. Facemmo appena in tempo a uscire dall’ascensore, che aveva partorito due gemelline, una di un chilo, l’altra di 950 grammi. Tuttavia, in quella struttura non disponevano di incubatrici singole. Pertanto, dicevano, era inutile tentare perché non sarebbero sopravvissute. Telefonai ai principali ospedali di Catania, ma inutilmente. Allora, un po’ prima della mezzanotte, m’imposi con forza e ottenni che entrambe fossero messe nell’incubatrice con altri prematuri. Le chiamammo una Fortunata, l’altra Maria Stella, come le due nonne. Fu mia suocera, Maria Stella Di Masi, a scegliere i nomi, poiché si trovava da sola quando glieli chiesero. Sono vissute una fino al 4 dicembre, l’altra fino all’8 dicembre 1977. Fu un dolore immenso. Io mi arrabbiai con la mamma: “Perché non ti hanno almeno avvisato? Se non altro ci saremmo preparati al peggio”. E lei: “Voi e io siamo come tutti gli altri, queste cose sono parte della vita, doveva andare così. Vi guarderanno sempre dall’alto, vedrai”.
Non aggiunse altro, i suoi occhi si levavano al cielo, come per intendere che noi umani non possiamo comprendere i disegni di Dio. Fortunata e Maria Stella, di cui conserviamo una foto tra le nostre cose più care, le abbiamo seppellite nel cimitero di Catania in una cappella dedicata a san Giuseppe. Anni dopo siamo andati a trovarle tutti insieme, Pina, io, e i nostri altri due figli, Pasquale, nato nell’80, e Andrea, nell’83. La mamma ci disse che le gemelline erano molto contente perché, anche se non erano lì con i resti dei corpicini, ma erano sempre con noi e tra noi, provavano felicità per questo gesto d’affetto e unione con loro di tutta la famiglia. Subito dopo la morte delle gemelline, Pina ebbe un’altra gravidanza e io la lasciai a Paravati, perché stesse il più possibile a riposo nei primi periodi. Ma purtroppo ebbe un aborto spontaneo dopo un paio di mesi. In seguito, cominciò ad accusare spesso uno stato di confusione e perdita di latte dal seno. Mamma ci disse di dirlo subito al professor Maira. Le fecero dei raggi alla testa e si scoprì che aveva un lipoma all’ipofisi, proprio alla base del cranio. Di nuovo persi la calma con la mamma: “Ma come ti dicono sempre tutto e non ti avvisano di una cosa così? ti rendi conto che ho perso i miei bambini per questo?”. Mamma, con dolcezza e pazienza infinite, guardandomi in un modo che non potrò mai dimenticare, perché era evidente che partecipasse nell’intimo, con tutta se stessa al dolore di Pina e mio, mi disse: “No, non mi dicono tutto, ma solo ciò che vuole il Signore. E se non me lo dicono come faccio a saperlo io e ad avvertirti?”. Mia moglie fu sottoposta a un intervento delicatissimo che coinvolse in tre punti anche la zona midollare e durò ben otto ore, ma andò tutto nel migliore dei modi e dopo sono arrivati altri due bambini, la nostra più grande gioia. Nei primi anni Duemila, mi trovavo in Sila e mi ero messo a tagliare erba nel giardino della nostra casetta di montagna con una piccola falce e poi la portavo vicino alla rete per accumularla e fare una bella pulizia. Mentre ero preso da questo lavoro mi volò via l’anello che mi aveva regalato la mamma. La chiamai subito e le dissi che avevo perso il suo dono. Lei, sempre con il suo tono di voce calmo, mi rispose: “Salvatore, non preoccuparti, perché appena potrò te lo ricomprerò”. Circa sei mesi dopo, mi chiamò mio figlio Andrea: sopra il biliardo, nella nostra casa in Sila, aveva trovato l’anello come se qualcuno l’avesse appoggiato ben in vista per farcelo trovare. Chiamo la mamma e lei: “Sì, sono state le gemelline, io le ho viste e mi hanno detto che ci avrebbero pensato loro. Lo hanno trovato e ve l’hanno messo lì, sul biliardo. Sono due angeli in cielo e pregano per tutti noi”. Impossibile non ripensare alle parole che mi aveva detto alla loro morte.
Durante il periodo pasquale, più avanti negli anni, mi sono trovato a Paravati tante volte, ma anche quand’ero lì il Venerdì santo, mentre mamma viveva con Gesù la sua morte e crocifissione, non sono mai riuscito a entrare nella sua stanza, non sopportavo di vederla soffrire in quel modo, perciò pregavo fuori dietro la porta. Il tutto durava tre ore e mezza, dalle 12.00 in poi. Aveva la tosse ed era come se soffocasse, si sentivano i sibili. Attorno a lei c’erano sempre le mie sorelle, i dottori, i sacerdoti. “Perché tutta questa sofferenza?”, pensavo tra me e me. In più temevo che qualche volta potesse morire davvero, che restasse soffocata. Una volta si sentì anche un coro bellissimo di voci angeliche. Una Domenica delle Palme mi presentai a casa della mamma all’ora di pranzo, ma bussavo e nessuno mi apriva. Io insistevo perché sapevo che c’era qualcuno dentro: Pina si era rotta il polso e portava il gesso, così era rimasta con la mamma, che per le sofferenze mistiche non poteva muoversi, in modo da poter seguire la Messa in tv, mentre tutti gli altri eravamo andati in chiesa. Finalmente la porta si aprì. Poi mia moglie mi raccontò che, mentre mi aspettavano, la mamma le aveva detto: “Inginocchiati che c’è Gesù”. Le si era aperto il ginocchio e c’era tutta una scia di sangue che scendeva dalla gamba alla caviglia e poi lungo il pavimento. Comunque, anche se le avessimo fatto delle domande più precise su questa realtà misteriosa che viveva, sono sicuro che avrebbe cambiato discorso, perché fu sempre molto riservata su questo argomento. Ricordi molto belli che condivido con mia moglie sono anche quelli legati ai periodi trascorsi da mamma nella nostra casa a Roma. Una volta volle accompagnare Pina nel grande centro commerciale vicino e si guardava attorno tutta spaesata. Veniva per farsi curare all’IdI (Istituto dermopatico dell’Immacolata) per il forte prurito di cui soffriva. Ma poi, in realtà, una volta qui, persino in ospedale, si dedicava ad assistere gli altri ammalati e le persone che soffrivano per crucci o dispiaceri di vario genere.
Se le facevamo notare che non poteva stancarsi, ci faceva capire che non era lì per curarsi, ma per un altro tipo di missione. Anche con le suore clarisse costruì un bellissimo rapporto qui, a Roma. Negli ultimi giorni di vita, alla fine dell’ottobre 2009 si trovava ricoverata alla clinica Sant’Anna di Catanzaro. Era evidente che non c’era più molto da fare, quindi mi sentii in dovere di insistere per farla tornare a Paravati, pensando che volesse congedarsi da questa terra lì dov’era sempre vissuta e dove aveva realizzato l’opera indicatale dalla Madonna. Appena entrai nella sua camera per dirle che tornava a casa, lei si era già messa a sedere sul letto per andare via. Si mise in viaggio in autoambulanza, ma appena entrata nell’Auditorium della Fondazione Cuore immacolato di Maria rifugio delle anime, davanti alla statua della Vergine, per un po’ fu come se si fosse ristabilita del tutto, parlò con una donna che era lì in preghiera come se nulla fosse, sembrava davvero guarita. Invece il mattino dopo alle 5.00 in punto del giorno di Ognissanti si è spenta, mormorando ancora una volta il nome di Gesù e Maria, dialogando quindi con loro fino al suo ultimo istante su questa terra. Manca moltissimo a noi tutti, ma è sempre viva nel nostro cuore e credo in quello di tutti i figli spirituali sparsi nel mondo e legati a lei da un commovente amore senza fine.



Etichette

Abbè Pierre1 abitudine1 aborto17 Abramo1 Accattoli2 accidia1 accoglienza8 adolescenti43 adozioni gay1 adulazione1 Aforismi17 agire1 aiutare1 Al centro l'amore35 Albini1 alfabeto1 Alfie2 allegria1 altruismo1 Amazzonia3 amicizia11 Amirante4 Ammaniti1 Amore70 Amoris laetitia6 Andreoli2 angelo custode3 anima1 animazione4 Anniversari27 Anno liturgico1 anziani4 apologetica3 app3 apparizioni3 Arcabas1 arcangeli2 archeologia1 Argentina1 arte21 Articoli19 Ascensione4 Assunta1 ateismo3 Atenagora1 attesa1 audio2 Augias1 autorità1 avarizia1 Avvento15 azioni1 baby gang1 baciamano1 Baggio1 bambini16 Bannon1 Baricco1 Bassetti4 Battesimo3 Battesimo di Gesù3 Bauman3 beatitudini9 Beltrame1 Benedetto XVI20 benedizione2 Benigni8 Bianchi50 Bibbia38 Bibbiano2 Biffi1 Bignardi1 Bignoli1 Blade Runner1 blasfemia2 blog22 Bloom1 Bocelli2 Bonhoeffer1 Bose1 Botta9 Brown1 Brunelli1 bullismo1 buon ladrone1 Busca1 Buttiglione1 caccia1 Cacciari2 Caffarra1 Calcio sociale1 Camilleri3 Camisasca1 cammini1 campi estivi5 Cana1 Candelora1 Cannes1 Canopi3 Cantalamessa8 Canti religiosi29 Cardenal1 carismi1 Caritas2 Carlo Acutis11 Carrere1 cartine1 Castellucci1 castità6 catacombe1 Catechesi71 Caterina1 cattonerd7 Caviezel1 Cazzullo1 CEI4 Celentano1 celibato6 Ceneri3 censura1 Cevoli1 Chapman1 Che Guevara1 Cheaib7 Chiara Corbella3 Chiara Lubich8 Chiara Luce Badano1 chierichetti1 Chiesa14 Chiesa e società25 Chittister1 Christus vivit1 Ciardi2 Cinema74 Cirinnà1 citazioni71 clausura1 Coccopalmerio1 Coco1 collaboratori1 Comastri3 comunicazione2 comunità1 Comunità Giovanni XXIII1 conferenze3 Confessione10 consacrati1 conversione1 convivenza2 cooperazione1 coronavirus31 Corpus Domini4 Corviale1 Corvo1 Cosentino4 creazione1 Credo3 cremazione3 Crepaldi1 Cresima4 CRIC2 crisi5 cristianofobia6 Cristicchi3 Cristo Re1 croce3 Crocefisso3 crociate2 Cultura10 cuore1 curia2 Curtaz2 D'Avenia14 Dalla1 David Buggi3 De Donatis9 de Foucauld4 De Whol1 Debora Vezzani1 Debrel1 decalogo7 defunti7 degrado1 Delpini10 demografia1 denaro1 denatalità2 depressione1 desideri1 devianze3 devozioni1 dialogo2 dibattiti31 dicembre 20181 digiuno2 Dio4 Diocesi1 diritti umani1 disagio2 discernimento5 dissenso26 divorziati5 dj Fabo2 Doglio1 Dom Gréa2 domande1 domenica3 don Benzi1 don Bosco2 Don Camillo1 don Ciotti1 don Leonardi13 don Luigi Verdi1 don Marco Pozza3 don Milani5 don Peppe Diana1 don Probo1 don Zeno1 donne e Chiesa6 Dossetti1 Dostoevskij1 down1 Dreher3 droga4 dvd1 e-book1 ecclesiologia di comunione1 ecologia4 economia4 ecumenismo5 edicola1 editoria1 educare16 Einstein1 Eli1 Emmaus2 emozioni1 Epicoco9 Epifania6 Ermes Ronchi6 esame di coscienza2 escatologia4 esegesi1 esercizi2 esorcismo1 estate3 Etty Hillesum2 Eucarestia5 Europa2 eutanasia16 evangelizzare3 Fabrizio Moro1 facebook2 fake11 famiglia35 Fano1 Farina1 Fatima5 Fazi2 Fazio1 fede14 felicità9 Fellini1 femminicidio2 femminismo1 Ferrero2 Fini1 Fittipaldi1 Fo1 Focolarini3 Follereau1 Fontana1 Fontanelle1 formazione1 foto1 Francesco188 fraternità5 Frisina1 Fromm1 Fumagalli1 fumetti3 Galantino1 Galileo1 Galimberti1 Galli della Loggia4 Gandhi2 Garelli2 Gargiulo1 Gasparino2 Gaudete2 Gen Rosso1 gender10 genitori6 Gerusalemme1 Gesù22 Gesù Re1 Giaccardi1 Gianluca Firetti3 Gibran1 Gibson2 Giotto1 giovani59 Giovanni Battista1 Giovanni Paolo II10 Giovanni XXIII3 Gironda1 giubileo1 Giuda2 giudizio1 GMG7 gnosticismo1 Gramellini2 grest9 Greta1 Grillo1 Grossman1 Grun1 Guareschi1 Gutierrez1 Guzzo1 Hadjadi3 Halloween4 Hargot3 Harry Potter1 Hexameron1 hikikomori2 Hong kong1 Humanae vitae1 icone1 Il Regno1 Immacolata5 immagini49 immigrazione21 individualismo2 infedeltà1 inferno3 ingiustizia3 inquisizione1 interiorità1 internet9 Introvigne1 Islam1 Jean Venier1 Kasper1 Kilgour1 Koder2 Koll2 Konrad1 Kuby1 Ladaria1 laicismo4 Lambert1 Lambiasi1 lamentele1 Lasconi1 Law1 Le pen1 Leopardi1 letteratura4 letto11 Lewis2 liberazione2 libertà4 Libri127 Ligabue1 Lind1 Link2 liturgia39 Lonardo16 Loppiano1 Loreto1 Lorizio3 Lutero1 Luxuria1 M.L.King1 Madonna5 Madre Teresa7 mafia4 Maggi18 Magi1 Magister2 Magnificat1 Magris2 malattia7 malattie spirituali3 male1 male innocente4 Mancuso4 Manicardi2 Mannoia1 Manzoni1 Maraini1 Marazziti1 Marco Gallo1 Maria39 Mariani1 MariaVoce1 Marta e Maria1 Martin1 Martinelli1 Martini7 martiri3 Marzano3 mass media6 Mastracola1 maternità3 maternità surrogata2 Matino1 matrimonio24 Matteo A.6 Mazzolari7 media2 meditazioni1 Medjugorje9 Melloni1 Mentana1 Mercier1 Merini1 Messa13 Messale1 Messiah1 Messori3 miracoli3 Miriano12 Mirilli1 misericordia7 Missione6 MMSOTT20191 Monda5 Monica Mondo1 morale6 Muller2 Musica31 Nadia Toffa1 Natale43 Natuzza1 Negri1 Nembrini4 Neocatecumenali1 Newman2 Noa1 non ti arrendere1 Normadelfia1 Notre Dame1 Novena3 Nuzzi3 Oceania1 Odifreddi1 odio2 Olmi2 olocausto1 omelie146 omosessualità26 opzione Benedetto3 oratorio6 Ordine di Malta1 Oriente1 oroscopo1 Oscar5 Oxfam1 p.Livio Falzaga2 pace3 Padre Livio2 padre Michal1 Padre nostro5 Padre Pino Puglisi1 Padre Pio1 Pagano1 Pagazzi1 Paglia3 Palme3 Palumbo2 Pannella1 Paolo VI2 papà2 paradiso1 Parigi1 Parola di vita28 parrocchia3 Pasqua27 passione6 pastorale26 paternità3 Pati Trigo1 patria1 Patriciello10 paura1 peccato originale2 pedofilia16 pelagianesimo1 Pelati1 Pell1 Pellai1 pellegrinaggi3 Pelligra1 pena di morte2 Pentecoste5 perdono4 Personaggi41 pettegolezzo1 Piccolo1 Pietro e Paolo1 Pinocchio1 Pio XII1 podcast2 poesia3 polemiche74 Poli1 politica50 Polonia1 Poretti7 pornografia2 povertà3 prediche1 preghiera25 preghiere85 pregiudizi1 presepe7 Pro Vita4 profeti1 profezie1 Pronzato1 psicologia8 pubblicazioni36 Quaresima38 racconti5 radio2 Raggi1 Ravagnani1 Ravasi17 razzismo2 reali1 Recalcati8 relativismo2 religione8 religioni4 report1 Riace1 Riccardi6 ricchezza10 Ricci1 Rivi1 RnS1 Rom2 Roma14 Romero2 Ronaldo1 rosario7 Rosini23 Ruini1 Rumiz1 Rupnik7 Sabattini1 sacerdoti26 sacramenti4 Sacro Cuore1 Saint-Exupery1 Salmi1 salvezza1 Salvini15 samaritana1 San Filippo Neri1 San Francesco6 San Francesco di Sales1 San Giovanni Crisostomo1 San Giovanni Evangelista1 San Giuseppe5 San Leone Magno1 San Paolo2 san Tommaso dìAquino1 Sanremo6 Sant'Agostino9 Sant'Egidio1 Santa Bernardette1 Santi20 santità9 Santo Sepolcro1 Santoro1 santuari3 Sarah2 sardine1 Satana3 Saviano2 sballo1 Scalfari4 scandali6 Scaraffia4 Schmitt2 scienza e fede7 Scifoni6 scisma1 Scola1 Scorsese3 scuola4 Scurati2 secolarizzazione2 Secondin1 segreti1 Semeraro1 sentenze1 Sequeri1 serie TV15 Serra2 sessualità63 Sesta3 sette1 Settimana santa3 sexting1 Silence2 Silone1 Silvia Romano3 simonia1 Sindone2 single1 Sinodo11 Siti cattolici25 smartphone2 Snoopy1 Socci3 social1 società41 sociologia3 sondaggi1 Sorrentino1 Sosa1 Spadaro5 speranza5 Spidlik1 spiritismo1 Spirito Santo16 Spiritualità64 Spoleto2 sport1 Springsteen1 Staglianò4 Staino2 Star wars1 Stark1 statistiche8 storia6 storicità2 streaming5 strumenti1 studente1 suicidio2 suor Faustina1 suore1 sussidi33 Tagle1 Tamaro3 Taylor1 teatro1 tentazioni6 teologia12 terremoto3 terrorismo3 Testimoni di Geova1 testimonianze15 Theobald1 Tolentino1 Tolkien1 Tonino Bello16 Tornatore1 Tornielli1 Tosatti2 Totti1 tradizione1 transessuali4 trasfigurazione4 trash1 trekking1 Triduo pasquale12 Trinità7 Trisulti1 Trump1 Turoldo2 TV20 Twenge1 twitter1 UCCR1 udienze1 unioni civili1 utero in affitto3 vacanze1 Valli4 Vallini1 Vanier1 Vanni1 Vaticano3 Veltroni2 verità2 Veronesi1 Via Crucis9 Video107 Viganò3 vignette10 virtù1 visto8 vita6 vita eterna3 vita religiosa9 vizi1 vocazioni8 volontariato2 voti1 Zanardi1 Zichichi1 Zingaretti1 Zuppi3
Mostra di più

Archivia

Mostra di più

Post popolari in questo blog

Preghiere per i sacerdoti (di don Tonino Bello e di un anonimo)

Don Tonino Bello, vescovo. Citazioni, preghiere e scritti vari

'Insegnami l'arte dei piccoli passi'. La preghiera di Antoine de Saint-Exupéry

Canti di adorazione e canti religiosi (dicembre 2017)

Personaggi cattolici emergenti: don Fabio Rosini (pronto a ricominciare?)