VII domenica del tempo ordinario: "Amate i vostri nemici"


Da "Il Vangelo dell'amore" di p. Stefano Liberti (Youcanprint 2015)

«Amare gli amici lo fanno tutti, i nemici li amano soltanto i cristiani»[1]
Il vertice dell’amore è rappresentato dal comando di amare i nemici, comando umanamente impossibile, ma reso possibile da Gesù che ci offre l’esempio e la grazia, cioè la capacità di compierlo. Gesù è morto perdonando i nemici che lo avevano messo in croce e, Risorto, ci dona il suo Spirito che ci rende capaci di fare come lui, anzi – dice - “voi farete cose più grandi di me” (Gv 14,12).
Davanti ad un’offesa, a un’ostilità nei tuoi confronti, tu non puoi chiedere alla tua natura di non provare ribellione e di salutare l’offensore alla prossima occasione, come se nulla fosse stato. Puoi però, con la preghiera, chiedere allo Spirito di farlo  in te e con te. (…) L’importante non è quello che senti, ma quello che vuoi; la volontà profonda, non l’istinto. Se vuoi perdonare e lo vuoi sul serio, hai già perdonato.
Che in questo modo sia possibile amare e perdonare i nemici, lo dimostra il fatto che innumerevoli discepoli di Cristo hanno avuto la forza di farlo[2].
A questo nuovo apice dell’amore che nessuno esclude, nemici compresi, si rifà anche Luca nel “discorso della pianura” (Lc 6,20-49), contenente le beatitudini secondo la una sua particolare versione (contenente 4 beati e 4 guai) e una serie di detti che si trovano in Matteo, specialmente nel discorso della montagna, che egli però ritocca in modo personale. Nella parte centrale della raccolta è riportata una serie di detti riguardanti l’amore sia per gli altri membri della comunità che per gli estranei.
Il comando di amare i nemici si compone di quattro imperativi: “amate”, “fate del bene”, “benedite”, “pregate”. A questi seguono altri quattro imperativi che amplificano il discorso e lo concretizzano: “porgi l’altra guancia”, “non negare la tunica”, “”, “non richiedere”. E poi la regola generale, ancora un altro imperativo: “come volete che facciano a voi, fate a loro similmente”. Seguono le motivazioni: tre negative e una quarta positiva: “avrete la grande ricompensa” di diventare ciò che siete, cioè essere “Figli dell’Altissimo”. 
Il primo imperativo è “amate”: è l’amore che ci rende come Dio, è l’amore che realizza l’uomo, ed è nell’amore che tu entri in comunione con l’altro. Il secondo imperativo è “Dà a chi ti chiede”, senza specifica che cosa. Dare è la parola fondamentale che qualifica l’amore: l’egoismo è prendere, l’amore è dare fino a dar se stesso. Ed è bello dare, ti gratifica perché “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35). Amare i nemici significa concretamente fargli del bene (v.27), benedirli (v.28), pregare per loro (v.28), all’opposto dei nemici che sono coloro “che vi odiano” (v.27), “che vi maledicono” (v.28), “che vi trattano male” (v.28). Seguono esempi concreti di amore nei confronti dei nemici, improntati sulla non-violenza e sulla gratuità generosa.
Le motivazioni di tale comportamento “innaturale” e “paradossale” sono messe in evidenza dalle due affermazioni centrali:
1.    “come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro” (v.31). 
2.    “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (v.36)
La prima motivazione, nota come “regola d’oro”, è più di carattere antropologica, la seconda teologica. Gesù ci invita a guardare ad entrambi i poli: l’umanità che attende e spera giustizia e amore da parte degli altri, deve per prima impegnarsi a operare giustizia e amore nei confronti degli altri. Se non c’è chi fa il primo passo, rimaniamo tutti bloccati e frustrati dallo stesso desiderio, ma incapaci di realizzarlo in attesa che gli altri facciano la loro parte.
L’altro motivo, di carattere teologico, ci invita a guardare a Dio, a imitare Dio. Se lui è misericordioso con tutti, voi, suoi figli, non potete non fare altrettanto. Se Lui è misericordioso con voi e capace di condonare ogni debito, così dovete fare voi, divenendo misericordiosi e capaci di condonare ogni debito che un altro ha nei vostri confronti (sempre minimo rispetto al dono della stessa vita di cui siamo debitori a Dio). Solo così facendo sarete veramente “figli dell’Altissimo” e riceverete in cambio “una misura buona, colma e traboccante” che vi sarà versata in grembo, cioè nella vostra dimensione più interiore.
Vi conviene comportarvi così! Infatti, se farete in questo modo, non sarete giudicati, né tanto meno condannati, bensì perdonati. Vi ritroverete spiritualmente ricchi, in quanto eredi del Padre, quali suoi figli. E l’eredità è la sua presenza, è una vita “buona”, “colma”, “traboccante” di vitalità e gioia interiore.


[1] Tertulliano, Ad scapulam, 1,3
[2] R. Cantalamessa, Gettate le reti, vol.1, p.197-198


F. Rosini:
Il rischio che si corre nell’ascoltare il Vangelo sull’amore al nemico proclamato questa domenica è quello di intenderlo come un’iperbole, lontana e sublime, bella quanto irreale. Amare i nemici, porgere l’altra guancia, dare a chiunque ti chiede… non è roba per gente normale. Ma c’è un passaggio di questo Vangelo che può cambiare la prospettiva: «Come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».
La persona descritta in questo testo è quella che speriamo di incontrare: quella che ti vuole bene anche quando vai fuori mira, che ti accoglie quando saresti da escludere, che ha pazienza con te, che ti perdona. È il coniuge che si desidera accanto, il padre che si pensava di avere o l’amico vero: quello che resta dalla tua parte anche quando sei in torto. Non ti seleziona, ti accoglie comunque. Infatti capita di sbagliare, di tirar fuori il peggio, di avere torto.
Ma la persona descritta da Cristo è anche il padre o la madre che tuo figlio spera che tu sia, quello che tuo fratello vorrebbe che tu fossi. Tuo padre spera che non lo butterai via se sarà malato e inutile. L’amore al nemico non è un optional, è una necessità. In nessun luogo si può sopravvivere senza misericordia. Chi può crescere senza trovare pazienza? E chi può imparare senza sbagliare?
Infatti: «Se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta?». Pensiamoci: se in tutta la mia vita quel che ho fatto è semplicemente nel campo del “dovuto”, non è che dalle mie parti si sia stati molto allegri… se una persona ama solo chi lo ama, è un commerciante affettivo, un mediocre. L’amore che illumina l’esistenza lo abbiamo visto solo quando abbiamo visto quel che era oltre il dovere.
Mille film e canzoni parlano d’amore, eppure l’amore vero è solo quello che implica la gratuità, un dono senza condizioni, altrimenti è solo un investimento a stretto giro. E se appare il perdono, il dare la vita senza chiedere nulla in cambio, la vita è rischiarata, ha un senso.
GUARIRE LE FERITE. Tante ferite nel nostro cuore, come si guariscono? Solo la misericordia cura le persone, solo l’amore senza condizioni consente di essere sé stessi. Invece vivere senza amore vuol dire necrotizzarsi.
Ma più ancora di tutto ciò: in questo Vangelo Cristo descrive sé stesso. Questo testo è il volto di Dio. E mentre noi pensiamo in fondo di avere a che fare con un Dio esigente con cui dovremo fare i conti, il Signore si è rivelato con questi tratti: ci ha offerto l’altra guancia, si è fatto strappare mantello e tunica, non ci ha negato niente.
Perché il cuore di questo Vangelo è il finale: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.»
Senza la pazienza di Dio chi si potrebbe salvare? Se Dio non ci accogliesse di nuovo mille volte, chi potrebbe stare in piedi? E se c’è in noi misericordia, è perché ci è stata usata.
L’amore al nemico, infatti, non è un’iperbole, ma la nostra esperienza di Dio. Sappiamo sulla nostra pelle che Lui è «benevolo verso gli ingrati e i malvagi».
E. Ronchi:  
Gesù ha appena proiettato nel cielo della pianura umana il sogno e la rivolta del Vangelo. Ora pronuncia il primo dei suoi “amate”. Amate i vostri nemici . Lo farai subito, senza aspettare; non per rispondere ma per anticipare; non perché così vanno le cose, ma per cambiarle. 
La sapienza umana però contesta Gesù: amare i nemici è impossibile. 
E Gesù contesta la sapienza umana: amatevi altrimenti vi distruggerete. Perché la notte non si sconfigge con altra tenebra; l'odio non si batte con altro odio sulle bilance della storia. Gesù vuole eliminare il concetto stesso di nemico. Tutti attorno a noi, tutto dentro di noi dice: fuggi da Caino, allontanalo, rendilo innocuo. Poi viene Gesù e ci sorprende: avvicinatevi ai vostri nemici, e capovolge la paura in custodia amorosa, perché la paura non libera dal male.
E indica otto gradini dell'amore, attraverso l'incalzare di verbi concreti: quattro rivolti a tutti: amate, fate, benedite, pregate; e quattro indirizzati al singolo, a me: offri, non rifiutare, da', non chiedere indietro.
Amore fattivo quello di Gesù, amore di mani, di tuniche, di prestiti, di verbi concreti, perché amore vero non c'è senza un fare. 
Offri l'altra guancia, abbassa le difese, sii disarmato, non incutere paura, mostra che non hai nulla da difendere, neppure te stesso, e l'altro capirà l'assurdo di esserti nemico. Offri l'altra guancia altrimenti a vincere sarà sempre il più forte, il più armato, e violento, e crudele. Fallo, non per passività morbosa, ma prendendo tu l'iniziativa, riallacciando la relazione, facendo tu il primo passo, perdonando, ricominciando, creando fiducia. «A chi ti strappa la veste non rifiutare neanche la tunica», incalza il maestro, rivolgendosi a chi, magari, non possiede altro che quello. Come a dire: da' tutto quello che hai. La salvezza viene dal basso! Chi si fa povero salverà il mondo con Gesù (R. Virgili). Via altissima. Il maestro non convoca eroi nel suo Regno, né atleti chiamati a imprese impossibili. E infatti ecco il regalo di questo Vangelo: come volete che gli uomini facciano a voi
così anche voi fate a loro. Ciò che desiderate per voi fatelo voi agli altri: prodigiosa contrazione della legge, ultima istanza del comandamento è il tuo desiderio. Il mondo che desideri, costruiscilo. «Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo» (Gandhi).
Ciò che desideri per te, ciò che ti tiene in vita e ti fa felice, questo tu darai al tuo compagno di strada, oltre l'eterna illusione del pareggio del dare e dell'avere. È il cammino buona della umana perfezione. Legge che allarga il cuore, misura pigiata, colma e traboccante, che versa gioia nel grembo della vita.
(Letture: 1 Samuele 26,2.7-9.12-13.22-23; Salmo 102; 1 Corinzi 15, 45-49; Luca 6, 27-38).

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