"Storia di un matrimonio": un film che consiglio (non solo io e non solo per gli sposi)


Ho visto recentemente "Storia di un matrimonio", un film  scritto e diretto da Noah Baumbach. Uscito per poco tempo nelle sale cinematografiche è ora visibile su Netflix che lo ha prodottoI protagonisti sono Adam Driver e Scarlett Johansson che sullo schermo rappresentano due artisti di teatro molto apprezzati, sposati da alcuni anni e genitori di un bambino di 6 anni. La coppia va in crisi e il divorzio è lacerante.

Condivido pienamente la recensione di Sentieri del cinema che lo definisce "imperdibile", una storia che tutti, sposati e non, dovrebbero vedere. La Commissione Nazionale Valutazione Film (della CEI) lo ha catalogato come: "Complesso, Problematico, Adatto per dibattiti". Ma è da Aleteia che prendo una articolata riflessione sul film tradotta da Catholic Link e intitolata: “Storia di un matrimonio”, il film che ogni coppia in crisi dovrebbe vedere per salvare il suo:
Storia di un matrimonio” è un film che ha come protagonisti Scarlett Johansson e Adam Driver (disponibile su Netflix) nominato al Golden Globe, amato da molti e odiato da altri. Vorrei iniziare dicendo che ho deciso di scrivere questo articolo perché il film rappresenta una realtà che molti si rifiutano di accettare e perché l’unica cosa che volevo gridare ai protagonisti era “Il vostro matrimonio si poteva salvare!”
I matrimoni finiscono per mancanza d’amore, bontà, umiltà e sforzi, si diluiscono, si sciolgono come lo zucchero nel caffè. Si rompono come un piatto e si gettano nella spazzatura. Mentre lo guardavo mi invadeva una certa rabbia, non per la produzione, l’estetica, la musica o l’ammirevole interpretazione dei protagonisti – che ha dato a entrambi l’opportunità di entrare nella categoria dei migliori attori –, ma perché ritrae quello che accade oggi in milioni di matrimoni.
Che impotenza… quanto è triste vedere una coppia che si arrende. Le scuse sono in genere infinite, mentre lo sforzo di recuperare quello che un giorno ha unito i coniugi è quasi nullo di fronte al primo ostacolo. “Storia di un matrimonio” ci fa riflettere su quello che non dobbiamo permettere che accada nel nostro matrimonio: arrendersi.
Ecco alcune riflessioni a cui sono giunta dopo averlo visto. È un film molto utile anche per parlarne in coppia e in gruppi di persone che si stanno preparando a pronunciare il “Sì” definitivo. Meditate insieme su questa domanda: “Se fossimo in loro ci arrenderemmo?”
1. La dolcezza di ricordare cosa ci ha fatto innamorare dell’altro
Storia di un matrimonio” inizia con la voce di Adam Driver che enumera una per una le cose che ama di sua moglie. Poi è il turno di Nicole (Scarlett Johansson), che racconta con dolcezza tutte le cose che fanno di Charlie un marito e un padre esemplare.
La lista di entrambi è bella e toccante. All’inizio sembra che abbiano deciso tutti e due di andare in terapia per cercare di salvare il loro matrimonio. Come uno schiaffo, però, ci si rende poi conto che accade tutto il contrario. Sono andati lì per porre fine in modo più “pacifico” al loro matrimonio.
Ed è proprio a questo punto che penso che sia importante saper ascoltare. Ascoltare anche quando non vogliamo farlo o quando crediamo che nulla di quello che ci viene detto ci farà cambiare opinione. Nicole si rifiuta di leggere a voce alta la lista che descrive il marito. Si rifiuta forse per paura, perché in fondo sa (come lo sanno molte coppie oggi) che con lo sforzo si può evitare di pronunciare quella parola oscura e ripudiata: divorzio.
Mi invade l’impotenza, e magari penserete “Nory, calmati, è solo un film!”, ma questa storia ritrae benissimo la quotidianità e la routine che si vive in coppia. Mentre lo guardavo pensavo “Che grande passo hanno fatto compilando quella lista!” Che successo pensare al bene dell’altro e dimenticare per un momento gli aspetti negativi! Quanto è stato coraggioso ciascuno mettendo nero su bianco quello che lo ha fatto innamorare in passato. Il matrimonio si poteva salvare!
Vorrei essere lì per dire a Nicole e a Charlie (come a qualsiasi coppia in crisi) “Sforzati! Lotta per lui, lotta per lei, lascia stare per una volta il tuo orgoglio e il tuo egoismo e lanciati a farlo/a innamorare di nuovo di te!”
Molte coppie potranno pensare “Ma chi si crede di essere questa ragazzina per parlare così, che ne sa di matrimoni, pene o infedeltà?” Ma prendo Dio come scudo, e la grazia che effonde su ogni matrimonio perché quell’unione volontaria non sia un “Andiamo a vivere insieme e vediamo che succede”, ma un sì a tre.
 2. L’egoismo e l’orgoglio all’ordine del giorno
Il motivo per cui Nicole e Charlie decidono di separarsi si basa su due nemici: l’egoismo e l’orgoglio. È curioso vedere come nel film non sia alcun reclamo relativo all’amore. Non ci sono frasi come “Non mi ami più?”, “Quando hai smesso di amarmi?”, “Perché non mi ami più come prima?”, “Cosa ci è accaduto?”, “In cosa ti ho deluso?”
La crisi di questa coppia è dovuta al lavoro, perché uno si sente calpestato dall’altro, perché entrambi non si sentono così grandi insieme, perché i tuoi successi alla fine non sono tanto miei o perché non hai mai pensato che volessi arrivare più lontano. Cosa accade al dialogo, alla comunicazione? Dov’è finito in Nicole e Charlie il vero e autentico interesse per l’altro?
 Non è per questo che stiamo insieme? Siamo stanchi perché oltre ad amarci ci siamo promessi di stare insieme nella buona e nella cattiva sorte. In questa storia vince l’avarizia, la sete di potere, il voler essere più dell’altro ad ogni costo. Dimenticano completamente che sono una cosa sola, per guidarsi, per sostenersi e lottare insieme per i sogni che rubano loro l’aria.
Questo matrimonio si sarebbe chiaramente salvato se i coniugi avessero comunicato. Non una settimana prima di considerare finita la loro storia, ma dall’inizio. La nostra ascesa lavorativa non dovrebbe essere motivo di divorzio – non si è soci in un’impresa, ma marito e moglie. Uniti in matrimonio, alimentati con un dono che non si può ottenere in alcun altro luogo se non nel cuore di Cristo, che ha effuso sull’altare le grazie speciali perché quell’unione sia eterna.
3. Perché anziché sforzarsi tanto nel processo di divorzio non si usa quella forza per recuperare l’unione?
C’è una scena toccante in cui Nicole e Charlie hanno una discussione. Entrambi sembrano competere per sapere chi può gridare e insultare di più l’altro. Pronunciano parole orribili, desideri distruttivi, dicono cose che non si erano mai detti prima. Si colpiscono fin nel profondo.

Ma poi Charlie cade in ginocchio sul pavimento, in un orribile lamento che sembra spezzargli il cuore in mille pezzi. Si lascia cadere, forse arrendendosi per il dolore e l’esaurimento emotivo. Piange come un bambino, confuso e frustrato.
Piange con l’anima, perché sa che va tutto male. Nicole avrebbe potuto uscire e chiudere la scena con una porta che sbatteva, avrebbe potuto correre via terrorizzata dal dolore che le hanno provocato le parole pronunciate dal marito, ma ha deciso di restare e vederlo naufragare nella sua tristezza, e allora gli si avvicina e lo consola.
Entrambi si chiedono scusa. Si pentono di quelle parole che non avrebbero mai dovuto uscire dalla loro bocca. Si chiedono perdono! Che bella scena! Nicole e Charlie si spogliano per qualche secondo della rabbia e dell’orgoglio. Per un momento entrambi vengono salvati dal loro amore. Ma poi tutto crolla di nuovo, Nicole non fa marcia indietro con il processo di divorzio e Charlie sembra perdersi ogni giorno di più nella disperazione e nell’idea assurda di guardare la moglie e vedervi una perfetta estranea.
Mi chiedo cosa sarebbe passato se tutto il tempo, la dedizione, i pensieri e gli sforzi per divorziare fossero stati impiegati per ricostruire il matrimonio. Cosa sarebbe successo se entrambi avessero dedicato tutta quella forza non per porre fine ma per ricominciare? Se il vostro matrimonio è in crisi, magari è il momento di pensare “Cosa posso fare per non perdere il mio coniuge?”, “Cosa posso sacrificare o cambiare perché il nostro matrimonio non cada nel dimenticatoio?”, “Sarà il momento di cercare aiuto (un consigliere matrimoniale o un sacerdote)?”, “Voglio davvero arrendermi e gettare alle ortiche tutto quello che abbiamo costruito insieme?”
4. Il perdono e l’amore messi da parte
Cosa c’è dietro il vostro matrimonio? Figli, la famiglia che non avete mai avuto, il calore di una famiglia? Bisogna ricordare che la storia di ogni coppia è diversa e che ci sono motivi per cui è valido annullare un matrimonio. L’unica opzione che abbiamo se ci siamo uniti nel sacramento del matrimonio è lottare per l’altro.
Perdonare anche se ci costa, amare finché fa male. Nicole e Charlie si affrontano per ottenere la custodia del figlio, ed è curioso vedere come l’idea di separarsi nel modo più “tranquillo e silenzioso” termini in uno scoppio di emozioni e colpe che entrambi non hanno visto arrivare.
All’improvviso entrambi diventano esperti individuatori di difetti. Qualsiasi commento e comportamento è una nuova opportunità per far rimanere male l’altro e perché gli avvocati si riempiano la bocca di argomentazioni per vincere nel modo più sporco. E allora, se ci si beve qualche bicchiere di vino non si è più degne di essere definite una buona madre, perché si hanno elevate probabilità di essere alcoliste, e quale madre può esserlo e continuare a definirsi buona? Questo mi porta alla riflessione del punto seguente. 
5. La perfezione della madre vs la figura di padre imperfetto ma socialmente accettato
Una delle scene più importanti del film si svolge nello studio dell’avvocato Nora Fanshaw. Quando Nicole si esercita nelle risposte che dovrebbe dare alle domande su suo figlio, accetta in tutta tranquillità di avere dei difetti (come qualsiasi essere umano sulla faccia della Terra), e commenta che a volte beve non uno ma vari bicchieri di vino.
È allora che Nora pronuncia un discorso che mi ha fatto venire la pelle d’oca. “La fermo subito. La gente non tollera le madri che bevono e dicono al figlio ‘Stupido’. Lo capisco, sono uguale. Un padre imperfetto è accettabile. Il concetto di buon padre è stato inventato solo una trentina d’anni fa. Prima era normale che i padri fossero taciturni, assenti, poco affidabili ed egoisti. È chiaro che non vogliamo che siano così, ma in fondo li accettiamo.
Ci piacciono per le loro imperfezioni, ma la gente non tollera lo stesso nelle madri. È inaccettabile a livello strutturale e spirituale, perché la base della nostra menzogna giudaico-cristiana è Maria, la madre di Gesù, che è perfetta. È una vergine che ha partorito, sostiene il figlio in modo incondizionato e tiene tra le braccia il suo cadavere quando muore.
Il padre non appare. Dio è in cielo. Dio è il padre e non si è presentato. Tu devi essere perfetta, ma Charlie può essere un vero disastro. Per te l’asticella sarà sempre più alta. È una disgrazia, ma è così”.
Quando Nora ha terminato il suo discorso isterico ho dovuto mettere in pausa il film per pensare un attimo alle parole che avevo appena ascoltato. Non era la prima volta, né la seconda o la terza che ascoltavo questo paragone tra la figura del padre e quella della madre. Non era solo il fatto di vedere Maria e Dio Padre coinvolti nel tema. Era un’altra cosa.

Maria è stata, è e sarà sempre il nostro modello di madre. Non importa se si è di un’altra religione, questo modello di donna, moglie e madre ci accompagna da secoli! Da Era nella mitologia greca ad Anahita nella tradizione persiana, non serve una lezione di religione perché tutti abbiamo in mente come debba essere una madre. Non pensiamo forse tutti che la nostra sia una santa, e non la difenderemmo a spada tratta?
Sembra però che l’idea ci infastidisca, ci faccia agitare sulla sedia, ci punga da qualche parte. L’idea di avere Maria come esempio suscita un certo fastidio perché ci costa capire che Dio Padre ha voluto sceglierla tra tutte le donne per essere un esempio per l’umanità.
Se siamo madri sappiamo di non essere perfette, e se pensiamo alla nostra diciamo che nessuna come lei sa consolare, accogliere, unire, amare. È vero che ci sono cattive madri, e dobbiamo accettarlo, ma ci sono anche cattivi padri. Che male c’è ad avere Maria come punto di riferimento?
Nicole, come molte altre madri e come me, è consapevole dei suoi difetti. Sa che da alcuni punti di vista è carente. Nessuno ci ha detto che sarebbe stato facile, e indovinate chi ce l’ha dimostrato? Maria. Non c’è essere che abbia sofferto più di Lei sulla Terra per suo Figlio.
È facile additare altre madri e giudicare il modo in cui allevano i figli. Ciò che non è facile è vedere noi stesse e accettare di non essere Maria, ma che ci piace imitarla.
Tutte commettiamo degli errori, perché siamo degli esseri umani. Perché non siamo state concepite per opera e grazia dello Spirito Santo, ma non siamo state gettate nel mondo senza una guida, senza un esempio da seguire. Dio Padre ci ha dato Maria, e ed è bello amarla, imitarla, essendo consapevoli che la nostra umanità e fragilità ci permetteranno solo di fare del nostro meglio, ma sempre con un aiuto esterno.
Nicole è stata una buona madre, Charlie è stato un buon padre. Perché non ci hanno pensato in tutto il trambusto provocato dal divorzio? Perché non hanno pensato che sarebbe cambiata non solo la loro vita, ma anche quella del figlio? Perché non hanno detto “Ci amiamo, siamo dei bravi genitori, siamo brave persone, siamo capaci, abbiamo dei difetti ma possiamo lavorarci”? Perché non hanno pensato: “Siamo una squadra! Siamo marito e moglie!”?
6. Non dimentichiamo Dio in mezzo alla crisi
Non lo dimentichiamo, perché se si è cattolici il matrimonio prevede tre persone. Voglio concludere dicendo che questo film si ama e si odia allo stesso tempo. Ottimo il lavoro del regista Noah Baumbach, che ci permette di capire attraverso questa coppia che rinunciare all’amore è semplice ma non è una cosa da persone coraggiose, non quando c’è Dio in mezzo.
Potreste pensare “Nory ha perso la testa. Raccomanda alle coppie in crisi di guardare un film in cui il protagonista è il divorzio”, ma il mio obiettivo è tutto il contrario. Magari la vostra crisi non è come quella di Nicole e Charlie, ma dopo aver visto il film vi potreste chiedere: “Continuo ad amare il mio coniuge? Ho dato tutto di me in questo matrimonio? Sono disposto a cambiare non solo la mia vita, ma anche quella dei miei figli e del resto della famiglia con questa decisione? Ho chiesto aiuto a tutti tranne che a Dio?”
Magari potreste iniziare a stilare una lista delle cose che vi hanno fatto innamorare dell’altro e avere il coraggio di condividerle, di guardarvi negli occhi e darvi un’altra opportunità!
Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link

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