Maria Immacolata e l'annunciazione (schede e opere artistiche)


Su Maria Immacolata troviamo infinito materiale. Segnalo l'ultima omelia di don Fabio Rosini (Famiglia Cristiana) che ho trovato originale ed efficace, la scheda sulla festa (a cura del foglietto liturgico La Domenica e quella di Famiglia Cristiana) e un articolo de La parte buona sull'annunciazione nell'arte.

Don Fabio Rosini:
«Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù». Dire a una promessa sposa che avrà un bimbo non è così sorprendente. L’angelo ha usato il semplice futuro per una cosa bella e attesa: sposarsi e avere un figlio. Si poteva capire così. È un bell’augurio. L’angelo dice che Dio «darà il trono di Davide suo padre» a questo bimbo. Questi sono i termini del Messia. Ma – sembrerà strano – anche questo non è così inconcepibile: lo sposo di Maria è Giuseppe, «un uomo della casa di Davide», un discendente del Re dalla cui stirpe sarebbe venuto il Messia: prima o poi sarebbe successo. Pare che proprio Giuseppe sarà il padre del Messia, il “Figlio di Davide”.
La cosa veramente strana è la domanda di Maria: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» Ragazza mia, non sei informata? Non sai come nascono i bambini? No, questa giovane non è così stupida, non è questo quel che sta domandando e il riferimento al “conoscere uomo” è chiaro: nel linguaggio semitico “conoscere” vuol dire avere intimità e in questo caso indica il rapporto sessuale. Ma che razza di domanda è? Lei non capisce quel che avremmo capito tutti: ti sposerai con un discendente di Davide e ti nascerà un figlio che sarà il Re atteso. Una cosa enorme, grandiosa, certo, ma secondo natura. A Lei questo non basta, ha qualcosa da chiedere. Pensa: mi appare un angelo per dirmi cose secondo natura? Solo questo? Certo, il Messia è roba grossa… ma Lei domanda: Che Dio non rompe il silenzio per dire qualcosa che può succedere perché possibile. Lo stesso angelo, sei mesi prima, ha annunziato il parto di un bimbo, Giovanni il Battista, da una donna sterile. È questo l’ordine delle cose per cui Dio squarcia l’abisso della distanza che c’è tra noi e Lui.
Insomma, come nasce questo bimbo straordinario? «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra». Dio in persona compirà questa opera in te. «Colui che nascerà sarà santo». Santo è solo Dio. Hai visto giusto: siamo nell’ordine dell’impossibile: «Nulla è impossibile a Dio». È questo quel che accadrà: d’ora in poi la carne umana sarà aperta alla vita di Dio. Dio non è venuto in Maria per qualcosa che potevamo fare da soli. Maria si apre all’opera di Dio in lei, a quel che non nasce da uomo ma da Dio viene generato. È a questo che siamo chiamati: non al possibile ma all’impossibile. A quel che Dio può fare in noi. Beata Maria perché hai creduto. Abbiamo fatto un cristianesimo possibile, ordinario, prevedibile, plausibile, e siamo diventati irrilevanti, perché abbiamo dimenticato che in ogni atto veramente cristiano c’è da credere nell’impossibile, c’è da credere nell’irruzione di Dio stesso, c’è da credere nello straordinario. Si chiamano opere di vita eterna.
Scheda (1):
 La solennità dell’Immacolata Concezione ci consente oggi di entrare nel clima dell’attesa, tipico dell’Avvento, per assumere lo sguardo di Maria, la sua stessa fede. Luca ce ne offre soprattutto un tratto: la docile accoglienza della parola di Dio, che diventa in lei carne a motivo della sua obbedienza e su cui ella fonda con fiducia l’intera sua vita e tutta la sua speranza (Vangelo). Maria si contrappone così all’atteggiamento di Adamo ed Eva (I Lettura), che mette in luce cosa ci sia alla radice del nostro peccato. Anziché ascoltare la parola di Dio, essi, e noi con loro, ascoltiamo la parola del serpente che getta il sospetto su Dio. Ci induce infatti a pensare, con la sua menzogna: non ti fidare di Dio, perché ti inganna; ti promette la vita e invece ti dà la morte. Ma è la voce del serpente, il sospetto che interrompe la nostra fede in Dio, a ucciderci davvero. Maria vive ed è nella gioia perché si fida di Dio e con fiducia acconsente al suo desiderio. Sa che Dio non ha altro volere verso di noi che quello annunciato da Paolo agli Efesini: colmarci della sua benedizione, secondo il suo disegno di amore, che ci rende eredi di tutti i suoi beni (II Lettura). fr Luca Fallica, Comunità SS. Trinità di Dumenza

Maria, capolavoro della grazia e sostegno della nostra fede
Celebriamo oggi la solennità dell’Immacolata Concezione. La ricorrenza non riguarda, come alcuni ritengono, la verginità di Maria, ma il suo concepimento immune dal peccato. La Vergine è creata «perfettamente pura fin dal seno materno». Essa non può essere soggetta al peccato originale perché è destinata ad essere Madre di Colui che è senza peccato, il Salvatore. Da sempre il popolo cristiano ha creduto in questo, ma ci sono voluti secoli perché questa fede venisse accolta in modo ufficiale dalla Chiesa. Ci sono stati molti oppositori, infatti, e tra questi coloro che ritenevano inconciliabile la fede nell’Immacolata Concezione con l’affermazione paolina che «tutti hanno peccato» (Rm 5,12). Lungo i secoli ci sono state molte controversie, ma alla fine ha prevalso il pensiero del teologo francescano Duns Scoto (1266-1308). Egli, con ragionamento semplice, ha evidenziato l’opportunità del privilegio mariano: «Dio poté, era conveniente, quindi fece». Il dogma di fede fu definito nel 1854 dal beato Pio IX (1846-1878). Gli avvenimenti alla grotta di Lourdes hanno poi confermato quanto il popolo cristiano spontaneamente già credeva. Il 25 marzo 1858, infatti, alla terza richiesta di Bernadette la Vergine Maria, con gesto umile, si chinò verso di lei e disse: «Io sono l’Immacolata Concezione ». Il grande mistero ricevette un sigillo dal cielo, precisamente nel giorno dell’Annunciazione, quando si ricorda il saluto dell’Angelo a Maria «la piena di grazia». Un ineffabile nome in cui è racchiusa una missione. Maria, generando il Figlio, dona alla nostra fede la forza e il coraggio di gridare al mondo che Cristo è per noi Signore e Salvatore, la via, la verità e la vita (cfr. Gv 14,6).
don Michele D’Agostino, ssp
Scheda (2) di Famiglia Cristiana:

IMMACOLATA, ECCO LE COSE DA SAPERE

07/12/2019  Il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX nel 1854 con la bolla "Ineffabilis Deus" che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento. Nella devozione cattolica l'Immacolata è collegata con le apparizioni di Lourdes (1858) dove Maria apparve a Bernardette presentandosi come «l’Immacolata Concezione»

Già celebrata dal secolo XI, la solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria si inserisce nel contesto dell’Avvento e del Natale, congiungendo l’attesa messianica e il ritorno glorioso di Cristo con la memoria della Madre. In tal senso questo periodo liturgico deve essere considerato un tempo particolarmente adatto per il culto della Madre del Signore. Maria è la tutta santa, immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura. Già profeticamente adombrata nella promessa fatta ai progenitori della vittoria sul serpente, Maria è la Vergine che concepirà e partorirà un figlio il cui nome sarà Emmanuele. Il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX nel 1854 con la bolla Ineffabilis Deus. Nella devozione cattolica l'Immacolata è collegata con le apparizioni di Lourdes (1858) e iconograficamente con le precedenti apparizioni di Rue du Bac a Parigi (1830).
Giovanni Tiepolo, Immacolata Concezione
Giovanni Tiepolo, Immacolata Concezione

CHE COSA VUOL DIRE IMMACOLATA CONCEZIONE?

Vuol dire che la Vergine Maria, pur essendo stata concepita dai suoi genitori (sant’Anna e san Gioacchino) così come vengono concepite tutte le creature umane, non è mai stata toccata dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

PERCHÉ LA VERGINE MARIA È STATA CONCEPITA IMMACOLATAMENTE?

 
La risposta sta nel fatto che la Vergine Maria non solo avrebbe dovuto concepire il Verbo incarnato e quindi portare con sé, nel Suo Grembo, il Dio fattosi uomo; ma anche perché avrebbe dovuto dare al Verbo incarnato la natura umana. Il catechismo afferma che Gesù Cristo è vero Dio ma anche vero uomo, nell’unico soggetto che è divino. Si tratta dell’unione ipostatica. Ebbene, non si può pensare che Dio, somma perfezione e somma purezza, possa aver ricevuto la natura umana da una creatura toccata –anche se brevemente – dal peccato e, quindi, in quanto tale, soggetta in qualche modo all’azione del Maligno.
Murillo, L'Immacolata Concezione
Murillo, L'Immacolata Concezione

IN CHE PARTE DEL VANGELO SI PUÒ FACILMENTE DEDURRE CHE LA VERGINE MARIA È IMMACOLATA?

Nell’Annunciazione l’Angelo saluta Maria con l’appellativo “Piena di Grazia”. Tali parole fanno chiaramente capire che non si tratta semplicemente di un saluto rivolto a chi è nello stato di Grazia, ma a chi è totalmente pieno della Vita di Dio, totalmente pieno di questa Vita perché costitutivamente immacolato.

CHI HA PROMULGATO IL DOGMA DELL'IMMACOLATA?

 
Il dogma fu promulgato nella Cappella Sistina dal beato Pio IX l’8 dicembre 1854. Il Pontefice, durante il suo esilio in Gaeta (1849-1851) – dovuto alla Rivoluzione mazziniana che nel 1848-1849 aveva portato alla costituzione della Seconda Repubblica Romana, per sua natura massonica e anticristiana – aveva fatto voto in una cappella dedicata all’Immacolata che, qualora avesse ricevuto la grazia del ritorno a Roma e del ripristino dell’ordine cristiano nell’Europa allora sconvolta dalla Rivoluzione, avrebbe appunto impegnato tutto se stesso nell’attuazione della proclamazione del gran dogma mariano. Come Pio IX ebbe poi a dire, sentì tale esigenza come una chiamata interiore, che ricevette mentre era assorto in preghiera dinanzi all’immagine dell’Immacolata.
Diego Velázquez, Immacolata Concezione
Diego Velázquez, Immacolata Concezione

PERCHÉ SI ATTESE IL XIX SECOLO PER PROMULGARE TALE DOGMA?

Primo: perché il dogma dell’Immacolata Concezione è un dogma di approfondimento della Rivelazione (approfondimento vuol dire che è comunque contenuto implicitamente nella Rivelazione) per cui era naturale che tale approfondimento avvenisse nel corso della storia. Secondo: perché tale dogma fu una risposta all’influenza illuminista (prima) e positivista (poi) che affermavano una sorta di “immacolata concezione” dell’uomo. Si tratta del mito del buon selvaggio secondo cui l’uomo sarebbe in natura buono ma poi verrebbe rovinato dalle strutture sociali. La conseguenza di questa errata antropologia era il ritenere che la soluzione di ogni male non stesse prima di tutto nella conversione del cuore dell’uomo ma solo nella teorizzazione di ideologie rivoluzionarie e utopiche atte a realizzare una sorta di “paradiso sulla terra”. Ebbene, il dogma dell’Immacolata Concezione nel 1854 e la sua conferma venuta dall’Alto che si avrà quattro anni dopo a Lourdes (La Vergine si presentò a Bernadette con queste testuali parole: “Io sono l’Immacolata Concezione”), furono una risposta cattolica a questo errore. Se la Vergine Maria è stata concepita immacolatamente vuol dire che tutti gli altri uomini nascono macchiati dal peccato. E la salvezza non ci viene dalla scienza o dal progresso, ma solo dalla grazia divina e dalla nostra adesione – di fede e di opere – alla Redenzione di Cristo. Occorre aggiungere anche che il fatto che si sia atteso tanto tempo prima di promulgare il dogma, è fattore ulteriormente accertativo della validità della decisione di Pio IX, in quanto fu frutto di secolari discussioni teologiche, che, pur basate su iniziali posizioni distanti, portarono però alla scoperta della verità sulla materia del dogma. Inoltre, un altro fattore decisivo, era costituito dal fatto che ormai già da secoli, ovunque nella cattolicità, si venerava Maria anche sotto il titolo di Immacolata, e centinaia erano le cappelle già consacrate al suo immenso privilegio. Proprio in una di queste, come detto, il beato Pio IX ebbe la suggestione di giungere alla grande epocale decisione del dogma.

COS'È L'OMAGGIO ALL'IMMACOLATA DA PARTE DEL PAPA?

 
L'8 dicembre del 1857, papa Pio IX, inaugurò e benedisse a Roma, il monumento dell'Immacolata, detto di Piazza di Spagna, in realtà nell'adiacente Piazza Mignanelli, monumento interamente pagato dal re di Napoli Ferdinando II. Papa Pio XII, nel giorno dell'Immacolata Concezione, ha iniziato a inviare dei fiori come omaggio alla Vergine; il suo successore, papa Giovanni XXIII, nel 1958, uscì dal Vaticano e si recò personalmente in Piazza di Spagna, per deporre ai piedi della Vergine Maria un cesto di rose bianche, e successivamente fece visita alla basilica di Santa Maria Maggiore. Tale consuetudine è stata continuata anche dai papi successivi. La visita in Piazza di Spagna prevede un momento di preghiera, quale espressione della devozione popolare. L'omaggio all'Immacolata prevede il gesto della presentazione dei fiori, la lettura di un brano della Sacra Scrittura e di un brano della Dottrina della Chiesa cattolica, preghiere litaniche e alcuni canti mariani, tra cui il Tota pulchra.

L’annunciazione nell’arte: un contributo di Micaela Soranzo

La ricchezza dell’iconografia dell’Annunciazione è dovuta non solo alla sua importanza dottrinale nell’economia della salvezza, ma anche al culto che la Chiesa le ha sempre reso. Fissata al 25 marzo, nove mesi esatti prima della Nascita, la festa si è diffusa in Occidente grazie agli Ordini religiosi, soprattutto i Serviti, che dedicarono numerose chiese all’Annunziata.
In epoca paleocristiana Maria era vista come la donna che avrebbe concluso il tempo della maledizione divina cominciata col peccato originale e pertanto l’Annunciazione era raffigurata accanto all’episodio in cui Dio maledice il serpente: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe” (Gen.3,15).  I primi esempi iconografici si trovano nelle catacombe di Priscilla e dei S.S.Marcellino e Pietro (III sec.), ma esistono due diverse interpretazioni dell’Annuncio dell’angelo, una di origine orientale e l’altra occidentale, diffusasi in epoca medioevale, quando in seguito alla divulgazione della Legenda Aurea, gli artisti arricchirono l’episodio di numerosi particolari iconografici tratti dai racconti dei Vangeli Apocrifi, con particolare riferimento al Protovangelo di Giacomo (III sec.), al Vangelo dello Pseudo-Matteo (VII-VIII sec.) e alla Natività di Maria (IX sec.)
La tradizione orientale, che si rifà al ‘Vangelo armeno dell’infanzia’, mostra l’angelo che appare a Maria due volte: la prima volta senza parlare la incontra al pozzo dove la giovane attingeva l’acqua, la seconda volta in casa, dove Maria era intenta a filare un velo di porpora per il Tempio.
La prima si può vedere nel Dittico eburneo di Milano (VI sec.), nei mosaici di Daphni e di S.Sofia di Kiev (XI sec.), nei mosaici della Cappella Palatina, della Martorana, ma entrambe sono raffigurate nel mosaico di S.Marco (XII sec.).

mosaico, basilica di S.Marco, Venezia

Maria è presso il pozzo, simbolo di vita e fecondità, come già altre donne dell’Antico Testamento prima di lei e la brocca con cui prende l’acqua è simbolo della Vergine che in quel momento si prepara ad essere a sua volta ‘recipiente di Cristo’.  A volte il pozzo è sostituito da una fonte zampillante, analoga a quella che Mosè fece scaturire dalla roccia L’iconografia della Vergine che fila, probabile allusione a Maria-nuova Eva, dato che la progenitrice dopo il peccato era stata condannata a filare, è tipicamente orientale, ma si trova anche in occidente nei mosaici di S.Maria Maggiore a Roma (V sec.) e nella cattedra di Massimiano a Ravenna (VI sec.), nei bassorilievi di S.Michele a Pavia e  nell’Evangelario  di Spira (XI sec.).
In Occidente, invece, Maria al momento dell’annuncio non è occupata in lavori materiali, ma legge un libro aperto, secondo l’interpretazione di S.Bernardo, sulle pagine con la profezia di Isaia: ‘Ecco la Vergine concepirà un figlio’;  l’immagine della Vergine col libro sostituisce, dunque,  la Vergine al pozzo o con la conocchia.
Mentre nelle chiese bizantine l’Annunciazione, chiamata anche il ‘Saluto dell’angelo’, è generalmente raffigurata all’entrata del santuario sull’arco trionfale, la pittura occidentale del Medioevo la pone sul rovescio delle porte dei retabli, come nel Polittico di Gand o nel Trittico di Colonia. Gli artisti romanici hanno poi dato libero sfogo alla loro inventiva, mossi dal gusto del particolare e del pittoresco. In un bassorilievo del chiostro di Silos, due angioletti posano una corona regale sul capo di Maria, seduta, davanti alla quale sta l’Arcangelo in ginocchio: in questo caso si tratta di una contaminazione tra il tema dell’Annunciazione e quello dell’Incoronazione della Vergine. In alternativa l’arte romanica dà il via a una semplificazione del racconto; in una vetrata della cattedrale di Chartres l’angelo ha uno scettro e la Vergine è in piedi davanti a un seggio, ma sul portale occidentale lo scettro e il seggio sono scomparsi e restano solo le due figure. La ricerca dell’astrazione a scapito del realismo sfocerà nelle annunciazioni gotiche, che saranno atemporali, anche se l’Annunciazione era spesso unita alla Visitazione in relazione all’Albero di Jesse. Nelle rappresentazioni ci si attiene strettamente all’iconografia tradizionale, simboleggiando il momento  del concepimento con l’immagine di una colomba, simbolo dello Spirito Santo, sopra il capo di Maria o posata vicino a lei, come sulle porte di Novgorod (1152). Curioso è un piccolo rilievo in avorio scolpito attorno al 1100 nel Basso Reno: qui, tra Maria e la colomba, si trova una barchetta con Gesù Bambino.
Il tema dell’Annunciazione domina nell’iconografia occidentale con innumerevoli rappresentazioni e le varianti riguardano soprattutto l’ambientazione: all’interno della casa o della camera, ma anche in un palazzo o in una chiesa, o all’esterno, all’aperto in un giardino, sotto un portico o con lo sfondo della città di Nazaret, come nel Codice di Egberto di Treviri (IX sec.). Generalmente la scena è bipartita con l’angelo a sinistra e la Vergine a destra e la rappresentazione di interni architettonici fu spesso scelta per sottolineare la suddivisione dello spazio in due aree, una riservata alla sfera celeste dell’angelo, l’altra alla condizione terrestre di Maria; talvolta le due zone sono separate da una colonna, sia in scultura che in pittura, oppure sono singolarmente raffigurati nei pennacchi di un arco o nei pannelli laterali di un polittico.
A seconda del sentimento che gli artisti hanno voluto far interpretare a Maria e all’angelo, i due personaggi hanno un atteggiamento che li vede prevalere alternativamente l’uno sull’altro.
In una prima fase la Vergine sembra passiva nel ricevere l’annuncio e l’angelo ha un aspetto quasi trionfale, successivamente il ruolo dell’angelo, che appare anche genuflesso, sembra diminuire. Sotto l’influenza delle ‘Meditazioni sulla vita di Cristo’ dello Pseudo Bonaventura l’angelo Gabriele si inginocchia davanti alla Vergine, che è ritratta a volte in piedi, alla stessa altezza dell’angelo, a volte seduta o in ginocchio, è in preghiera nella sua camera col ‘libro delle Ore’ sulle ginocchia o su un leggio, mentre la colomba dello Spirito Santo la copre con le sue ali.
Una variante iconografica del XIII sec. inserisce la figura femminile di una serva, che solleva incuriosita una tenda per vedere l’angelo e ascoltare il messaggio divino: è un ricordo dell’episodio veterotestamentario di Sara che sulla soglia alza la tenda, per ascoltare le parola dei tre angeli ai quali Abramo offre ospitalità.
L’angelo, generalmente in candide vesti, nelle prime immagini  ha in mano un ramo di palma o di ulivo, simbolo della riconciliazione tra Dio e l’uomo avvenuta mediante l’Incarnazione, come nella tavola di Simone Martini,

Simone Martini, Uffizi, Firenze

oppure regge uno scettro o un bastone, ma con Pietro Cavallini appare il ramo di giglio, che da questo momento in poi diventerà l’emblema dell’Annunciazione e della purezza di Maria. Anzi, se il giglio  termina con tre fiori simboleggia la triplice verginità di Maria (ante partum, in partu, post partum) ed è posto al centro della composizione come fulcro spaziale e simbolico. Nell’arte nordica il giglio di solito è posto in un vaso di maiolica o di cristallo ai piedi della Vergine; a volte è insieme ad altri fiori simbolici, come la rosa della carità e la violetta dell’umiltà, ma anche una aquilegia blu, fiore della tristezza e allusione ai dolori della madre del Salvatore, mentre nella tela di Zeitblom a Bucarest il giglio è sostituito dal mughetto, sempre immagine di purezza e castità
Il messaggio dell’angelo talvolta è inciso su fondo oro o appare su un cartiglio posto sulle sue mani: raramente gli angeli sono due, come nella tela di Filippo Lippi, o tre, come nel dipinto di Andrea del Sarto. Dopo il Concilio di Trento, volendo dare all’angelo un carattere meno familiare rispetto alla tradizione precedente, lo si  raffigura in volo o tra le nubi.
Il mistero dell’incarnazione, nucleo centrale dell’iconografia dell’annunciazione, è spesso raffigurato attraverso l’immagine della Trinità. Al centro della composizione spaziale bipartita viene collocata la figura di Dio Padre, talvolta sostituita dalla mano che invia alla Vergine la colomba dello Spirito Santo. Nell’iconografia tardo medievale e soprattutto nel XV sec. appare addirittura il motivo del Cristo Bambino inviato dal Padre verso il grembo di Maria; Gesù, che ha il nimbo crociato e  reca la croce, segno della sua missione terrena,  in alcuni casi è anche preceduto dalla colomba. Gli esempi di questa tipologia, come le tele di Lorenzo Veneziano e Giovanni Santi, si esauriscono dopo il Concilio di Trento, che condanna la raffigurazione dell’Incarnazione fuori del grembo della Vergine.

Annunciazione Poussin 1657

Poussin ha, invece, fornito due versioni della discesa dello Spirito Santo: nella prima la colomba si posa sul dito dell’angelo, nella seconda l’angelo si inginocchia davanti alla Vergine seduta su un cuscino, mentre la colomba, immersa in un alone di luce, si posa sulla sua testa.





Molto interessante è anche l’Annunciazione di Jan van Eyck,

JanVanEyck

poichè contiene raffigurazioni di eventi veterotestamentari, ma con riferimento cristologico, sulle mattonelle della camera dove Maria si trova a pregare; su questa pavimentazione realmente esistita sono, infatti, narrati gli episodi  di Sansone e i Filistei, di Sansone e Dalila, di Davide che uccide Golia.
Nell’interpretare le reazioni di Maria all’annuncio dell’angelo, gli artisti hanno posto in evidenza i diversi momenti con una diversa gestualità. Ilario da Viterbo e poi Botticelli,

Annunciazione Botticelli 1489
Annunciazione Lotto 1534

nella tela degli Uffizi, e Lorenzo Lotto, ad esempio, pongono l’accento sulla conturbatio (“A queste parole ella fu molto turbata”), il turbamento o addirittura lo spavento provocato dall’arrivo dell’angelo, che alza il braccio con un gesto perentorio, ma si inginocchia, come Maria, davanti al mistero dell’Incarnazione. Lotto oltre a collocare l’angelo di spalle, pone anche un gatto nero, simbolo dello spirito del male, che fugge spaventato. Altri artisti mettono in evidenza la cogitatio  (“e si domandava che senso avesse un saluto come questo”), come Simone Martini o Carpaccio, che presenta Maria appoggiata a un inginocchiatoio invelluto rosso mentre legge.
La scena è arricchita di particolari legati alla figura di Maria: vi è l’hortus conclusus, simbolo della sua verginità, un mazzo di garofani, emblema di amore divino e attributo di Maria, e un ampio bestiario simbolico, dal pavone al cardellino, simbolo della Passione, alle rondini che annunciano la nuova stagione, cioè l’era cristiana, con riferimento sia alla resurrezione che all’incarnazione. Numerosi artisti hanno associato l’immagine di Maria ad animali e piante simbolici, come il cipresso, il tulipano e Leonardo pone anche la conchiglia.
L’interrogatio (“Allora Maria disse all’angelo:‘Come avverrà questo, poichè non conosco uomo?”) è l’atteggiamento dell’Annunciazione di Piero della Francesca

Raffaello, Musei Vaticani
Piero della Francesca, chiesa di S.Francesco AR

o di Raffaello, che ambienta la scena sotto un porticato come previsto dall’iconografia rinascimentale. L’angelo ha la veste mossa dal vento, poichè è appena arrivato in volo, mentre la Vergine ha la veste rossa e il manto blu, per indicare la sua umanità che si è rivestita della divinità del Figlio. Il mistero dell’incarnazione è qui espresso attraverso l’immagine della Trinità: infatti c’è Dio Padre, raffigurato come un vecchio con la barba bianca che sta fra le nuvole e regge il mondo nella mano sinistra, che invia lo Spirito Santo in forma di colomba. Il paesaggio è caratterizzato dalla luce dell’alba, del sole che sta per sorgere e quel sole è Cristo: è il tempo dell’Incarnazione.

Annunciazione Angelico Cortona 1435

Il Beato Angelico,, invece, raffigura la humiliatio  (“Allora Maria disse: ‘Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”): la Vergine ha le braccia incrociate sul petto, mentre l’angelo, con delle stupende ali iridescenti, che riprendono l’iconografia angelica dell’Antico Testamento, con un atteggiamento di preghiera e devozione si inchina di fronte a lei. L’Angelico ha affrontato diverse volte questo tema, talvolta inserendovi, a sinistra della scena, le figure dei progenitori cacciati dal Paradiso terrestre, con l’intento di sottolineare il messaggio di salvezza rivolto a Maria: Maria sarà la Nuova-Eva e il figlio il Nuovo-Adamo. Il giardino edenico è caratterizzato anche dalle numerose specie di fiori, frutti e piante, tutti simbolici, tra i quali si vedono la palma e un albero di arance, simboli del paradiso. In fine vi è la meditatio (“E l’angelo si allontanò da lei”), cioè la rappresentazione della sola Vergine detta ‘Annunziata’, splendidamente rappresentata da Antonello da Messina, ma anche da Salvatore Fiume.

Annunziata,Salvatore Fiume

Successivamente l’iconografia ha ripetuto modelli già esistenti: fa eccezione l’Annunciazione di Dante Gabriele Rossetti (1850) in cui, però, non vi è più alcuna traccia della devozione e della maestosità connesse un tempo alle rappresentazioni di Maria, che ora è una ragazza timida e all’ingresso dell’angelo si rannicchia in un angolo del suo letto. Della fine dell’’800 è, invece, la tela di Maurice Denis

Maurice Denis

che pur rifacendosi a temi iconografici tradizionali, come il ramo di giglio posto sul davanzale, inserisce la scena in un interno contemporaneo. Anche l’arte contemporanea ha raffigurato questo episodio, da padre Costantino Ruggeri,

Padre Costantino Ruggeri

presente nel nuovo Lezionario per illustrare la IV domenica di Avvento dell’Anno C, ad Arcabas.

Arcabas



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