13 ottobre 2017, 100 anni da Fatima: bisogna aspettarsi qualcosa?


Prendo ancora da Aleteia un articolo molto approfondito sulla celebrazione di oggi e sugli allarmismi dei soliti profeti di sventura.

Immancabili gli allarmismi, ma essi risultano non solo teologicamente devianti, bensì pure storicamente dubbi

«Guardate di non lasciarvi ingannare. Molti verranno sotto il mio nome dicendo: “Sono io” e “Il tempo è prossimo”; non seguiteli».
Lc 21, 8
Tra pochi giorni (l'articolo è datato 10.10.2017, n.d.r.) ricorrerà il centesimo anniversario dell’ultima apparizione a Fatima. 13 ottobre 1917: il giorno della rivelazione della “Madonna del Rosario”; giorno dell’invito alla conversione e a «non offendere più Dio, Nostro Signore, che è già molto offeso»; giorno, infine, del “miracolo del sole”. Il dottor Almeida Garret ne rese nota testimonianza con queste parole:
Improvvisamente udii il clamore di centinaia di voci e vidi che la folla si sparpagliava ai miei piedi… voltava la schiena al luogo dove, fino a quel momento, si era concentrata la sua attesa e guardava verso il sole dall’altro lato. Anche io mi sono rivoltato verso il punto che richiamava lo sguardo di tutti e potei vedere il sole apparire come un disco chiarissimo, con i contorni nitidi, che splendeva senza offendere la vista. Non poteva essere confuso con il sole visto attraverso una nebbia (che non c’era in quel momento) perché non era né velato né attenuato. A Fatima esso manteneva la sua luce e il suo calore e si stagliava nel cielo con i suoi nitidi contorni, come un largo tavolo da gioco. La cosa più stupefacente era il poter contemplare il disco solare, per lungo tempo, brillante di luce e calore, senza ferirsi gli occhi o danneggiare la retina. Udimmo un clamore, il grido angosciato della folla intera. Il sole, infatti, mantenendo i suoi rapidi movimenti rotatori, sembrò essere libero di muoversi nel firmamento, e di spingersi, rosso sangue, verso la terra, minacciando di distruggerci con la sua enorme massa. Furono dei secondi davvero terribili.
E così commentò i fatti il vescovo di Leiria:
Il fenomeno solare del 13 ottobre 1917, riferito e descritto nei giornali dell’epoca, è stato quanto mai meraviglioso e lasciò una indelebile impressione in quanti ebbero la felicità di presenziarvi. Questo fenomeno, che nessun osservatorio astronomico ha registrato, e perciò non naturale, è stato constatato da persone di tutte le categorie e classi sociali, credenti e miscredenti, giornalisti dei principali giornali portoghesi, e ancora da individui distanti parecchi chilometri dal luogo dove avveniva; il che sfata ogni spiegazione di illusione collettiva.
Dunque la meravigliosa e formidabile danza del sole avvenne davvero, in qualche modo, oltre ogni ragionevole dubbio. Cosa essa significhi, invece, è oggetto di interpretazione allegorica da molte parti, né pretendiamo noi di dipanare una tanto fitta ridda di ipotesi. Lo stile di Maria, poi, è magistralmente ecclesiale anche nell’essere chiarissima su poche cose essenziali e nel lasciare che sulle altre molte letture possano sovrapporsi senza elidersi.

La suggestione dei “cento anni”

Ma siamo ormai alle porte del centenario di quell’ultima fatidica visione, e non mancano i proclami “millenaristici” sul nostro 2017 – quasi non fosse anche questo un Annus Domini, un “anno di grazia del Signore”… –; uno si può confortare osservando come gli stessi scrittori che alimentano certi timori siano contemporaneamente impegnati anche nella promozione dei loro ultimi libri (e nessuno che creda imminente la fine del mondo mette da parte soldi per i figli o per pagare le bollette).
Cerchiamo di fare un poco di chiarezza, se possiamo, e chiediamoci anzitutto da dove salti fuori questa fibrillazione per il centenario dell’ultima apparizione di Fatima: parlando delle apparizioni di Fatima e del messaggio di Cova da Iria, è vero, si sente spesso parlare di “secolo”, di “secolare”, di “secolarizzazione” e di “secolarismo”. Va pur detto che mainelle parole della Vergine del Rosario, per come sono state riportate dai Veggenti, si fa il più velato cenno a quelle parole o a loro sinonimi.
Questo non vuol dire però che tutti i commentatori di Fatima abbiano preso un abbaglio: anche nel famoso documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, a firma del cardinal Tarcisio Bertone, si parlava abbondantemente del secolo. Ma qui sta il punto: una delle caratteristiche dei messaggi di Fatima è l’accorato senso storico manifestato dalla Madre di Dio (che non a caso viene invocata come Madonna del Rosario in quanto Regina delle Vittorie nella Battaglia di Lepanto…): più di una volta parla della “guerra”, ormai alle battute conclusive, e dei soldati che di lì a poco sarebbero tornati; accennò anche a una guerra “più grande” (di quella che allora veniva chiamata ed era “la Grande Guerra”!), nel caso che gli uomini non avessero accolto il suo messaggio e non avessero fatto penitenza. Parlò della Russia e “dei suoi errori”, in cui tutti hanno creduto di poter riconoscere il materialismo dialettico del comunismo teorico (che in effetti sarebbe diventato “pratico” di lì a pochi mesi). Fu dunque un compiutissimo e sublime ministero, quello di Maria, profetico e apocalittico al contempo. Il fatto che abbia annunciato e descritto modalità, condizioni e vie d’uscita ai più grandi disastri bellici e culturali del XX secolo diede facilmente modo a tutti i commentatori di ravvisare nelle profezie di Fatima le profezie “del Secolo Breve” (l’espressione, come è noto, è di Eric Hobsbawm, e si riferisce all’arco di tempo compreso tra la Grande Guerra e il crollo dell’URSS – 1914-1991).
Il discorso storico-politico si è facilmente connesso a una giusta critica sulla decadenza dei costumi, sull’edonismo e sul ’68 – tutte tristi peculiarità di quel secolo che la Madonna del Rosario invitava a conversione. Fu invano? Da un punto di vista spirituale non lo sappiamo, né potremmo sensatamente fare altro che pregare, sperare, offrire le nostre sofferenze. Da un punto di vista storico, la nostra valutazione sarebbe tanto più fallace e meno rilevante di quella spirituale: i sociologi possono misurare l’accorciamento della minigonna nei decenni, ma la fede vive anzitutto nelle coscienze, e solo Dio sa se sia più alta al suo cospetto la pira degli abomini o quella dei sacrifici.
Dunque da dove sortono codesti cento anni che tra tre giorni scadranno? Da nessuna parte, pare, se i riferimenti addotti sono Medjugorie e Leone XIII.

La visione del 24 aprile 1982

Ai veggenti di Medjugorie (rivelazione privata tuttora non riconosciuta formalmente dalla Chiesa) la Madonna avrebbe detto, parlando coi veggenti:
Cari Figli dovete sapere che satana esiste. Egli si è presentato davanti al trono di Dio e ha chiesto il permesso di tentare la Chiesa per un certo periodo con l’intenzione di distruggerla. Dio ha permesso a satana di mettere la chiesa alla prova per un secolo, ma ha aggiunto: «Non la distruggerai». Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di satana, ma quando saranno realizzati i Segreti che vi sono stati affidati il suo potere verrà infranto. Già ora comincia a perdere il suo potere perciò e diventato più aggressivo distrugge i matrimoni, solleva discordie anche tra le anime consacrate, causa ossessioni, provoca omicidi. Proteggetevi dunque con la Preghiera e col Digiuno, soprattutto con la Preghiera Comunitaria, portate addosso oggetti Benedetti e poneteli anche nelle vostre case. E riprendete l’uso dell’acqua benedetta.

Questo singolo messaggio indicherebbe tre cose importanti:

  1. la conferma del senso delle apparizioni di Fatima, che guardano al “secolo breve” come a un tempo particolarmente funestato;
  2. l’annuncio della sconfitta storica di Satana, per il quale sta scadendo il “tempo concesso”;
  3. l’avvertimento che con ciò si apre un ultimo tempo di feroci colpi di coda contro le singole vocazioni (tanto matrimoniali quanto sacerdotali e di speciale consacrazione).
È vero, suor Lucia disse (e lo scrisse anche al Cardinal Caffarra) che «verrà un momento in cui la battaglia decisiva tra il regno di Cristo e Satana sarà sul matrimonio e sulla famiglia. E coloro che lavoreranno per il bene della famiglia sperimenteranno la persecuzione e la tribolazione». Però seguiva immediatamente la risposta agli sguardi angosciati di tanti che pure vanno ripetendo questa frase: «Ma non bisogna aver paura, perché la Madonna gli ha già schiacciato la testa».
 L’attacco alla famiglia
Significa che va tutto bene? No, ma che se si vigila e se non ci si fa abbindolare non si può risultare definitivamente sconfitti. Proprio oggi pomeriggio mi sottoponevano un articolo in cui si rendeva conto (con giusto e vibrante sdegno) degli abusi pastorali, liturgici e disciplinari occorsi a Vadstena, non distante da Stoccolma, dove si è permesso di ospitare in una chiesa cattolica – quella che conserva le reliquie di Santa Brigida, compatrona d’Europa – un “matrimonio” gay tra due luterani. Sì, perché dai tempi della Riforma lo storico monumento del medioevo cristiano scandinavo è stato ordinariamente spogliato dei sacri misteri per cui era stato eretto, e anche solo toccare la questione della legittimità di un simile stato di cose rischia di far precipitare relazioni non solo ecumeniche, ma anche diplomatiche (trattasi di “Chiesa di Stato”). Ebbene, la persona che mi sottoponeva l’articolo – persona degnissima e molto preparata – mi chiedeva se simili eventi non fossero collegabili alla desacralizzazione dello spazio sacro che anche da noi e con le migliori intenzioni avviene (si riferiva apertamente al caso del pranzo coi poveri in San Petronio).
Mi sono sentito di confermare le cose che avevo già espresso in argomento, aggiungendo inoltre che occasioni come quella svedese ci offrono a mio avviso uno spunto importante per alzare la voce contro gli abusi, contro chi li compie e contro lo stesso concetto deviato di bene e di male che vi si manifesta. Mi spiego: non “nonostante”, ma proprio perché è lecito evangelizzare con un pasto offerto dalla Chiesa ai poveri in San Petronio, appunto per questo è ancora più grave che le chiese vengano adibite a teatrini in nessun modo buoni, in nessun modo evangelici, in nessun modo sacri. È la stessa Amoris lætitia che, recependo le istanze sinodali, ricorda nero su bianco come non esista «“[…] fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”; ed è inaccettabile “che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il ‘matrimonio’ fra persone dello stesso sesso”» (AL 251).
Certamente questa della diffusione del “matrimonio” omosessuale è un gravissimo attacco decostruzionista che il nostro tempo sferra alla famiglia. Contestualmente a quelli al clero, tanto confuso sulla propria identità e sballottato tra nostalgie passatiste e fughe nel vuoto (i c.d. “progressisti” non vanno “in avanti” più dei veggenti dell’inferno dantesco), e a quelli ai religiosi e ai missionari, la cui stessa ragion d’essere – cioè la perfezione evangelica e il Regno di Dio su questa terra – appare in parte evacuata in radice. È dunque non solo lecito, ma anche prudente e saggio, considerare questi fatti mondani alla luce delle parole di Nostra Signora di Fatima. Davanti a tanta concretezza, quasi brutale, della Madonna, certi discorsi aleatori sui “cento anni” (che comunque, stando alla visione di Medjugorie, coincidono col XX secolo e non hanno a che fare col 2017) rischiano di apparire un’inutile divagazione, buona a passare per pazzi davanti ai non credenti (cf. 1 Cor 14,23) e a perdere di vista i punti fondamentali anche tra di noi.
Leggi anche: 13 del mese: cosa c’è da sapere sul modo di ottenere l’indulgenza di Fatima
Leone XIII
Ma passiamo all’altro riferimento ai cento anni di scioglimento delle catene. Il 13 ottobre 1884 anche Leone XIII avrebbe avuto una visione (privata anche questa, dunque in nulla vincolante, per il singolo fedele, quanto alla fede cattolica) mentre assisteva a una messa di ringraziamento. Padre Amorth lo raccontava così nel suo libro-intervista con Paolo Rodari:
A un certo punto coloro che si trovano attorno a lui vedono che alza il capo verso l’alto. Guarda dritto innanzi a sé come fosse in trance. Cosa sta guardando? Il suo viso cambia colore. Diviene rosso. Leone XIII sembra spaventato. A tratti addirittura atterrito come se si trovasse in un mondo mostruoso. Poco dopo, come se nulla fosse, si alza e si dirige di buon passo verso il proprio studio.
Gabriele Amorth – Paolo Rodari, L’ultimo esorcista 207
Lì il Papa avrebbe composto di getto la famosa Preghiera a san Michele Arcangelo, disponendo la sua immediata e universale diffusione. Al giornalista che chiedeva “perché questa preghiera?”, l’esorcista spiegava:
Per la visione che poco prima ha avuto. È una visione che riguarda il futuro della Chiesa. Un periodo di circa cento anni in avanti quando il potere di Satana avrebbe raggiunto il suo culmine. Cento anni! Sostanzialmente la nostra epoca!
Ivi, 208
Anche qui, pur accogliendo con la massima serietà questa rivelazione, e ricordando che in qualità di rivelazione privata essa non può in alcun modo sovrastare l’insegnamento costante della rivelazione pubblica della Chiesa, s’impongono due obiezioni a quanti sembrano in ansia per il centenario che ricorre a giorni:
  1. 100 anni dal 1884 non scadono nel 2017. E neanche “circa cento [non più scritto in cifre] anni”. Non si vorrà dire che il giorno e il mese devono essere assolutamente precisi, ma l’anno no…;
  2. quali sono le fonti più antiche che attestano questa eziologia al testo della preghiera a san Michele (che è un documento e che dunque fa già parte dei fatti storici acclarati)?
Non ho dedicato alla seconda questione una ricerca particolare, ma non sono riuscito a rintracciare testimonianze del fatto che possano considerarsi significativamente anteriori agli anni ’70. Anni guarda caso vicini, quelli sì, al centenario della rivelazione privata a Papa Pecci; anni guarda caso occupati da un forte dissidio ecclesiale a causa della riforma liturgica, che procedeva ad applicare i dettami della Sacrosanctum Concilium con passo irrevocabile …ma certamente non irriformabile, se si considerano alcune scelte le cui ragioni è difficile rintracciare nei testi conciliari; tra questi, guarda caso, c’era l’abolizione della preghiera a san Michele di cui parlano quelli che impugnano l’apparizione e la mistica dei cento anni. Insomma, il cerchio dei “guarda caso” si chiude anche troppo facilmente, e in mancanza di un documento perlomeno anteriore al 1960 che attesti la visione nel 1884, collegata alla contestuale composizione della preghiera, uno storico avrà più ragione di dubitare della fondatezza dei fatti che di fidarsene.
Ad ogni modo, anche se la storia fosse falsa essa ci direbbe qualcosa di molto importante circa gli anni in cui si diffuse: non solo il pontificato di Paolo VI, infatti, ma anche quello di Giovanni Paolo II fu attaccato senza esclusione di colpi da quanti vi vedevano la deriva in atto e il decadimento della retta fede (il Papa polacco avrebbe baciato il Corano, in Vaticano, a metà del mese mariano di maggio dell’ultimo anno del XX secolo… e sono sorte polemiche se quello fosse o non fosse il testo islamico… grandi amenità!). In effetti sì, sotto il papato montiniano, che lasciò nella Marialis cultus una bellissima enciclica mariana, la preghiera a san Michele fu espunta dal messale romano; sotto il papato woitiano, che vide fra l’altro la Madonna di Fatima baroccamente ornata del proiettile esploso dal turco Ali Agca, la preghiera restò fuori dal messale (e sì che vi fu un’editio typica tertia, sotto Giovanni Paolo II, in cui i simboli di fede furono fusi insieme e l’antichissima Dominica in albis prese il modernissimo nome di “Domenica della divina misericordia”… insomma, non proprio ritocchini insignificanti…). Benedetto XVI ha riportato in vigore il vetus ordo come forma straordinaria del Rito Romano, ma neppure lui ha reinserito quella preghiera nel Messale, e lo stesso deve dirsi di Papa Francesco, che pure sembra parlare del diavolo più dei suoi predecessori.Come mai? Ormai stiamo divagando, ma temo che fosse divagazione fin dal principio tirare in ballo un presunto evento (non documentato, a quanto ne so) del 1884 per spiegare le apparizioni del 1917 e il centenario del 2017… Insomma, non sono un liturgista e gradirei volentieri un supporto o una correzione in tal senso, ma ho l’impressione che nell’espunzione del testo abbia avuto più rilievo la premura di alleggerire il rito da ridondanze e ripetizioni (il testo è fondamentalmente contenuto nel rituale dell’Esorcismo Maggiore) che il complotto pluto-giudaico-massonico per l’erosione della fede cattolica dal suo interno.
Perché la fede si erode sicuramente perdendo testi eucologici importanti (Dio sa quante anime si gioverebbero del tesoro dell’innologia latina oggi negletta in favore di canzonette vagamente spirituali!); ma altrettanto certamente viene erosa dalla distrazione con cui si cercano ricorrenze nel calendario e nei moti di rivoluzione celeste. La Madonna del Rosario, a Fatima, chiese preghiera, conversione, offerta delle sofferenze, apostolato presso i vicini. Ricordo di aver letto, in Significato e fine della storia, di Karl Löwith, che fino a quando gli uomini avranno una sola vita da vivere essi cercheranno continuamente di intravvedervi l’avvenimento decisivo di tutta la grande Storia. E se non ve lo scorgeranno, non si faranno problemi a mettervelo ugualmente. Ecco perché mi pare che le periodiche febbri da ricorrenza di anniversari, centenari o “circa centenari”, difettino fondamentalmente di quella liberante consapevolezza che la fede dà al cristiano: quella di averlo già visto compiuto, l’evento fondamentale della Storia. E di poterlo rivivere misticamente, nella vita della Chiesa, ogni giorno.
Per quanto riguarda invece il senso delle profezie escatologiche legate a Fatima (che sono una cosa seria), ho chiesto a Padre Livio Fanzaga il conforto della sua lunga riflessione a riguardo: il direttore di Radio Maria ha omesso, per modestia, di riferirsi ai suoi numerosi titoli, ma mi ha consigliato di far riferimento al recentissimo libro di Saverio Gaeta, Fatima. Tutta la verità.
 

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