Appunti sulla PREGHIERA



LA PREGHIERA NELLA VITA CRISTIANA (CCC 2558-2649)
Cosa significa pregare? La preghiera come dono, come Alleanza, come comunione.
La creazione: sorgente della preghiera
Abramo: la promessa e la preghiera della fede
Mosè e la preghiera del mediatore
Davide e la preghiera del re
Elia, i profeti e la conversione del cuore
I Salmi, preghiera dell’assemblea
Gesù prega
Gesù insegna a pregare
Tre parabole sulla preghiera di particolare importanza ci sono tramandate da san Luca: l’amico e la vedova importuni, il fariseo e il pubblicano.
Gesù esaudisce la preghiera
La preghiera della Vergine Maria

Il giudice iniquo e la vedova importuna

Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: «C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario.Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». 
 - La nostra esperienza di preghiera;
-  L'esperienza nelle nostre famiglie: pregare insieme con i figli (che ci insegnano ad essere più spontanei ed intimi). Ci vedono mai pregare?
-  Pregare non significa dire preghiere (o "preghierine")
- Pregare è DIALOGARE con il Signore (si parla e si ASCOLTA: come ci parla Dio? Attraverso la sua Parola, la Sacra Scrittura, gli altri -angeli/mediatori- la creazione...)
- Pregare è come RESPIRARE, come VOLER BENE, come ricevere "corrente elettrica" collegandoci alla rete...
Tommaso da Celano di Francesco scrive che alla fine della sua esistenza Francesco non pregava più: era diventato preghiera…

La Madonna a Medjugorje dice spesso: “pregate finché la vostra preghiera diventi gioia”. 
Pregare non è...
(Soren Kierkegaard)
Pregare non è tanto ottenere, quanto piuttosto diventare. La preghiera è vera non quando è Dio che sta ad ascoltare ciò che gli domandiamo, ma quando l'orante persevera ad orare fino a quando si mette lui ad ascoltare, e ascolta quello che Dio vuole.
“Fai ciò che puoi e prega per ciò che non puoi e Dio ti concederà la capacità di farlo” (S. Agostino)
La preghiera come una presa attaccata alla corrente elettrica.
“Contempl-attivi”: contemplativi (> vita interiore e spirituale) e attivi
La preghiera ci permette di resistere alle tentazioni e ci rende forti nella debolezza; ci libera dall’angoscia, raddoppia le nostre forze e aumenta la nostra energia; la preghiera ci rende felici.
Per me pregare è come respirare. Se ti chiedono: ma tu perché preghi? È come se ti chiedessero “Ma tu perché respiri? Semplice: per vivere!
E la preghiera è questo: io prego perché vivo e vivo perché prego.
Pregare, poi, non è dire preghiere, formule o ripetere parole. Pregare è come voler bene.
Tante volte vengono delle persone e dicono: “Padre, preghi per me perché io non ho tempo…ma io rispondo che non ci vuole tanto tempo per pregare, perché è come voler bene: se tu vuoi bene ad una persona, fai bene qualsiasi cosa tu faccia, qualsiasi lavoro tu stai facendo. Non occorre mettersi lì e dire “adesso per mezz’ora voglio bene a quella persona oppure per mezz’ora adesso prego”. La preghiera è già in noi…
Tommaso da Celano di Francesco scrive che alla fine della sua esistenza Francesco non pregava più: era diventato preghiera…La preghiera del cuore è quando tu, in tutto ciò che fai e sei, ricolleghi a Dio tutto ciò che ti circonda, ogni momento della giornata, ogni istante di vita, il momento di gioia provato, il momento di gratitudine, il momento di dolore…
Dice un padre della chiesa: “vale più un minuto nell’intimità che mille salmi nella distrazione”.
La tua gioia di vivere è già preghiera. Quando un bambino dice a suo papà o alla sua mamma: “oggi sono felice”, fa felice i genitori, così tu, quando nella tua gioia di vivere, nel piacere di esistere provato anche inconsciamente tu riesci a ricollegare questo a Dio, tu stai pregando.
Se la tua gioia non è un fatto semplicemente narcisistico, isolato, ma tu senti di trasmettere questo ad altri e dire “sono contento oggi” dirlo come un grazie a Dio questa è la prima preghiera, è come dire : Signore, complimenti! Hai fatto bene tutto, complimenti all’architetto. Io ricordo che una volta, girando in aereo siamo passati sopra il Polo Nord, mi sono emozionato moltissimo e mi veniva di cantare il Magnificat dal fondo dell’anima e ricordo di aver detto questa frase: “Complimenti Signore, hai fatto delle cose bellissime”.
Quando riusciamo a vivere un momento di felicità, cerchiamo solo di aggiungerci quella scintilla per dire un grazie e la nostra gioia di vivere, il piacere di esistere umile, provato con gli amici, in una serata musicale e con un buon bicchiere di vino, quella diventa preghiera autentica ed è dire al Creatore: “Complimenti hai fatto bene le tue creature!” E le tue creature ti dicono grazie! (p. Ermes Ronchi)
“Della preghiera fanno parte entrambi questi aspetti: la certezza di essere esauditi e la rinuncia incondizionata ad essere esauditi in conformità ai propri piani” (K. Rahner)
Porsi questa domanda è come domandarsi che utilità ha dire “Ti amo” alla propria ragazza o moglie. Forse pensiamo che lei non lo sappia già? Dire “Ti amo” fa parte della costruzione di un rapporto intimo con l’altro, che è anche una delle intenzioni della preghiera. Una forma di preghiera è anche dire semplicemente “Grazie Signore!”. Potete immaginare qualcuno così ottuso da dire: “Io non devo ringraziare Enzo per quello che ha fatto per me, perché sa già che gli sono grato?, oppure: Io non devo chiedere scusa a Susanna perché sa già mi dispiace?.
Pregare, infatti, significa manifestare consapevolmente e liberamente la propria fede e la propria intenzione di fondare un rapporto di intimità con Dio. 
Si può pregare per chiedere una guarigione fisica (e gli studi effettivamente dimostrano l’utilità della preghiera in questi casi), ma essa non ha lo scopo di cambiare i progetti di Dio. Semmai di chiedere a Dio di aiutarci ad accettare il Suo progetto su di noi. Domandare di sentirci peccatori, di essere aiutati a capire che non siamo padroni della nostra vita ed avere la forza di affidarci a Lui: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22, 42). Queste parole di Gesù in croce sono l’apice del pregare. Come ha scritto Sant’Agostino, «la creatura ragionevole offre preghiere a Dio per costruire se stessa, non per istruire Dio».
E’ ovvio che ci si riferisce a preghiere dette con il cuore, non la ripetizione meccanica di formule imparate a memoria. L’entusiasmo della preghiera è dire: “Dio, rivelati a me! Ho scelto di aprire il mio cuore e la vita a Te”. Ma la preghiera è anche un momento di silenzio, senza parole. 
E’ importante porsi queste due domande: 
“perché a volte (o sempre) sembra che Dio non risponda alle nostre preghiere?” “perché domandare a Dio, se Lui conosce ciò di cui abbiamo bisogno”.
1) forse non capiamo o non sappiamo riconoscere la risposta di Dio; 
2) forse non stiamo pregando correttamente e/o 
3) forse non conosciamo il senso pieno della preghiera.  
1) Dio sembra non rispondere? E’ probabile che Dio risponda, ma non secondo le nostre aspettative limitate. E’ Lui stesso che ce lo ricorda tramite il profeta Isaia: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie […]. Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri» (Is, 55, 1-11). Quel che pensiamo essere “bene” per noi spesso non coincide con quel che è davvero “bene” per noi agli occhi di Dio.
2) Dio sembra non rispondere? E’ possibile, inoltre, che il nostro modo di pregare sia sbagliato, cioè arrogante, poco cosciente, forse credendo che la preghiera sia una bacchetta magica che esaudisca i nostri desideri. Niente di tutto questo, non si può chiedere veramente a Dio qualcosa se non si entra in un dialogo personale con Lui. 
3) Se dunque è importante capire che la risposta di Dio può essere diversa dalle nostre attese e che ci è stato insegnato da Gesù Cristo un modo adeguato di rivolgersi a Lui, fondamentale è comprendere davvero cosa sia la preghiera e la sua vera utilità. Comprendendolo si riesce allora a rispondere anche ad una seconda domanda fondamentale: “perché domandare a Dio, se Lui conosce ciò di cui abbiamo bisogno“.
Questa perplessità viene solitamente usata dagli anticristiani di professione, come Corrado Augias, per apologia verso l’ateismo. «Pregare perché dio faccia o non faccia una certa cosa», spiega superbo il giornalista di “Repubblica”«implica che la sua volontà possa essere influenzata». Dunque, la conclusione ovvia per lui: Dio non è onnipotente, non conosce il nostro bene e quindi non esiste. Eppure, cristiani e anticristiani, dovrebbero davvero capire cosa serva pregare e che essa non modifica affatto la volontà di Dio. La preghiera come esercizio di libertà e di cosciente affidamento.
La preghiera (di adorazione, di lode, di ringraziamento e di richiesta) non serve per far comprendere a Dio le nostre necessità, ma per disporre noi ad accogliere il Suo aiuto.
Papa Francesco ha risposto a sua volta in questa direzione spiegando che la preghiera non è tanto un domandare ma piuttosto un lasciarsi guardare dal Signore
«la preghiera è guardare il volto di Dio, ma soprattutto sentirsi guardati. Noi pensiamo che dobbiamo pregare, parlare, parlare, parlare… No! Làsciati guardare dal Signore. Quando Lui ci guarda, ci dà forza e ci aiuta a testimoniarlo».
Dalle ultime UDIENZE DI PAPA FRANCESCO:
Catechesi sul “Padre nostro”: 1. Insegnaci a pregare
5 dicembre 2018
I Vangeli ci hanno consegnato dei ritratti molto vivi di Gesù come uomo di preghiera: Gesù pregava. Nonostante l’urgenza della sua missione e l’impellenza di tanta gente che lo reclama, Gesù sente il bisogno di appartarsi nella solitudine e di pregare. Il vangelo di Marco ci racconta questo dettaglio fin dalla prima pagina del ministero pubblico di Gesù (cfr 1,35). La giornata inaugurale di Gesù a Cafarnao si era conclusa in maniera trionfale. Calato il sole, moltitudini di ammalati giungono alla porta dove Gesù dimora: il Messia predica e guarisce. Si realizzano le antiche profezie e le attese di tanta gente che soffre: Gesù è il Dio vicino, il Dio che ci libera. Ma quella folla è ancora piccola se paragonata a tante altre folle che si raccoglieranno attorno al profeta di Nazareth; in certi momenti si tratta di assemblee oceaniche, e Gesù è al centro di tutto, l’atteso dalle genti, l’esito della speranza di Israele.
Eppure Lui si svincola; non finisce ostaggio delle attese di chi ormai lo ha eletto come leader. Che è un pericolo dei leader: attaccarsi troppo alla gente, non prendere le distanze. Gesù se ne accorge e non finisce ostaggio della gente. Fin dalla prima notte di Cafarnao, dimostra di essere un Messia originale. Nell’ultima parte della notte, quando ormai l’alba si annuncia, i discepoli lo cercano ancora, ma non riescono a trovarlo. Dov’è? Finché Pietro finalmente lo rintraccia in un luogo isolato, completamente assorto in preghiera. E gli dice: «Tutti ti cercano!» (Mc 1,37). L’esclamazione sembra essere la clausola apposta ad un successo plebiscitario, la prova della buona riuscita di una missione.
Ma Gesù dice ai suoi che deve andare altrove; che non è la gente a cercare Lui, ma è anzitutto Lui a cercare gli altri. Per cui non deve mettere radici, ma rimanere continuamente pellegrino sulle strade di Galilea (vv. 38-39). E anche pellegrino verso il Padre, cioè: pregando. In cammino di preghiera. Gesù prega.
E tutto accade in una notte di preghiera.
In qualche pagina della Scrittura sembra essere anzitutto la preghiera di Gesù, la sua intimità con il Padre, a governare tutto. Lo sarà per esempio soprattutto nella notte del Getsemani. L’ultimo tratto del cammino di Gesù (in assoluto il più difficile tra quelli che fino ad allora ha compiuto) sembra trovare il suo senso nel continuo ascolto che Gesù rende al Padre. Una preghiera sicuramente non facile, anzi, una vera e propria “agonia”, nel senso dell’agonismo degli atleti, eppure una preghiera capace di sostenere il cammino della croce.
Ecco il punto essenziale: lì, Gesù pregava.
Gesù pregava con intensità nei momenti pubblici, condividendo la liturgia del suo popolo, ma cercava anche luoghi raccolti, separati dal turbinio del mondo, luoghi che permettessero di scendere nel segreto della sua anima: è il profeta che conosce le pietre del deserto e sale in alto sui monti. Le ultime parole di Gesù, prima di spirare sulla croce, sono parole dei salmi, cioè della preghiera, della preghiera dei giudei: pregava con le preghiere che la mamma gli aveva insegnato.
Gesù pregava come prega ogni uomo del mondo. Eppure, nel suo modo di pregare, vi era anche racchiuso un mistero, qualcosa che sicuramente non è sfuggito agli occhi dei suoi discepoli, se nei vangeli troviamo quella supplica così semplice e immediata: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1). Loro vedevano Gesù pregare e avevano voglia di imparare a pregare: “Signore, insegnaci a pregare”. E Gesù non si rifiuta, non è geloso della sua intimità con il Padre, ma è venuto proprio per introdurci in questa relazione con il Padre. E così diventa maestro di preghiera dei suoi discepoli, come sicuramente vuole esserlo per tutti noi. Anche noi dovremmo dire: “Signore, insegnami a pregare. Insegnami”.
Anche se forse preghiamo da tanti anni, dobbiamo sempre imparare! L’orazione dell’uomo, questo anelito che nasce in maniera così naturale dalla sua anima, è forse uno dei misteri più fitti dell’universo. E non sappiamo nemmeno se le preghiere che indirizziamo a Dio siano effettivamente quelle che Lui vuole sentirsi rivolgere. La Bibbia ci dà anche testimonianza di preghiere inopportune, che alla fine vengono respinte da Dio: basta ricordare la parabola del fariseo e del pubblicano. Solamente quest’ultimo, il pubblicano, torna a casa dal tempio giustificato, perché il fariseo era orgoglioso e gli piaceva che la gente lo vedesse pregare e faceva finta di pregare: il cuore era freddo. E dice Gesù: questo non è giustificato «perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato» (Lc 18,14). Il primo passo per pregare è essere umile, andare dal Padre e dire: “Guardami, sono peccatore, sono debole, sono cattivo”, ognuno sa cosa dire. Ma sempre si incomincia con l’umiltà, e il Signore ascolta. La preghiera umile è ascoltata dal Signore.
Sarà bello, in questo tempo di Avvento, ripetere: “Signore, insegnami a pregare”. Tutti possiamo andare un po’ oltre e pregare meglio; ma chiederlo al Signore: “Signore, insegnami a pregare”. Facciamo questo, in questo tempo di Avvento, e Lui sicuramente non lascerà cadere nel vuoto la nostra invocazione. 
Catechesi sul “Padre nostro”: 2. Una preghiera che chiede con fiducia 12 dicembre 2018
Gesù, nella preghiera, non vuole spegnere l’umano, non lo vuole anestetizzare. Non vuole che smorziamo le domande e le richieste imparando a sopportare tutto. Vuole invece che ogni sofferenza, ogni inquietudine, si slanci verso il cielo e diventi dialogo.
Un metodo per pregare la Parola di Dio
Scelgo il luogo della preghiera e l’atteggiamento fisico (la posizione del corpo che assumerò durante questo tempo). Decido prima quanto tempo dedicare e il brano biblico (magari con un commento) da meditare. Cosa gli chiedo in questa preghiera?
Entro in preghiera
a) pacificandomi (con un momento di silenzio; respirando lentamente; pensando che incontrerò il Signore; chiedendo perdono delle offese fatte e perdonando di cuore le offese ricevute);
b) mettendomi alla presenza del Signore
- faccio un segno di croce
- mi guardo come Dio mi guarda (=con amore)
- inizio la preghiera, in ginocchio o seduto o come più mi aiuta chiedendo il dono dello Spirito Santo (anche di essere libero dalle mie attese).
Medito e/o contemplo la scena
- leggendo il testo lentamente, punto per punto, immaginandomi presente in quella scena.
- sapendo che dietro ogni parola c’è il Signore che parla a me
N.B. non avrò fretta, non occorre fare tutto; è importante sentire e gustare interiormente; sosto dove e finchè trovo frutto, ispirazione, pace e consolazione e, smettendo di riflettere, inizio a parlare con il Signore.
Concludo ringraziando Dio

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