Quella parte della Chiesa che considera papa Francesco un nemico


Il "fuoco amico" continua a colpire la Chiesa e a dividerla dall'interno. Il Papa invita a pregare per lui e per l'unità della Chiesa minacciata dal Maligno. Ma perchè alcuni cattolici considerano il Papa un nemico e non vivono neanche l'invito evangelico di amare i "nemici"? 

Su questo delicato e drammatico tema segnalo alcuni articoli apparsi recentemente. Il primo è di Enzo Bianchi che, su Vita Pastorale di novembre, scrive: "Dove và la Chiesa? E c'è chi vuole delegittimare Francesco": 
Passati pochi mesi dall’elezione di papa Francesco, quando ormai si potevano scorgere i tratti salienti del suo pontificato, avevo detto, scritto e ripetuto che se nella vita ecclesiale fosse stato rafforzato il primato del Vangelo e se il papa avesse tentato di realizzare una riforma, una conversione della chiesa, allora le potenze demoniache, sentendosi messe al muro, si sarebbero scatenate. Non sarebbe dunque sopraggiunto un tempo di pace, una situazione idilliaca in cui il Vangelo avrebbe brillato con più efficacia, ma piuttosto sarebbe apparso il segno della croce. Così è avvenuto.
Viviamo ormai in uno stato di guerra in cui violenza verbale, calunnie, accuse sembrano aumentare ogni giorno. Dobbiamo riconoscere che questa guerra è la guerra del diavolo che, secondo la Scrittura, porta il nome di divisore, accusatore, mentitore. È una guerra che – almeno qui, nelle terre di antica cristianità – non è combattuta da nemici esterni al cristianesimo, bensì da cattolici contro altri cattolici. Nella vita ordinaria della chiesa ormai è consuetudine cercare l’opposizione, tacciare di eresia chi ha semplicemente una parola cristiana differente, accusare moralmente quelli che vengono percepiti e classificati come avversari. Calunnie, pettegolezzi, chiacchiere che vogliono diffamare, colpire e delegittimare chi esercita un’autorità nella chiesa.
In questi ultimi mesi ho sentito spesso esclamazioni come queste: “Non ne possiamo più! Adesso ne abbiamo abbastanza! Quando finirà questa febbre di cercare capri espiatori?”. Oggi sono soprattutto i presbiteri a essere colpiti, denigrati e messi in stato di continuo sospetto. Per responsabilità gravi e delittuose di alcuni, finiscono per essere colpiti tutti. E non mi sfugge che in questa guerra – combattuta soprattutto sui campi di battaglia dei media, di internet e dei social – noi stessi come uomini e donne di chiesa finiamo per favorire un effetto moltiplicatore degli scandali. Non si tratta di nascondere la verità, ma di negarsi al gioco delle attese scandalistiche che ammorbano l’aria.
In questa guerra, lo stesso papa Francesco è diventato un bersaglio privilegiato: critiche verso gli ultimi papi si erano già levate, ma Francesco viene delegittimato, è sospettato di non essere fedele alla tradizione cattolica, di essere ripiegato sulla mondanità imperante, di annacquare la fede secondo le attese del mondo. È vero che lui dice di essere in pace e che, da uomo di preghiera quale è, sceglie il silenzio piuttosto che rispondere violentemente alla violenza scatenata contro di lui, ma questa situazione fa soffrire molti cristiani e rischia di scandalizzare.
Il clima è tale che ormai un sospetto – non l’accusa per un delitto perseguibile dalla legge dello stato, ma un semplice sospetto – di comportamento immorale da parte di un presbitero può turbare la vita di molti e portarli a situazioni estreme, impossibilitati come sono a difendersi di fronte a un’accusa resa pubblica. Sembra ci sia una corsa a cercare dei colpevoli, qualcuno da accusare, una persona da calpestare.
Il papa non si difende, ma chiede ai cattolici di vigilare di fronte a questo agire diabolico che vuole provocare divisione, scisma, contrapposizione all’interno della chiesa. Chiede di pregare, rivelando la qualità di questa lotta che il cristiano deve sostenere contro le potenze demoniache. L’urgenza per i cattolici è l’ascolto del Vangelo, che chiede non di nascondere il male, ma di usare misericordia verso chi lo ha commesso; non chiede di minimizzare azioni delittuose perpetrate da ministri della chiesa, ma chiede di cercare di impedirne la reiterazione con tutti i mezzi legittimi; non chiede di castigare i peccatori, ma di aiutarli a ritrovare la dignità umana da loro stessi calpestata. Se “tolleranza zero” significa che non si possono ammettere o nascondere delitti, questo è secondo giustizia e parresia, ma se volesse dire “nessuna misericordia verso il peccatore” allora non sarebbero parole cristiane. Un vescovo emerito, mio grande amico da decenni, p. Gérard Daucourt, ha scritto un libretto dal titolo significativo: “Misericordia anche per i preti!”. Sì, perché ormai i presbiteri sembrano gli unici che non meritano misericordia e non possono esserne i destinatari.
Eppure noi cristiani conosciamo bene il comandamento “Non pronunciare falsa testimonianza verso il tuo prossimo”. Da questa ingiunzione dobbiamo apprendere la legge della parola che chiede libertà, sincerità, lealtà, altrimenti la parola stessa degenera e crea corruzione e morte nei rapporti interpersonali. Tutti noi conosciamo questo rischio per averne fatto esperienza: nelle nostre vite, in famiglia, nelle storie d’amore, nell’amicizia, nei rapporti nella vita sociale, nella vita comunitaria ecclesiale… La maldicenza è già falsa testimonianza contro gli altri: non c’è bisogno di un contesto giuridico per accusare, calunniare, instillare sospetti, denigrare l’altro. Vizio quotidiano, al quale magari non facciamo caso, ma che in verità è un vizio grave, che incide fortemente sui rapporti, contraddicendo il bene che può essere riconosciuto e attestato.
Maldicenze e calunnie lasciano sempre tracce, come ricorda l’adagio classico ripreso da Pierre-Augustin de Beaumarchais ne Il barbiere di Siviglia: “Calunniate, calunniate: qualcosa resterà”. Nella chiesa, nelle comunità questo chiacchiericcio malsano sembra inquinare le parole scambiate ogni giorno. E quando la menzogna si diffonde – soprattutto attraverso i media – non solo la fiducia è ferita e conculcata ma lascia il posto alla diffidenza, alla paura dell’altro.
Noi cristiani non dovremmo mai dimenticare che quando pronunciamo una parola su chi ci è fratello o sorella dovremmo sempre dirla per l’altro e non contro l’altro. In questo senso può essere addirittura malefico dire la verità se questa impedisce la carità anziché favorirla: la sincerità verbale può pervertirsi in menzogna etica. Talora, ad esempio, tacere il peccato commesso da un altro e quindi usargli misericordia – se tale peccato non è favorito dal nostro silenzio – non è menzogna, ma obbedienza alla verità come fedeltà e misericordia. Scriveva efficacemente Dietrich Bonhoeffer: “Colui che pretende di ‘dire la verità’ sempre e dappertutto, in ogni momento e a chiunque, è un cinico che esibisce soltanto un morto simulacro della verità … Costui in realtà distrugge la verità vivente tra gli uomini. Egli offende il pudore, profana il mistero, viola la fiducia, tradisce la comunità in cui vive, e sorride con arroganza sulle macerie che ha causato … Esige delle vittime, e si sente come un dio al di sopra delle deboli e fragili creature, ma non sa di essere al servizio di Satana”(Etica, p. 309).
Sì, oggi nella chiesa alcuni invocano la sincerità, la trasparenza e in nome di queste esigenze accusano l’altro di peccato anche quando questo non è un reato secondo le leggi dello stato. Intransigenti? Duri? Giusti incalliti? No, solo spioni del peccato altrui, che non hanno mai conosciuto il proprio peccato e, da sedicenti giusti, vedono negli altri solo dei peccatori. Questa guerra ecclesiale nasce dalla banalità del male: una chiacchiera, un sospetto, qualche parola vana diventano un incendio, come ci ricorda l’apostolo Giacomo nella sua Lettera: “La lingua è un fuoco, il mondo del male! La lingua è inserita nelle nostre membra, contagia tutto il corpo e incendia tutta la nostra vita, traendo la sua fiamma dall’inferno” (Gc 3,6).
Non è questo il fuoco purificatore di cui abbiamo bisogno oggi, dentro la chiesa e nei suoi rapporti con la società: è invece il fuoco dell’amore che dobbiamo accendere e custodire, il fuoco che impedisce alla carità di raffreddarsi (cf. Mt 24,12), il fuoco che riscalda il gelo sceso nel cuore delle vittime e illumina la vergogna senza annientare il peccatore. Un fuoco che è il fuoco dello Spirito.
Il secondo articolo è apparso su Famiglia Cristiana, ed è la domanda di un lettore con la risposta del direttore della rivista: "Perchè Francesco è osteggiato da una parte di cattolici?":
Caro direttore, sono un abbonato a Famiglia Cristiana (e a Jesus) e mi chiedo spesso perché un Papa come Francesco sia osteggiato da una parte del mondo cattolico: lo è solo perché vorrebbe una Chiesa non di vertice ma protesa verso i bisogni dell’uomo, che stia in mezzo alla gente comune e non chiusa tra quattro mura, inaccessibile ai più? Perché per lui il Vangelo viene prima del Papa, dei cardinali, dei vescovi, del diritto canonico? Perché non predica un cattolicesimo “muscolare” e non condanna, in quanto ritiene che «Deus Caritas est»? Perché non identifica nostro Signore con il potere, con la ricchezza, con gli onori mondani ma ci ricorda, al contrario, le Sue parole: «Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti»? Perché ci ricorda che le pagine fondamentali del Vangelo sono il “Discorso della montagna” e il “Giudizio finale”?
Mi sembra difficile che i motivi possano essere questi, tenuto conto che non c’è assolutamente nulla in questa predicazione che possa ritenersi non in linea con il Vangelo. Allora perché lo avversano? Probabilmente perché c’è una parte del mondo cattolico che crede che la “vera” Chiesa sia quella del passato, forgiata dal Concilio di Trento e dal Vaticano I per la quale, per esempio, la libertà era una iattura, i giudei “perfidi”, le donne inaffidabili, la scienza un pericolo, le dittature, purché cattoliche, un accettabile sistema di governo; la Chiesa che, ancora a metà ʼ800, sosteneva che «la schiavitù, di per sé, non ripugna affatto né al diritto naturale né al diritto divino», quella che ha sempre ritenuto la libertà di coscienza «errore velenosissimo, a cui apre il sentiero quella piena e smodata libertà di opinione che va sempre aumentando a danno della Chiesa e dello Stato», quella che ha dato sì tanti esempi positivi ma anche negativi, tanto negativi da convincere san Giovanni Paolo II a chiedere, il 12 marzo 2000, pubblicamente perdono per i peccati commessi nei secoli.
Secondo questa tipologia di cattolici, in effetti, la crisi nella Chiesa non nascerebbe con papa Francesco – che l’avrebbe però acuita – ma risalirebbe al Concilio, per cui evidentemente si colpisce il Pontefice – inviso anche per il suo impegno evangelico per i poveri, per i migranti, per la sua accentuazione sulla Misericordia divina – per riportare la Chiesa alle posizioni preconciliari; e per questi “cattolici senza se e senza ma” dell’influsso negativo del Concilio avrebbero, in varia misura, risentito tutti i Papi che hanno occupato la Cattedra di Pietro da Giovanni XXIII in poi. Per i tradizionalisti tutta la Chiesa attuale sarebbe quindi in errore perché “modernista”. Colpire Francesco è la strategia per colpire il Vaticano II.
Per il Papa, interprete del Concilio, è l’orizzonte missionario, segnato dalla misericordia di Dio, che deve guidare la presenza del cristiano nel mondo odierno; per i tradizionalisti, al contrario, è la nuda riaffermazione del dogma, nella sua adamantina purezza, che deve orientare una presenza militante che vede nel mondo odierno solamente l’avversario di una lotta senza fine; per loro, la testimonianza non è compassione e misericordia: la vera testimonianza è conflitto, combattimento, contrasto feroce tra identità incomponibili, estranee. Per Francesco la Chiesa dovrebbe essere come “la fontana del villaggio”, come diceva Giovanni XXIII, che dona la sua acqua a tutti; per i tradizionalisti la Chiesa, invece, deve sentirsi una “cittadella assediata”, in lotta perenne con i “nemici”.
Grazie per l’attenzione e un sincero augurio per la nostra bella rivista, che sta offrendo da tempo una significativa testimonianza cristiana; a tal proposito mi sembra opportuno da parte mia sottoscrivere un abbonamento dono perché è un utilissimo strumento di evangelizzazione. Affettuosi saluti, LUCIO CROCE
Grazie per questa riflessione, e anche per il concreto sostegno. Come tu metti bene in rilievo, uno dei problemi fondamentali è proprio l’accoglienza del Concilio Vaticano II. Che a poco più di 50 anni dalla sua conclusione andrebbe senz’altro riscoperto, soprattutto dalle nuove generazioni, insieme al magistero degli ultimi Papi, da san Giovanni XXIII a Paolo VI, che sarà canonizzato tra pochi giorni, dal venerabile Giovanni Paolo I a san Giovanni Paolo II. Fino al Papa emerito Benedetto XVI e a papa Francesco.
Le tue considerazioni, caro Lucio, mi sembrano comunque un po’ troppo polarizzate e possono dare l’impressione che la vera Chiesa sia solo quella postconciliare. Ci sono invece, io credo, molte più sfumature e comunque la comunità cristiana è sempre in cammino verso la verità tutta intera, guidata dallo Spirito Santo. La Chiesa di oggi è dunque in continuità con quella dei secoli passati. E anche oggi non mancano i motivi per chiedere perdono. Come ha fatto lo stesso papa Francesco per l’orrendo crimine della pedofilia nella recente Lettera al popolo di Dio.
Perché Francesco è tanto osteggiato proprio all’interno del mondo cattolico? L’ostilità non è mancata nemmeno agli altri Pontefici, ma oggi è più accentuata perché i mezzi per diffonderla sono più pervasivi e raggiungono più facilmente i singoli fedeli. C’è da dire, poi, come tu stesso sottolinei, che il costante richiamo di Francesco al cuore del Vangelo ci mette tutti in discussione. Ed è giusto che sia così, perché essere cristiani è ben di più di un dato sociologico, di una pratica religiosa, di una corretta dottrina. È essere di Cristo, avere Gesù come centro della nostra vita, vivere un dialogo intimo e personale con lui che non ci chiude in noi stessi ma ci apre agli altri come fratelli, come comunità.
Mi ha molto colpito, a questo proposito, l’invito del Papa a pregare il Rosario in questo mese di ottobre chiedendo l’intercessione della Madre di Dio e di san Michele arcangelo affinché protegga la Chiesa dal diavolo, «che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi». È proprio questo che cerca di fare il nemico di Dio e del genere umano: dividere, accusare. Il senso dell’appello di Francesco è però duplice, la preghiera perché prevalga sempre l’unità, la comunione, e quella affinché la Chiesa sia «sempre più consapevole delle colpe, degli errori, degli abusi commessi nel presente e nel passato, e impegnata a combattere senza nessuna esitazione affinché il male non prevalga».
Sulla stessa rivista vedi infine un interessante studio: "Chi sono e quanto influenzano il dibattito in rete i "nemici" di papa Francesco":
 Non è più un mistero per nessuno, e forse non lo è mai stato, che da quando è stato eletto al Soglio Pontificio, Papa Francesco ha iniziato a ricevere, un giorno sì e l’altro pure, una serie di accese critiche da parte di un tipo di cattolicesimo per così dire “molto esigente”, che però ha spesso mostrato tutte le sue contraddizioni.
Ci sono dei gruppi di credenti che non gli hanno mai perdonato quel “Buonasera” dalla loggia della Basilica vaticana, perché ritenuto troppo popolano – se non populista; e comunque non si sposava per nulla con la ieraticità di un saluto pontificio come tradizione comanda.
Altri si sono offesi perché ha iniziato a indossare scarpe ortopediche di colore poco consono, diciamo più adatte a un parroco di campagna a cui è permesso avere la tonaca sudicia perché appunto gira nei campi. Ma a un Papa no!
Sicuramente non ha mai giocato a suo favore l’essere “gesuita” – termine omnicomprensivo per definire, sempre in ambito “cattolico puro”, una sorta di relativismo à la carte che afferma una cosa e il suo contrario pur di aggraziarsi i fedeli.
Tantomeno, gli è stata perdonata la provenienza. È americano, ma non del Nord, del Sud, e poi è argentino. Figuriamoci!
Questo per quanto riguarda gli aspetti formali. Ma c’è la sostanza, che molti desumerebbero da ciò che loro stessi gli attribuiscono come discorsi. Salvo poi dimostrare di non averli mai letti questi discorsi del Papa, o di averne selezionato, attraverso ipotesi, opinioni, timori, giudizi, comunque sintesi di stampa espressi da altri, solo alcuni favorevoli al prestabilito disegno contro-esegetico da portare avanti.
Fatto sta che barcamenandosi nelle cronache di questi presunti informatori vaticani – o comunque presunti analisti dell’informazione d’Oltretevere – emerge chiaramente che in nome di una sbandierata “indipendenza”, non utilizzano mai l’appellativo Papa, Pontefice o Santo Padre, ma semplicemente “Bergoglio”, “l’argentino”, “il gesuita”, “l’ospite di Santa Marta”,… e in qualche caso anche “quello lì”. 
Però sono molto esperti della materia religiosa, tanto da stabilire sempre la corretta esegesi biblica dei pronunciamenti papali, la corretta interpretazione morale a norma della bimillenaria tradizione della Chiesa e dell’intoccabile Catechismo della Chiesa Cattolica (che per alcuni è al di sopra della “dieci tavole”), la giusta collocazione giuridica nell’ambito del Codice di Diritto Canonico, fino a detenere l’“esclusiva” sul soffio dello Spirito Santo. Non nascondendo, quindi, che loro appartengono alla Chiesa - ma alla Chiesa che dicono loro? –, tanto da collocare i loro malesseri nell’ambito delle “critiche interne”. E sicuramente è così.
Queste plateali esternazioni vengono trasmesse attraverso dispacci quasi quotidiani sulla rete, pubblicati in blog personali, e quindi con due vantaggi. Uno, è possibile conoscere coloro che esprimono le obiezioni, il loro trascorso biografico, l’esperienza professionale e anche le inquietudini eventualmente spirituali che li possono portare ad esprimersi così come si esprimono. Due, poiché i loro scritti sono pubblici e in chiaro, è molto facile analizzarli, sia per quantificarne il “peso” che la diffusione. 
Quest’ultimo punto è importante, perché spesso si afferma che queste critiche interne al Papa – che comunque bisogna sempre “pesare” dal punto di vista intellettualmente onesto – siano molto numerose. E a questo riguardo abbiamo voluto fare esperimento, di cui offriamo qui i risultati.
Abbiamo scelto un campione di 8 blog italiani – che indicheremo con le prime lettere dell’alfabeto – dichiaratamente contrari a ogni decisione e dichiarazione del Pontefice, o comunque contrari rispetto a quei 4-5 temi e argomenti che loro stessi hanno preso a cuore dall’inizio del pontificato e dei quali scrivono esclusivamente: come se la vita della Chiesa e l’esercizio di un pontificato si limitasse ad alcune e uniche tematiche, per di più territorialmente (Italia?) circoscritte. È solo un caso che tutti questi blog siano gestiti da giornalisti, o presunti tali o pensionati tali?
Di queste piattaforme, attraverso il tool SimilarWeb nella versione gratuita, abbiamo estratto il numero totale di visite stimate nell’ultimo mese, sia come accesso diretto che come diffusione sui social o attraverso link riproposti in altre pagine. Questo primo dato, insieme al ranking a livello nazionale, fornisce un primo “peso” della diffusione di questi canali pseudo-informativi, che è più corretto chiamare di (accesa) opinione.
Un altro aspetto che abbiamo monitorato sono i referral, ossia il percorso di “provenienza” dei visitatori di questi blog (quale sito hanno visitato prima?) e quello di “destinazione” (quale sito visitano subito dopo?), trovando in questo caso le risposte più sorprendenti, perché in tutte le circostanze risulta, o come provenienza o come destinazione, almeno uno dei blog del campione.
Quindi, abbiamo riportato quanta incidenza hanno i social rispetto al numero totale delle visite (quindi potremmo dire delle letture) di questi blog e il tempo di permanenza di ciascun lettore sulle stesse piattaforme. 
Infine, più per curiosità che per altro, abbiamo estratto le parole che chi giunge a queste piattaforme cerca su Google, arrivandoci dunque dopo aver cliccato sul risultato offerto dal motore di ricerca.
Infografica: gli opinionisti contrari a Papa Francesco: quanti sono, quanto incidono?* Dati inferiori al limite di analisi offerto dal tool perciò non disponibili; Data dell’analisi: 11.10.2018 - Tool utilizzato per l’analisi: SimilarWeb
L’analisi è stata effettuata l’11 ottobre 2018 e non è necessario spiegare che non ha nessuna base scientifica ma soltanto di confronto di dati che è possibile recuperare mediante un tool di analisi gratuito, senza possibilità di accedere alle statistiche complessive di ciascuna piattaforma, i cui risultati sicuramente più dettagliati e precisi sono nella proprietà dei rispettivi autori. Proprio per questo ci sono diversi limiti, anche se i parametri di ricerca sono univoci.
Cosa emerge da questo monitoraggio? A livello di visite mensili, abbiamo una media di poco più di 200 mila accessi, e cioè 6.450 visite giornaliere per ciascuno di questi blog. 
Il quantitativo degli utenti unici scende sensibilmente se si considerano – ed è importante considerarli – i referral. Come si vede, almeno in entrata in tutti i casi c’è almeno un “blog fratello” di provenienza, se non più di uno; lo stesso accade per le “destinazioni”. Per cui non è azzardato affermare che a navigare in questo gruppo di 8 contenitori ci sarebbe a ragion veduta buona parte della stessa utenza. E a fare la parte del leone – come a dire, a dettare l’agenda – sembrano confermarsi i blog A-B-C.
Importante è l’aspetto del ranking a livello nazionale, per cui nessuno dei blog considerati si posiziona al di sopra della 5.490ª posizione, se non addirittura oltre la 20.000ª.
Risicata è anche la loro diffusione sui social, a conferma che probabilmente fanno molto più rumore di quanto effettivamente risulta, e proprio negli ambienti dove “si vedrebbero” di più. In questo caso abbiamo una media del 10% della diffusione, a differenza di un oltre 50% di accessi diretti al blog e il restante generato dai motori di ricerca o link ospitati e rilanciati altrove.
Il tempo di permanenza degli utenti su queste piattaforme è mediamente e abbondantemente sotto ai 2 minuti, e sotto alle 2 pagine lette per visita.
Tra le parole cercate, con il tool gratuito non siamo potuti entrare molto nello specifico, per cui è evidente che la maggior parte delle ricerche riguardano proprio il nome del blog che l’utente intende visitare. In qualche caso, tuttavia, è emerso come risultato l’interesse per “mons. Viganò”, o la “massoneria in Italia”, o ancora la “messa in latino”, a conferma dell’ambito di cui questi spazi di opinione – come dicevamo abbondantemente contraria al Papa – si occupano.

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