Il Vangelo secondo Marco (introduzione)


Siamo nell'anno liturgico B e il Vangelo di riferimento è quello secondo Marco. Ecco alcune informazioni per seguirlo meglio. 

AUTORE: giudeocristiano, discepolo di Gesù.

DATA DI REDAZIONE: tra il 60 e il 70 d.C.. E' il Vangelo più antico

DESTINATARI: cristiani di Roma convertiti dal paganesimo, perseguitati per la loro fede

INTRODUZIONE:

Quello di Marco è il primo Vangelo fissato nello scritto. Gli evangelisti Matteo e Luca ampliano quanto egli narra brevemente (come il “racconto delle tentazioni”) e aggiungono ciò che egli omette (come i “racconti dell’infanzia di Gesù”). 

Il Vangelo secondo Marco si divide in due sezioni, che hanno il loro punto di arrivo e di partenza nella professione di fede di Pietro in Gesù: «Tu sei il Cristo!» (Mc 8,29). 

La prima sezione (capitoli 1,1 – 8,29) presenta i molti miracoli compiuti da Gesù che suscitano la domanda stupita dei contemporanei: «Chi è costui?». Ma non è dai miracoli che emerge la vera identità di Gesù, bensì dal suo cammino di obbedienza al Padre verso la croce. 

Nella seconda sezione (capitoli 8,30–16,20) vengono indicate le esigenze che comporta il seguire Gesù: “rinnegare se stessi”, “scegliere l’ultimo posto”, “essere il servo di tutti”, “prendere la croce”. I capitoli 15–16 contengono i racconti della passione e della risurrezione. 

Gesù va riconosciuto come “Cristo” e “Figlio di Dio” non nella straordinarietà dei miracoli, ma nell’umiliazione della morte sulla croce, come testimonia il centurione pagano: «Davvero costui era Figlio di Dio» (Mc 15,39). Per questo Gesù proibisce di divulgare i miracoli: l’attenzione va rivolta solo alla croce. Gesù non ha ceduto alla tentazione del messianismo trionfalistico dei suoi connazionali, ma ha scelto il messianismo umile e sofferente della croce. 

Marco, che è stato compagno di san Paolo (cfr. At 13,5-13) e discepolo di san Pietro (cfr. 1Pt 5,13), scrive il Vangelo tra il 65 e il 70 d.C. È lui a coniare il termine “vangelo” (in greco euanghélion: “buona [eu] notizia [anghélion]”). Per Marco la “buona notizia” è Gesù stesso: a noi verrà annunciata ogni domenica di questo nuovo anno liturgico. 

don Primo Gironi, ssp, biblista

SCHEMA DEL VANGELO SECONDO MARCO 

1. L'AUTORE 

Giovanni Marco o Giovanni detto Marco. Cugino di Barnaba "Figlio mio" lo chiamerà S. Pietro. Figlio di una certa Maria presso la quale si riuniva la prima cristianità a pregare. Forse la sua fu la casa dei Cenacolo Ebbe diverbi con l’Apostolo Paolo nel suo primo viaggio missionario e Paolo non lo volle con sé nel suo secondo. Comunque lo ritroviamo al suo fianco nella sua prigionia a Roma tra il 61 e il 63. probabilmente in questo clima di persecuzione scrisse il suo Vangelo. Ritornò in Oriente e Paolo chiederà a Timoteo di accompagnarlo a Roma. A partire dell'anno 70 non sappiamo più nulla di lui. 

2. ALCUNE NOTIZIE SUL VANGELO Di MARCO

I Vangeli non hanno le preoccupazioni dei moderni storici. 

La critica interna conferma che l'autore è di origine ebraica, scrive in un greco molto semplice e popolare, si dirige a non ebrei, molto probabilmente romani a causa dei numerosi latinismi 

E' il più breve: 661 vv contro 1060 di Mt, i 1149 di Lc e gli 879 di Gv. 

E’ il più antico. Mt e Lc lo hanno adoperato come fonte propria. Mt prenderà da Mc ben 600 vv, Lc 350. 

E' il più sfortunato: poco letto per la sua brevità, lingua alquanto rozza, stile non elegante, scarsa presenza di discorsi di Gesù, il suo materiale è riportato quasi per intero da Mt e Lc. Agostino pensava che fosse un riassunto di Mt. Rivalutazione dalla seconda metà dell'800. 

Breve essenziale e drammatico, commuove profondamente. E nei quesiti fondamentali che pone: Chi è Gesù Cristo? Chi è il discepolo di Gesù? Richiama l'attenzione di qualsiasi persona riflessiva. E’ formato da diversi blocchi letterari cuciti insieme da sommari. 

3. IL MESSAGGIO RELIGIOSO DEL VANGELO DI MARCO 

Marco ha preso dalla prima predicazione Apostolica lo schema su cui dispiegava il suo Vangelo: Galilea - Viaggio verso ia Giudea - Gerusalemme (Così anche Mt e Lc, no Giovanni). Uno schema semplice e efficace che conferisce unità e drammaticità al tutto. Mc vuole comunicare ai cristiani e a chi si avvicina al cristianesimo CHI E’ GESU' (segreto messianico) e CHI E' IL DISCEPOLO Di GESU' (viene sviluppato in parallelismo con il primo interrogativo: chiamata dei Discepoli, elezione dei dodici, loro invio in missione, loro incomprensione di Gesù, loro apostasia, loro ritorno a Gesù). 

4. DESTINATARI DEL DEL VANGELO Di MARCO

Marco scrive per i cristiani romani che erano prevalentemente provenienti dal paganesimo. Anche se nella Chiesa di Roma erano presenti cristiani provenienti dall'ebraismo, Marco sembra rivolgersi prevalentemente agli ex pagani, infatti Le citazioni o i richiami al VT sono pochi I riferimenti alla legge mosiaca sono omessi (Mt 5,17-48ì Usi e costumi ebraici, nomi e parole aramaiche sono spiegate Espressioni proprie alla religiosítà ebraica sono evitate (es. Figlio di Davide segno di Giona) Viene evitato tutto ciò che potesse suonar male ai pagani, come ad esempio la missione degli apostoli ai soli Giudei (Mt 10,5-6; 15,24), mentre víen messo in risalto ciò che si riferisce ai pagani (11, 17) Si notano parole e locuzioni prettamente latine Sin dall'inìzio afferma che Gesù è Figlio di Dio, ma per provare questo asserto non cita ma ì il VT, ma si appella - alla testimonianza diretta di Dio Padre (Battesimo 1, 1 - Trasfigurazione 9,7) . - alla confessione esplicita dei demoni (1,24-25; 3,11-1 5,7) - al riconoscimento dei centurione romano sotto la croce (15,39) - e soprattutto alla dimostrazione delle opere meravigliose da lui compiute. 

LETTURA SCHEMATICA DEL VANGELO Di MARCO 

l. TITOLO (1,1) 

2. PROLOGO o INTRODUZIONE (1,2-13) La predicazione dei Battista L'entrata in scena solenne di Gesù La tentazione 

3. PRIMA PARTE (1, 14-8,26): in Galilea Gesù si rivela come Messia - Inizio dell'attività) messianica di Gesù: "Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo» (1, 15) - La giornata a Cafarnao (1,21-39) - Le cinque controversie galilaiche (2,1-3,6) - Guarigione dei paralitico: Gesù può rimettere i peccati - Il pranzo con Levi: orrore degli scribi. «Non sono i sani che hanno bisogno dei medico, ma i malati" - Perché i suoi discepoli non digiunano. Egli è lo sposo messìanico. - I suoi discepoli spigolano di sabato. Il figlio dell'uomo è Signore anche del sabato. - Le cinque parabole dei Regno (4,1-34) (sprizzano gioia, ottimismo, fiducia) - Parabola dei seminatore - Similitudine della lampada che si mette sul moggio e non sotto. - Similitudine della misura: come misuriamo saremo misurati. - Similitudine del seme che cresce da sé. - Similitudine dei granellino di senapa. - Un insieme di miracoli-tipo (4,35-5,43) - Sulla natura: la tempesta sedata - Sul demonio: l'ossesso dei porci - Sulle malattie: la guarigione dell'emorroissa - Sulla morte: la resurrezione della figlia di Giairo - Sezione dei pani (6,30-8,21) Questa sezione è preceduta da 6,1-29 in cui cresce l'incomprensione attorno a Gesù, rifiuto dei compaesani. Si parla anche dei martirio di Giovanni Battista: è un preannuncio della sorte dei Maestro. E' chiamata così dal motivo ricorrente dei pane (cf 65,37 e 8,4, ma anche 7,2; 7,27-28; 8,16) essa a prima vista, ci appare disordinata nella disposizione dei materiale, ma a una lettura più attenta ci mostra una struttura bínaria (alle due moltiplicazioni dei pani fanno seguito due traversate dei lago, due incomprensioni da parte dei discepoli, due discussioni con i farisei, due ammonizioni di Gesù e due miracoli. e questo ci fa capire che Marco ha voluto conferire alla sezione un aspetto unitario. Cresce in questa sezione l'incomprensione con i discepoli e lo scontro con i farisei. Risalta in contrapposizione la donna siro-fenicía. Siamo ormai alla fine della prima parte in cui abbiamo visto diverse posizioni nei confronti di Gesù: i parenti, i compaesani, le folle, gli scribi e i farisei, ì seguaci. - La guarigione dei cieco di Betsaida. 

4. SECONDA PARTE. (8,27-10,52) Due capisaldi: il VIAGGIO e i tre ANNUNCI DELLA PASSIONE. Non c'è più il comando di Gesù di non dire che lui è il Messia. - La grande svolta di Cesarea. Il primo annuncio della passione: brutta figura di Pietro. La Trasfigurazione - Secondo annuncio della passione: cosa discutete lungo la via? - Terzo annuncio della passione: i figlie di Zebedeo - Il cieco di Gerico 

5. TERZA PARTE (11,1-15,41). A Gerusalemme: Passione e morte - Prima sezione: ingresso in Gerusalemme. Gesù deluso e gerusalemme delusa. Maledizione dei fico e Cacciata dei venditori nel Tempio. Cinque controversie gerosolomitane - Con quale autorità fai queste cose? - E’ lecito dare il tributo a Cesare. - La resurrezione dai morti: i sadduceì - Il comandamento più grande - Il Messia ha origine da Dio e non da Davide Due critiche di Gesù al modo di operare dei farísei: ostentazione e ricerca dei primi posti. DIvoravano le case delle vedove. Discorso escatologico. - Seconda sezione: narrazione della Passione e Morte di Gesù. Solenne ouverture: Betania. Cenacolo: Istituzione dell'Eucarestia. 5 quadri: - Agonia e arresto - Il Sinedrio - Il Pretorio 

6. EPILOGO o CONCLUSIONE: (15,42-16,8) Risurrezione e glorificazione 

7. APPENDICE: (16,9-20): brano aggiunto nel Il secolo [Mc 16,9-20] (Nota della Bibbia di Gerusalemme) La "finale di Marco» (vv 9-20) fa parte delle Scritture ispirate; è ritenuta canonica.. Questo non significa necessariamente che sia stata redatta da Marco. In effetti, la sua appartenenza alla redazione del secondo Vangelo è messa in discussione. - Le difficoltà derivano in primo luogo dalla tradizione manoscritta. Molti mss, tra cui B e S, omettono l'attuale finale. Al posto della finale ordinaria, un ms presenta una finale più corta che continua il v 8: «Esse raccontarono in breve ai compagni di Pietro ciò che era stato loro annunziato. In seguito Gesù stesso fece portare da loro, dall'oriente fino all'occidente, il messaggio sacro e incorruttibile della salvezza etema». Quattro mss danno di seguito le due finali, la corta e la lunga. Infine, uno dei mss che danno la finale lunga, intercala tra il v 14 e il v 15 il brano seguente: «E costoro addussero a propria difesa: 'Questo secolo di iniquità e di incredulità è sotto il dominio di Satana, il quale non permette che ciò che è sotto il giogo degli spiriti impuri concepisca la verità e la potenza di Dio; rivela dunque fin d'ora la tua giustizia'. Questo dicevano al Cristo e il Cristo rispose loro: 'il termine degli anni dei potere di Satana è colmo: e tuttavia altre cose terribili sono vicine. E io sono stato consegnato alla morte per coloro che hanno peccato, perché si convertano alla verità e non pecchino più, perché ereditino la gloria di giustizia spirituale e incorruttibile che è nel cielo...'". Anche la tradizione patristica testimonia una certa oscillazione. Aggiungiamo che tra il v 8 e il v 9 c'è nel racconto soluzione di continuità. D'altronde si fatica ad accettare che il secondo Vangelo nella prima redazione si arrestasse bruscamente al v 8. Da qui la supposizione che la finale originaria sia scomparsa per una causa a noi sconosciuta e che la finale attuale sia stata redatta per colmare la lacuna. Essa si presenta come un riassunto sommario delle apparizioni del Cristo risorto, la cui redazione è sensibilmente diversa dallo stile abituale di Marco, concreto e pittoresco. Tuttavia, l'attuale finale è stata conosciuta fin dal Il sec. da Taziano e da sant'Ireneo e ha trovato posto nella stragrande maggioranza dei mss greci e degli altri. Se non si può provare che ha avuto Marco per autore, resta sempre, secondo l'espressione di Swete, «una autentica reliquia della prima generazione cristiana".

PER APPROFONDIRE: Introduzione di Gaetano Cautilli 

Il Vangelo secondo Marco è il più breve dei tre Sinottici. Esso, al contempo suggestivo e sconcertante, tiene il lettore sospeso dall’inizio alla fine, quando l’identità di Gesù, intrecciandosi col suo destino, viene pienamente rivelata. Non solo per la brevità, ma anche per le caratteristiche narrative, vivacità del racconto, qualità redazionali e tensioni teologiche, è il vangelo che più facilmente si presta ad una lettura per intero, dall’inizio alla fine, in modo continuo, per comprendere l’intero come un tutto organico e non come una raccolta di brani autonomi. Negli ultimi decenni si è scoperto che il Vangelo secondo Marco si presta bene ad essere declamato da un’unica voce in assemblea piuttosto che letto; si è visto che la semplice declamazione del testo riesce a suscitare negli ascoltatori una forte emozione, degna di un’opera drammatica di tutto rispetto, tanto che si è sospettato che sia stato scritto per essere letto come racconto in un’unica seduta.

Suggestivo: il Gesù di Marco è sempre in cammino, sempre “davanti”; è un Gesù che sfugge, misteriosamente inafferrabile. Quando si crede di averlo conosciuto, di averlo mentalmente afferrato, ci si accorge che Lui è “oltre”, sempre davanti, e che comunque chiama irresistibilmente a seguirlo. Egli è colui che “precede” e fissa il nuovo appuntamento: “vi precede in Galilea” (16,7).

Ma anche sconcertante, e non solo relativamente all’identità di Gesù: Messia e Figlio di Dio, paradossalmente svelata solo sulla croce. A metà del vangelo, quando i discepoli, attraverso Pietro, arrivano finalmente a confessare “chi sia” Gesù (8,29), si sentono drasticamente ricondotti al silenzio (8,30). Perché? Cosa impedisce di passare dal riconoscimento della messianicità di Gesù (“Tu sei il Cristo”) alla sua proclamazione? La teologia marciana, annunciata narrando fatti (molti dei quali arricchiti con particolari inediti) più che riferendo discorsi, è caratterizzata da una tensione fondamentale: quella del “segreto messianico”, sembra quasi che Marco voglia prendere le distanze da un annuncio fatto troppo in fretta. Non è sufficiente aver capito chi è Gesù. Solo chi è disposto a perdere la vita e a seguire il Maestro sulla via della croce è nella condizione giusta per annunciare il vangelo (8,35). Infatti Marco non racconta solo chi è Gesù, è interessato a far vedere anche chi è il vero discepolo.

Circa l’autore, non si rinviene nel vangelo stesso nessun elemento esplicito, nemmeno circa il ragazzo che fuggì, nudo, alla cattura da parte di quelli che avevano arrestato Gesù (14,51). Il testo più antico che parla dell’evangelista Marco è un frammento di Papia, vescovo di Gerapoli, che (all’inizio del sec. II) dice: “Marco, che era stato interprete di Pietro, scrisse con esattezza, ma non in ordine, tutto quello che ricordava delle parole o delle azioni del Signore; non aveva ascoltato né seguito il Signore, ma era stato più tardi al seguito di Pietro”. Altri autori antichi successivi confermano, all’unanimità, che la sua fonte fu Pietro e che Marco scrisse sotto la sua guida.

La tradizione antica ambientava la composizione del vangelo a Roma o comunque in occidente e certamente fuori della Palestina. Altro elemento certo è che Marco scrisse per i cristiani di Roma convertiti da Pietro; a costoro, persone pratiche e provenienti dal paganesimo, cui non interessava la legge dell’Antico Testamento, Pietro con la sua predicazione presentava Gesù come persona viva e concreta, che agisce in modo perfettamente umano e che aveva recentemente compiuto opere e fatti reali, per mostrare che Egli era Figlio di Dio, incarnato e vissuto tra gli uomini per donare a tutti una salvezza eterna mediante la sua passione e morte, coronata dalla risurrezione e ascensione al cielo.

Con elevata probabilità Marco compose il suo vangelo dopo la morte degli apostoli Pietro e Paolo, si ritiene tra gli anni 64-70; perciò è cronologicamente il più antico ed è stato la fonte degli altri due sinottici. Egli ha esercitato, nei primi decenni, un grande influsso: ha introdotto il genere narrativo come strumento al servizio della fede e dell’annuncio missionario (nelle lettere di Paolo, più antiche, il mistero pasquale era affermato non narrato, e non era preceduto dal racconto della vita pubblica) e ha imposto la denominazione di “vangelo” agli scritti successivi che contenevano la buona notizia. Nonostante la sua priorità cronologica, nella Chiesa antica, e poi per molti secoli, il Vangelo secondo Marco fu poco utilizzato, sia nella liturgia che nella catechesi, e fu poco commentato, forse a motivo della sua povertà di materiali (non ha i racconti dell’infanzia, i grandi discorsi, le beatitudini, il Padre Nostro, le parabole più lunghe e più didattiche). Il secolo XIX fu quello che riportò in primo piano il Vangelo secondo Marco perché, quale documento più vicino a Gesù, consentiva di ricostruirne la storia e offriva una teologia del tutto peculiare.

Il primo versetto del Vangelo secondo Marco: “Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio” costituisce l’intestazione programmatica. È quasi una tesi che l’evangelista si accinge a mostrare e a dimostrare: Gesù di Nazareth, protagonista del suo libro, è al tempo stesso il Messia, promesso dai profeti e atteso dagli Ebrei; e il Figlio di Dio, inviato dal Padre, per la salvezza di tutti gli uomini. In linea con l’intestazione il racconto si suddivide, tematicamente, in due grandi parti: la prima conduce il lettore ad associarsi alla professione di fede di Pietro (8,29), riconoscendo in Gesù il “Messia”; mentre la seconda porta al riconoscimento che il Crocifisso è il “Figlio di Dio”, associandosi così alla confessione del centurione romano (15,39). La prima parte è dominata dai temi del Messia e del regno di Dio, raccontando il mistero di Gesù svelato, ma incompreso dalle folle e dai Dodici; la seconda parte racconta la via di Gesù verso Gerusalemme, la sua passione, morte e risurrezione.

Dopo l’intestazione, il vangelo prosegue con la predicazione del Precursore (Giovanni Battista), il Battesimo e le tentazioni di Gesù nel deserto. Dopo l’arresto di Giovanni, Gesù si reca in Galilea predicando il vangelo di Dio. Il tema della sua predicazione viene indicato con una frase densissima: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo” (1,14-15).

“Il tempo è compiuto”. L’eco di queste parole risuona nella prima sezione del racconto dove Marco presenta la novità di Gesù, lo stupore che la sua persona suscita tra la gente, lo scontro con i rappresentanti del giudaismo. Con Gesù si entra nei tempi definitivi e non c’è spazio per il compromesso né per riserve temporali (i primi chiamati non perdono tempo per congedarsi dai familiari, ma subito lasciano tutto.1,18-20).

“Il regno di Dio è vicino”. Questo tema sarà sviluppato particolarmente nelle parabole del regno (4,1-34).

“Convertitevi e credete al vangelo”. Credere nel senso di affidarsi, significa concretamente camminare dietro Gesù, sulla sua strada (8,34-35).

Gesù dunque annuncia il regno di Dio, proclama la bella notizia che la volontà salvifica di Dio si è fatta vicina e, conseguentemente, invita a convertirsi e a credere al vangelo che Egli annuncia; d’altro canto rende manifesto con le sue opere l’intervento potente di Dio a favore del popolo afflitto.

L’interesse primario del racconto marciano verte indubbiamente su Gesù, sulla rivelazione del suo mistero. Fin dall’inizio ci è detto che Egli è il Messia, (“l’Unto”, significato letterale di Christos), il Figlio amato del Padre. L’unzione messianica avviene nel contesto del Battesimo. In tutto il racconto di Marco colpisce la forte tensione dell’incalzare della domanda sull’identità di Gesù e la reticenza nella risposta, a cominciare dal silenzio imposto ai demoni (1,24-25; 3,11-12) e dalla proibizione ai miracolati di dare pubblica notizia delle guarigioni, fino alla severa ingiunzione ai discepoli di non parlare di lui a nessuno (8,30). Questa tensione tra rivelazione e nascondimento costituisce il “segreto messianico”. Marco sembra preoccupato che l’identità del Maestro possa essere fraintesa e soffocata da attese troppo umane o teorizzazioni troppo facili. Chi sia Gesù lo rivela la sua vita, il suo concreto cammino storico, fatto di obbedienza al Padre; lo rivela la croce.

Non a caso, lungo il cammino, al centro di tutto il racconto (8,27-9,13), si trovano collegate le tre qualifiche fondamentali della teologia marciana: Messia, Figlio dell’uomo e Figlio di Dio.

Marco è l’evangelista che ci presenta il Gesù più sconcertante: che agisce in modo perfettamente umano, che mangia, dorme, si irrita, si commuove profondamente, che viene giudicato, anche dai suoi parenti, come un tipo piuttosto strano, che non vuole essere chiamato buono e che non fa alcun miracolo a Nazareth. Da questa umanità tanto vicina alla nostra traluce, però, il bagliore che noi oggi chiamiamo divinità, ma che per gli apostoli era un problema, un mistero, il segreto di Gesù.

Marco ci presenta Gesù sempre in movimento che predica, opera miracoli, risponde alle critiche, insegna, si rivela sempre di più e annuncia la salvezza. Nel suo cammino entra in rapporto con i demoni (che sono gli esseri che dimostrano di conoscerlo meglio) e con varie persone tra cui: gli scribi, i farisei, i discepoli (che si trovano in una condizione più privilegiata rispetto agli altri, ma anche per loro si dice che non capiscono) e poi le folle cui Gesù non si rivela mai direttamente, ma ha pietà per tutti e ascolta le loro preghiere. Le folle lo seguono sempre più numerose e vanno da Lui per essere guarite e toccarlo; a loro Gesù, più che mostrarsi apertamente, si lascia intuire attraverso le sue opere straordinarie. Nelle folle non ci sono né ricchi né potenti; questi sono sempre separati, chiusi nella loro arroganza, nelle loro certezze, nei loro privilegi: sono “duri di cuore” quindi ciechi spiritualmente. Gesù ci si presenta come un Maestro non approvato dal “mondo”, anzi in opposizione al “mondo”.

Poniamoci nella sequela di Gesù accompagnandoci con il Vangelo secondo Marco; immergiamoci in queste folle composte di povera e piccola gente, di miseri, di poveri, di alienati sia dell’avere, che del potere e del sapere. Sediamoci con Lui al banchetto, godiamo della Sua presenza, affratelliamoci con tutti gli altri invitati che hanno risposto affermativamente, sforziamoci di incontrarlo, facciamoci meravigliare da quello che dice, anche se non comprendiamo, manteniamo la fiducia (la rivelazione è progressiva), seguiamolo!

Solo colui che crede al vangelo e segue Gesù è aperto alla luce e riceve il dono del mistero del regno di Dio, che è Gesù stesso.

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