Guerra russo-ucraina: tra angosciose profezie e consacrazioni (forse) mancate


La guerra dei russi contro gli ucraini è fonte di profonda angoscia anche per il futuro dell'umanità appeso alle decisioni di un dittatore che può scatenare la terza guerra mondiale. Così come è stato per la pandemia, anche ora si ripensa ai messaggi di alcuni veggenti che hanno forse alluso a questi eventi e ad altri eventi catastrofici. In particolare riemerge il celebre III segreto di Fatima e il sospetto che ci venga nascosto qualcosa (secondo le teorie complottiste di ogni tempo).
Un altro dubbio riguarda la consacrazione della Russia richiesta dalla Madonna per scongiurare disastri planetari. E' avvenuta o no?

Tra le profezie catastrofiche si nota un certo accanimento nei messaggi che la presunta veggente di Trevignano, Gisella Cardia, riceverebbe dalla Madonna. Come questo:

“Figli amati, non abbiate paura, nonostante i tempi siano molto brutti, la guerra raggiungerà anche l’Europa e soprattutto Roma, hanno girato le spalle a Dio e per questo subiranno sofferenza e distruzione. Figli, l’Occidente farà scoppiare una guerra contro la Russia e la Cina, questi eventi devono unirvi e non isolarvi perché solo così sarete più forti”.

C'è nel messaggio poca coerenza: come potremmo non avere paura se la guerra raggiungerà "soprattutto Roma" e "l'Occidente farà scoppiare una guerra contro la Russia e la Cina"?

Si rispolverano anche le profezie di Baba Vanga, una veggente bulgara morta nel 1996. Ma, ricorda Il Fatto Quotidiano, questa veggente non ha mai lasciato nulla di scritto o registrazioni. Facile allora attribuirgli parole che molto probabilmente non ha mai pronunciato.

Infine il III segreto di Fatima. Sulle diverse interpretazioni sulla presunta consacrazione della Russia era già intervenuta Aleteia nel 2018 e pochi giorni fa

Sempre pochi giorni fa ha scritto Aldo Maria Valli

Da quando in Ucraina è scoppiata la guerra, è tornata d’attualità la questione della consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, secondo la richiesta fatta dalla Vergine a Fatima. Una consacrazione che la Conferenza episcopale ucraina ha sollecitato esplicitamente a Francesco, sia per la Russia sia per l’Ucraina.

In passato ci sono state varie consacrazioni, ma la domanda è: hanno soddisfatto i requisiti della consacrazione della Russia, così come richiesto da Nostra Signora a suor Lucia?

Vediamo. Nell’apparizione del 13 luglio 1917 la Madonna chiese la consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati, aggiungendo che se le sue richieste fossero state accolte la Russia si sarebbe convertita e ci sarebbe stata la pace. In caso contrario, la Russia avrebbe diffuso i suoi errori nel mondo intero, con conseguenti guerre, persecuzioni e l’annientamento di varie nazioni. Dodici anni dopo, il 13 giugno 1929, mentre risiedeva a Tuy, in Spagna, suor Lucia ebbe una nuova visione, durante la quale la Madonna disse: «È giunto il tempo in cui Dio chiede al Santo Padre di fare, in unione con tutti i vescovi di mondo, la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato, promettendo di salvarla con questo mezzo».

Nello stesso anno la veggente trasmise la richiesta a papa Pio XI e nel 1930, in una lettera al suo confessore padre José Bernardo Gonçalves, scrisse: «Se non erro, il buon Dio promette di porre fine alla persecuzione in Russia se il Santo Padre si degna di fare, e di ordinare che lo facciano i vescovi del mondo cattolico, un solenne e pubblico atto di riparazione e consacrazione della Russia ai Cuori Santissimi di Gesù e Maria».

Successivamente suor Lucia ricevette da Nostro Signore un avvertimento: poiché la richiesta della consacrazione della Russia non era stata accolta, ci sarebbe stato motivo di pentirsene. Forse, disse Gesù, la consacrazione verrà fatta, ma ormai sarà tardi e la Russia avrà già diffuso i suoi errori nel mondo.

In una lettera al suo confessore, 18 maggio 1936, suor Lucia scrisse: «Intimamente ho parlato a Nostro Signore della questione; e poco fa gli ho chiesto perché non ha convertito la Russia senza che Sua Santità abbia fatto questa consacrazione». Ed ecco la risposta che suor Lucia disse di aver ricevuto da Gesù: «Perché voglio che tutta la mia Chiesa riconosca questa consacrazione come un trionfo del Cuore Immacolato di Maria, per poi estendere il suo culto e porre, accanto alla devozione del mio Cuore Divino, la devozione di questo Cuore Immacolato».

Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, suor Lucia si rivolse direttamente al nuovo papa, Pio XII, spiegando che Nostro Signore aveva chiesto per suo tramite che il pontefice consacrasse il mondo al Cuore Immacolato di Maria in unione con tutti i vescovi e «con una menzione speciale per la Russia». Tutto ciò per abbreviare i giorni della tribolazione, ovvero guerre, carestie e persecuzioni contro la Chiesa e lo stesso papa. E in effetti nel 1942, in occasione della chiusura dell’anno giubilare delle apparizioni di Fatima, Pio XII consacrò la Chiesa e il genere umano al Cuore Immacolato di Maria, atto che rinnovò l’8 dicembre. Ma il testo faceva solo una velata allusione alla Russia, senza citarla esplicitamente. Dopo di che, in una lettera del 4 maggio 1943 a padre Gonçalves, suor Lucia affermò di aver avuto un’altra rivelazione nella quale Nostro Signore, «in considerazione dell’atto che Sua Santità si degnò di compiere», prometteva la fine della guerra ma, nello stesso tempo, sottolineava che la consacrazione era stata incompleta e quindi la conversione della Russia era ancora lontana.

Nel luglio 1952 Pio XII consacrò i popoli della Russia al Purissimo Cuore di Maria e nel novembre 1964 Paolo VI affidò il genere umano al Cuore Immacolato di Maria. In seguito, due consacrazioni vennero fatte da Giovanni Paolo II: una a Fatima, il 13 maggio 1982, e un’altra a Roma, il 25 marzo 1984, ma la Russia non fu menzionata esplicitamente. Tanto che il papa sentì il bisogno di uscire dal testo ufficiale per aggiungere a braccio un’invocazione.

Nel 2015 l’esorcista padre Gabriele Amorth dichiarò in proposito: «Lui [il papa] avrebbe voluto consacrare Mosca, la Russia, al Cuore Immacolato di Maria; quello era il suo desiderio perché questa era la richiesta della Madonna, una richiesta precisa. Però il suo circondario gli era contrario: “No, perché così irritiamo il patriarca di Mosca”; “Qui ci mettiamo contro i sovietici…”. Dopo diversi tentativi di convincere i suoi consiglieri, papa Giovanni Paolo II decise di ascoltarli e di non nominare la Russia durante la consacrazione. Egli tuttavia rese un servizio alla Madonna di Fatima, e cioè fece capire pubblicamente, in modo abbastanza chiaro, che quel giorno non stava compiendo la consacrazione richiesta dalla Madonna di Fatima. Il papa sottolineò questo aspetto per ben due volte, quel giorno: la prima alla mattina, durante la cerimonia stessa di consacrazione, e la seconda tre ore più tardi, all’interno della basilica di San Pietro. Il testo della cerimonia di consacrazione era stato preparato con molti mesi d’anticipo ed era stato inviato a tutti i vescovi con una lettera datata 8 dicembre 1983 (pubblicata dall’Osservatore Romano il 17 febbraio 1984). La mattina del 25 marzo 1984, tuttavia, dopo aver pronunciato quella parte dell’atto di consacrazione nella quale aveva consacrato il mondo alla Beata Vergine – ben sette paragrafi dopo, per l’esattezza – papa Giovanni Paolo II si discostò inaspettatamente dal testo preparato. Dopo le parole “Madre della Chiesa”, egli aggiunse le seguenti: “Illumina specialmente i popoli di cui tu aspetti la nostra consacrazione e il nostro affidamento”. Questo fu l’unico cambiamento effettuato dal papa al testo della cerimonia. Le sue parole indicano chiaramente che egli sapeva che la consacrazione della Russia chiesta dalla Madonna di Fatima non veniva esaudita con la consacrazione di quel giorno. Le sue parole, infatti, imploravano la Madonna di illuminare dei popoli in particolare, la cui consacrazione la Madonna stava ancora aspettando. L’unico paese o popolo che la Madonna di Fatima abbia chiesto di consacrare era quello russo».

«Per rendere il concetto ancora più chiaro – racconta padre Amorth – papa Giovanni Paolo II ripeté lo stesso messaggio qualche ora più tardi, alle ore 16 di pomeriggio, all’interno della basilica di San Pietro e davanti a diecimila fedeli, in occasione del congedo dalla statua della Vergine Pellegrina. Anche in quel caso, a ore di distanza dalla cerimonia di consacrazione del mattino, il papa riconobbe in una cerimonia pubblica che la consacrazione richiesta dalla Madonna di Fatima doveva ancora essere compiuta. Nella sua preghiera alla Vergine, egli attirò l’attenzione su certi popoli (il popolo russo) che avevano particolare bisogno d’essere consacrati: “Quei popoli per i quali Tu stessa aspetti il nostro atto di consacrazione e di affidamento. Tutto questo abbiamo potuto fare secondo le nostre povere, umane possibilità, nella dimensione della nostra umana debolezza”».

Nel centenario della prima apparizione, nella cattedrale di Nostra Signora di Fatima, a Karaganda, nel Kazakistan, fu celebrata una messa solenne a conclusione del Congresso mariano internazionale, e nell’omelia il cardinale tedesco Paul Josef Cordes, per molti anni presidente del Pontificio consiglio Cor Unum, spiegò così l’atteggiamento di Giovanni Paolo II nel 1984: «Si è astenuto dal menzionare esplicitamente la Russia perché i diplomatici vaticani gli avevano chiesto insistentemente di non menzionare quel Paese, altrimenti sarebbero potuti sorgere conflitti politici […]. Poco dopo, mi ha invitato a pranzo. Nella nostra ristretta cerchia, ha parlato del desiderio che sentiva dentro di lui di menzionare la Russia durante questa consacrazione piuttosto che cedere ai suoi consiglieri. Poi ci disse, con volto radioso, che ciò che aveva rinunciato a fare per se stesso era stato però compiuto. Attraverso gli amici aveva appreso qualcosa di importante e confortante per lui: che alcuni vescovi ortodossi russi avevano approfittato della propria consacrazione del mondo alla Madre di Dio come occasione per consacrare la Russia in un modo del tutto speciale a Maria».

Una volta ancora, tuttavia, la richiesta di Maria non venne soddisfatta: la Madonna infatti chiese la consacrazione da parte del papa in comunione con tutti i vescovi cattolici del mondo, non da parte dei vescovi ortodossi.

Dal 1984, e fino alla caduta del muro di Berlino, suor Lucia sostenne sempre che nessuna delle consacrazioni fatte fino ad allora era stata valida, perché prive dei requisiti chiesti dalla Madonna. In merito alle consacrazioni del 1982 e del 1984, in un’intervista rilasciata nel 1985 alla rivista Sol de Fátima dichiarò categoricamente: «Non c’era la partecipazione di tutti i vescovi, né la Russia era menzionata».

In seguito il cardinale Tarcisio Bertone, nella presentazione a uno scritto sul messaggio di Fatima, affermò che suor Lucia l’8 novembre 1989 avrebbe affermato: «Sì [la consacrazione] è fatta così come la Madonna gliel’ha chiesta dal 25 marzo 1984». E poi, in un colloquio con lui, la veggente avrebbe dichiarato: «Ho già detto che la consacrazione voluta dalla Madonna è stata fatta nel 1984, ed è stata accolta in Cielo». Secondo il cardinale, tale accettazione sarebbe stata espressa a suor Lucia direttamente dalla Madonna durante un’apparizione.

Nel 2016 l’arcivescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, nel Kazakistan, dichiarò: «Dobbiamo pregare perché il papa presto consacri esplicitamente la Russia al Cuore Immacolato di Maria, perché possa trionfare».

Nel centenario delle apparizioni (2017), in una conferenza sul messaggio di Fatima pronunciata in occasione del Rome Life Forum, il cardinale Raymond Leo Burke esortò i partecipanti a consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria e a «lavorare per la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria». Infatti, aggiunse, «oggi, ancora una volta, sentiamo la chiamata della Madonna di Fatima a consacrare la Russia al suo Cuore Immacolato, secondo le sue esplicite istruzioni».

Interrogato da The Wanderer sul fatto che questa richiesta equivalesse a qualcosa di più del semplice atto del papa di menzionare esplicitamente la Russia, il cardinale americano rispose di ritenere che Giovanni Paolo II volesse assecondare la richiesta della Madonna, poiché era consapevole della gravità della situazione e della necessità di consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria, ma all’epoca si sosteneva che per promuovere un rapporto più amichevole con i paesi del blocco orientale il nome della Russia non dovesse essere menzionato: «Credo fosse intenzione del Santo Padre consacrare davvero la Russia. Tuttavia, credo anche che, data la situazione in cui ci troviamo oggi, la consacrazione della Russia debba essere fatta in modo esplicito, esattamente come ha chiesto la Madonna (il che non significa negare l’intenzione di Giovanni Paolo di includere la Russia quando consacrò il mondo al Suo Cuore Immacolato […] La mia intenzione non è di sollevare accuse contro nessuno, ma di insistere sulla necessità di realizzare ciò che la Madonna ha chiesto, esattamente come lo ha chiesto, in risposta alla situazione attuale, che è così grave».

Nella sua relazione intitolata Fatima: la risposta del cielo a un mondo in crisi, il cardinale Burke disse: «La consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria è oggi più che mai necessaria. Quando assistiamo a come il male del materialismo ateo, le cui radici sono in Russia, diriga radicalmente il governo della Repubblica popolare cinese, riconosciamo che il grande male del comunismo deve essere curato alla radice attraverso la consacrazione della Russia, come ha comandato la Madonna. […] Riconoscendo la necessità di una conversione totale dal materialismo ateo e dal comunismo a Cristo, resta urgente l’appello della Madonna di Fatima affinché la Russia sia consacrata al suo Cuore Immacolato, secondo le sue esplicite istruzioni».

Circa le affermazioni del cardinale Bertone, padre Gabriele Amorth nel 2011 toccò l’argomento in un’intervista al giornalista José María Zavala. Eccone alcuni passaggi.

«Tu hai visto la lettera?» chiede padre Amorth.

«No, mai», risponde con voce fioca Zavala.

«Ed io penso che non la vedrai mai – risponde Amorth – perché sono convinto che suor Lucia non l’ha mai scritta».

«Come fa ad esserne così sicuro?», insiste Zavala

E padre Amorth: «Perché il cardinal Bertone non ha mostrato quella lettera – mentre avrebbe dovuto farlo – quando ha annunciato il Terzo segreto di Fatima? Una semplice fotocopia del manoscritto inclusa nel dossier ufficiale del Vaticano sarebbe stata sufficiente a dissipare ogni dubbio. Se il Vaticano è sempre stato scrupoloso nel fornire le prove documentarie autenticanti le informazioni di suor Lucia anche su questioni di minore importanza, quale ragione ci sarebbe dovuta essere per economizzare sulla sola prova documentaria che secondo Bertone avrebbe convalidato un fatto che senza dubbio era di grandissima importanza, quale appunto la Consacrazione compiuta da Giovanni Paolo II?».

«Sì, è strano» ammette Zavala.

«Davvero pensi che suor Lucia ci abbia messo cinque anni per dire che la Consacrazione era stata davvero accettata e Bertone avrebbe aspettato non meno di sedici anni per annunciare la validità di qualcosa di così cruciale come la Consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria?».

«Tutto ciò è in realtà molto strano» afferma di nuovo Zavala.

«Inoltre – aggiunge padre Amorth – se la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria fatta da Pio XII nel 1942 fu solo parzialmente accetta, perché non menzionò specificamente la Russia e Gesù disse che in vista di quella consacrazione la guerra sarebbe stata solo accorciata ma non sarebbe finita immediatamente, perché adesso avrebbe dovuto cambiare idea con Giovanni Paolo II se neppure in quel caso la Russia fu menzionata? Sarebbe una incongruenza».

«Effettivamente è così», risponde Zavala. «E dunque?».

«Non ho alcun dubbio che la consacrazione non è stata compiuta nei termini richiesti dalla Vergine Maria. Ma non dobbiamo perdere di vista cosa Ella stessa volle dirci attraverso suor Lucia: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia e sarà concesso al mondo un tempo di pace”».

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