Adolescenti: pagarli per farli leggere (D'Avenia) e attesi dal Papa per il lunedì dell'Angelo e che ha appena celebrato la GMG


 La rubrica di D'Avenia per il Corriere della Sera, L'ultimo banco, presenta nel n. 97 ("80 euro per Guerra e Pace") una lettera di genitori-educatori che, disperati per la dipendenza da internet dei figli, hanno tentato una proposta estrema: pagarli per fargli leggere dei libri. Sullo stesso tema anche l'articolo precedente: "L'altezza dei quadri".

Ancora sugli adolescenti è la notizia che il Papa li incontrerà il lunedì dell'Angelo in piazza San Pietro. Avvenire ne parla diffusamente. Sempre il Papa ha appena celebrato, nella domenica di Cristo Re, la Giornata Mondiale della Gioventù, offrendo spunti molto interessanti nell'omelia a loro dedicata. 

ULTIMO BANCO 97
Pubblicato su "Corriere della Sera" del 22 novembre 2021


«Dopo due anni di Covid, i miei figli adolescenti sono dipendenti da pc, smartphone, social e videogiochi. Rabbia e discussioni aggressive all’ordine del giorno, pur in una famiglia un tempo felice e formata da genitori laureati ed entrambi educatori. Siamo genitori sfiniti. Siamo dunque arrivati a quello che non so più se considerare una deriva o una possibile (anche se paradossale) soluzione. Pago i miei figli perché leggano. Forniamo noi i titoli o avalliamo le loro proposte e paghiamo 1 euro ogni 20 pagine. Funziona. È assurdo ma funziona, avendo tolto ogni altro modo di ottenere paghette. I rimproveri, i tira e molla, le recriminazioni, le misurazioni in termini di tempo d’uso dei device non portavano che all’esasperazione di tutti. Occorreva dare un contenuto positivo alla loro vita, secondo noi leggere è un esercizio necessario al corretto sviluppo della persona, come studiare, fare sport o imparare uno strumento. Dato che ormai strapparli a internet è impossibile (per loro dove c’è rete c’è speranza) abbiamo deciso di fornire, anche forzatamente, delle bussole indispensabili ad orientarsi nella vita: i libri. Alcuni, soprattutto. Che ne pensi?». Questa lettera di un papà è il perfetto seguito dell’articolo della settimana scorsa sull’educatore ideale. Perché?

Questa coppia ha trovato una soluzione nuova, senza aggrapparsi alle regole del «si è sempre fatto così» o al piagnisteo sui bei tempi andati. Accolgo quindi la soluzione anche come provocazione. Messo da parte il problema a monte che prima o poi dovremo affrontare seriamente: non è sano che un adolescente usi oggetti che danno dipendenza; e accettando che la situazione sia ora come ora immodificabile (benché conosca genitori che «osano» non dare il cellulare prima dei 15 anni), sulle prime mi sono ribellato all’idea di associare la lettura a una prestazione retribuita, ma mi stavo aggrappando a un mondo che non c’è più. La soluzione di questa coppia invece rimette al centro un fatto: come si legge nell’adolescenza non si legge più per tutta la vita. Scriveva Pavese nel suo diario: «Tra i segni che mi avvertono essere finita la giovinezza, massimo è accorgersi che la letteratura non mi interessa più veramente. Non apro i libri con quella viva e ansiosa speranza di cose spirituali che un tempo sentivo». Questa sete ha un corrispettivo biologico: fino a 20-22 anni il cervello cresce e la sua plasticità viene premiata o mortificata in modo irripetibile dagli stimoli che riceve. Intelligenti non si nasce ma si diventa. L’intelligenza non è una prigione del Dna misurata dal QI, ma un flusso che si può arricchire o prosciugare. Einstein diceva: «Se volete figli intelligenti leggete loro le fiabe», intuendo che il loro meraviglioso e terribile contenuto serve al bambino per sviluppare il pensiero simbolico, nel quale fiorisce quello logico e pratico. Inoltre un libro richiede al lettore di ogni età un impegno che non si dà in nessun’altra attività intellettuale, si parla infatti di «atto della lettura», perché quella con il testo è una collaborazione attiva, ridotta al minimo quando invece guardiamo immagini (il lavoro dell’immaginazione è già fatto). Quindi non è assurdo «apprezzare» (dare un prezzo a) questo «lavoro». Insomma trovo adeguata la scelta di questi genitori perché la finestra temporale adolescente-lettura è unica: se la si perde la si perde per sempre. Non escludo inoltre che da qui possa nascere il piacere di leggere gratuitamente. Insomma (se la scuola non riesce) preferisco pagare un sedicenne per fargli leggere 1984, Delitto e castigo o l’Odissea, piuttosto che fargli «ammazzare» il tempo guardando video o immagini in rete: la lettura lo rende più attivo e creativo del cellulare. È vero che leggere non dovrebbe essere una prestazione ma una gioia, ma in una cultura in cui la concorrenza al libro è spietata, se l’alternativa è il nulla meglio far così, anche perché a quell’età basta un libro «ben assestato» per trasformare una vita. Aggiungo però, come spiega magistralmente Maryanne Wolf in Lettore, vieni a casa, che la partita si gioca tutta nei primi dieci anni di vita, età in cui aiutare il bambino a sviluppare quello che lei chiama un cervello bi-alfabetizzato, capace di muoversi su carta o schermo in modo libero, efficace e diversificato in a base al fine. La scuola sta facendo qualcosa? E come aiuta i genitori?

Lo scenario potrebbe destabilizzare - 4 euro per La metamorfosi, 15 per Il fu Mattia Pascal, 30 per Delitto e Castigo, 60 per Il Conte di Montecristo, 80 per Guerra e Pace - e confermare l’amara battuta di Oscar Wilde contenuta nel Ritratto di Dorian Gray (12 euro...): «Al giorno d’oggi la gente sa il prezzo di tutto e non conosce il valore di niente». E se invece la sfida, al giorno d’oggi, fosse proprio quella di riscoprire il valore delle cose anche attraverso il loro prezzo?

OMELIA DI PAPA FRANCESCO

Due immagini, tratte dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato, ci aiutano ad accostarci a Gesù Re dell’Universo. La prima, tratta dall’Apocalisse di san Giovanni e anticipata dal profeta Daniele nella prima Lettura, è descritta dalle parole: «Viene con le nubi» (Ap 1,7; Dn 7,13). Si riferisce alla venuta gloriosa di Gesù come Signore e fine della storia. La seconda immagine è quella del Vangelo: Cristo che sta davanti a Pilato e gli dice: «Io sono re» (Gv 18,37). Ci fa bene, cari giovani, fermarci a contemplare queste immagini di Gesù, mentre iniziamo il cammino verso la Giornata Mondiale del 2023 a Lisbona.

Soffermiamoci allora sulla prima: Gesù che viene con le nubi. È un’immagine che parla della venuta di Cristo nella gloria alla fine dei tempi: ci fa capire che l’ultima parola sulla nostra esistenza sarà di Gesù, non la nostra! Egli – dice ancora la Scrittura – è Colui che «cavalca le nubi» (Sal 68,5) e nei cieli manifesta la sua potenza (cfr ibid., v. 34-35): è cioè il Signore, il Signore che viene dall’alto e non tramonta mai, è Colui che resiste a ciò che passa, è la nostra eterna incrollabile fiducia. È il Signore. Questa profezia di speranza illumina le nostre notti. Ci dice che Dio viene, che Dio è presente, che Dio è all’opera e che Dio volge la storia verso di Lui, verso il bene. Viene “con le nubi” per rassicurarci, come a dire: “Non vi lascio soli quando la vostra vita è avvolta da nubi oscure. Io sono sempre con voi. Vengo per rischiarare e far risplendere il sereno”.

Il profeta Daniele, però, specifica di aver visto il Signore venire con le nubi «guardando nelle visioni notturne» (Dn 7,13). Nelle visioni notturne: cioè Dio viene nella notte, tra le nubi spesso tenebrose che si addensano sulla nostra vita. Ognuno di noi conosce questi momenti. C’è bisogno di riconoscerlo, di guardare oltre la notte, di alzare lo sguardo per vederlo in mezzo alle oscurità.

Cari giovani, guardare nelle visioni notturne! Cosa vuol dire questo? Avere occhi luminosi anche dentro le tenebre, non smettere di cercare la luce in mezzo alle oscurità che tante volte portiamo nel cuore e vediamo attorno a noi. Alzare lo sguardo da terra, verso l’alto, non per fuggire, ma per vincere la tentazione di rimanere stesi sui pavimenti delle nostre paure. Questo è il pericolo: che ci reggano le nostre paure. Non rimanere rinchiusi nei nostri pensieri a piangerci addosso. Alza lo sguardo, àlzati! Questo è l’invito: alza lo sguardo, àlzati! È l’invito che il Signore ci rivolge, e al quale ho voluto fare eco nel Messaggio dedicato a voi giovani per accompagnare questo anno di cammino. È il compito più arduo, ma è il compito affascinante che vi è consegnato: stare in piedi mentre tutto sembra andare a rotoli; essere sentinelle che sanno vedere la luce nelle visioni notturne; essere costruttori in mezzo alle macerie – ce ne sono tante in questo mondo di oggi, tante! –; essere capaci di sognare. E questo per me è la chiave: un giovane che non è capace di sognare, poveretto, è diventato vecchio prima del tempo! Essere capaci di sognare, perché questo fa chi sogna: non si lascia assorbire dalla notte ma accende una fiamma, accende una luce di speranza che annuncia il domani. Sognate, siate svelti e guardate al futuro con coraggio.

Vorrei dirvi questo: noi, noi tutti, vi siamo grati quando sognate. “Ma davvero? I giovani quando sognano a volte fanno chiasso…”. Fate chiasso, perché il vostro chiasso è il frutto dei vostri sogni. Vuol dire che non volete vivere nella notte, quando fate di Gesù il sogno della vostra vita e lo abbracciate con gioia, con un entusiasmo contagioso che ci fa bene! Grazie, grazie, quando siete capaci di portare avanti i sogni con coraggio, per quando non smettete di credere nella luce anche dentro le notti della vita, per quando vi impegnate con passione per rendere più bello e umano il nostro mondo. Grazie per quando coltivate il sogno della fraternità, per quando avete a cuore le ferite del creato, lottate per la dignità dei più deboli e diffondete lo spirito della solidarietà e della condivisione. E soprattutto grazie perché in un mondo che, appiattito sui guadagni del presente, tende a soffocare i grandi ideali, non perdete in questo mondo la capacità di sognare! Non vivere o addormentati o anestetizzati. No: sognare vivi. Questo aiuta noi adulti e la Chiesa. Sì, abbiamo bisogno anche come Chiesa di sognare, abbiamo bisogno dell’entusiasmo, abbiamo bisogno dell’ardore dei giovani per essere testimoni di Dio che è sempre giovane!

E vorrei dirvi un’altra cosa: tanti vostri sogni corrispondono a quelli del Vangelo. La fraternità, la solidarietà, la giustizia, la pace: sono gli stessi sogni di Gesù per l’umanità. Non abbiate paura di aprirvi all’incontro con Lui: Egli ama i vostri sogni e vi aiuta a realizzarliIl Cardinale Martini diceva che alla Chiesa e alla società servono «sognatori che ci mantengano aperti alle sorprese dello Spirito Santo» (Conversazioni notturne a Gerusalemme. Sul rischio della fede, p. 61). Sognatori che ci mantengano aperti alle sorprese dello Spirito Santo. È bello! Vi auguro di essere tra questi sognatori!

Ed ora veniamo alla seconda immagine, a Gesù che dice a Pilato: “Io sono re”. Colpiscono la sua determinazione, il suo coraggio, la sua suprema libertà. È stato arrestato, viene portato nel pretorio, è interrogato da chi può condannarlo a morte. E in una circostanza del genere, avrebbe potuto lasciar prevalere un naturale diritto a difendersi, magari cercando di “aggiustare le cose”, trovando un compromesso. E invece Gesù non nasconde la propria identità, non camuffa le sue intenzioni, non approfitta di uno spiraglio di salvezza che pure Pilato lasciava aperto. No, non approfitta. Con il coraggio della verità risponde: “Io sono re”. Si prende la responsabilità della sua vita: sono venuto per una missione e vado fino in fondo per testimoniare il Regno del Padre. Dice: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Gesù è così. È venuto senza doppiezze, per proclamare con la vita che il suo Regno è diverso da quelli del mondo, che Dio non regna per aumentare il suo potere e schiacciare gli altri; non regna con gli eserciti e con la forza. Il suo è il Regno dell’amore: “io sono re”, ma di questo regno dell’amore; “io sono re” del regno di chi dona la propria vita per la salvezza degli altri.

Cari giovani, attira la libertà di Gesù! Lasciamo che ci vibri dentro, che ci scuota, che susciti in noi il coraggio della verità. E noi possiamo chiederci: se fossi qui, ora, al posto di Pilato davanti a Gesù, a guardarlo negli occhi, di che cosa mi vergognerei? Davanti alla verità di Gesù, alla verità che è Gesù, quali sono le mie falsità che non stanno in piedi, le mie doppiezze che a Lui non piacciono? Ognuno di noi ne ha. Cercarle, cercarle. Tutti ne abbiamo di queste doppiezze, di questi compromessi, di questo “aggiustare le cose” perché la croce si allontani. Ci serve metterci davanti a Gesù per fare la verità in noi. Ci serve adorarlo per essere liberi dentro, per fare luce sulla vita e non lasciarci ingannare dalle mode del momento, dai fuochi d’artificio del consumismo che abbaglia e paralizza. Amici, non siamo qui per farci incantare dalle sirene del mondo, ma per prendere in mano la nostra vita, per “mordere la vita”, per viverla pienamente!

Così, nella libertà di Gesù troviamo anche il coraggio di andare controcorrente. E questa è una parola che vorrei sottolineare: andare controcorrente, avere il coraggio di andare controcorrente; non contro qualcuno – che è la tentazione di ogni giorno –, come fanno i vittimisti e i complottisti, che caricano la colpa sempre sugli altri; no, contro la corrente malsana del nostro io egoista, chiuso e rigido, che tante volte cerca delle cordate per sopravvivere, no, non questo. Andare controcorrente per metterci nella scia di Gesù. Egli ci insegna ad andare contro il male con la sola forza mite e umile del bene. Senza scorciatoie, senza falsità, senza doppiezze. Il nostro mondo, ferito da tanti mali, non ha bisogno di altri compromessi ambigui, di gente che va di qua e di là come le onde del mare – dove li porta il vento, dove li portano i propri interessi –, di chi sta un po’ a destra e un po’ a sinistra dopo aver fiutato che cosa conviene. Gli “equilibristi”. Un cristiano che va così, sembra essere più equilibrista che cristiano. Gli equilibristi che cercano sempre una strada per non sporcarsi le mani, per non compromettere la vita, per non giocarsi sul serio. Per favore, abbiate paura di essere giovani equilibristi. Siate liberi, siate autentici, siate coscienza critica della società. Non avere paura di criticare! Noi abbiamo bisogno delle vostre critiche. Tanti di voi stanno criticando, per esempio, contro l’inquinamento ambientale. Abbiamo bisogno di questo! Siate liberi nelle critiche. Abbiate la passione della verità, perché con i vostri sogni possiate dire: la mia vita non è schiava delle logiche di questo mondo, perché regno con Gesù per la giustizia, per l’amore e la pace! Cari giovani, vi auguro che ciascuno di voi possa sentire la gioia di dire: “Con Gesù anch’io sono re”. Sono re: sono un segno vivente dell’amore di Dio, della sua compassione e della sua tenerezza. Sono un sognatore abbagliato dalla luce del Vangelo e guardo con speranza nelle visioni notturne. E quando cado, ritrovo in Gesù il coraggio di lottare e sperare, il coraggio di tornare a sognare. Ad ogni età della vita.

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