Amori tossici (e femminicidi)
Ventesima puntata delle mie riflessioni sulla " vita sessuale tra Chiesa e società " Non esiste una “dolce metà” che viene a donarmi una integrità altrimenti impossibile: siamo esseri unici, interi in noi stessi, anche se bisognosi di affetto e di calore umano. Dovrebbero convincersene coloro che portano avanti rapporti dove ci si fa più male che bene, dove si rinfacciano le mancanze dell’altro più che riconoscerne i pregi, dove si è incapaci di parlarsi con sincerità per paura di ferire l’altro o, peggio, per paura di essere feriti e abbandonati, dove la dipendenza affettiva è tale da far perdere ogni libertà. Tante coppie si formano non per scelta, ma per un certo fatalismo; non per pienezza d’amore, ma per paura di sentire un vuoto affettivo nella propria esistenza. L’incapacità di saper stare bene da soli spinge le persone a rifugiarsi nell’amore come antidepressivo, come droga, come sedativo… L’arte di saper stare bene da soli, invece, apre a un grande privile...