È VERAMENTE RISORTO?
Da "Motivi per credere"
La questione, come ci ricorda san Paolo, è essenziale: “Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede” (1 Cor. 15,17). Se Gesù non fosse risorto staremo a parlare di un uomo del passato che ha detto e fatto grandi cose, ma che può al massimo influenzare la nostra vita orientandola a Dio, ma non potrebbe agire, perdonare, salvare. La fede ci parla invece di un uomo che è morto ed è risorto, che “è salito in cielo e siede alla destra del Padre”. La sua resurrezione non è dunque un tornare in vita (alla nostra vita, come per Lazzaro), ma entrare nella Vita eterna, con un corpo spirituale che supera le dimensioni spazio-temporali che appartengono alla nostra esperienza terrena.
Le prove? Non ci
sono. Indizi? Tanti! E allora proviamo a seguire questi indizi per scoprire se
possono essere sufficienti per credere in qualcosa che ha dell’incredibile.
I primi indizi
provengono dal Nuovo Testamento: i Vangeli nascono proprio come testimonianza
della morte e resurrezione di Gesù di Nazareth, del suo essere Figlio di Dio e
nostro Salvatore. Una testimonianza attendibile? Ancora una volta per chi crede
si; chi non crede troverà sempre motivi per giustificare la propria
incredulità.
I testi antichi
tendono sempre a mettere in buona luce i propri “protagonisti”. I Vangeli,
scritti per le chiese nascenti, non temono di descrivere in modo critico e
anche negativo gli apostoli e, tra questi, colui che è stato scelto da Gesù
stesso come fondamento della Chiesa: Pietro. La morte di Gesù è descritta in
modo crudo: abbandonato dai suoi, solo un gruppo di donne gli sono rimaste
vicine. Pietro che aveva spavaldamente dichiarato la sua fedeltà fino alla
morte, lo rinnega tre volte, timoroso di essere riconosciuto (da una donnetta
del popolo!) come suo discepolo.
A differenza di
quanto gli studiosi del secolo scorso affermavano, diversi scritti
neotestamentari sono stati elaborati a distanza di pochi anni dai fatti
accaduti. In particolare si possono rintracciare “quattro fonti
antichissime che riflettono in maniera coerente la predicazione della
primissima comunità cristiana, immediatamente dopo la morte di Gesù”[1]:
- Una antica fonte pre-paolina (risalente al 32 d.C.),
che san Paolo cita nella Prima lettera ai Corinzi (del 50-55 d.C.). Qui afferma
di voler trasmettere quello che lui stesso ha ricevuto direttamente dagli
apostoli[2].
- Una fonte pre-marciana (37 d.C.), di cui si è servito
Marco per il suo Vangelo (che, al più tardi, risale al 70 d.C.).
- Una tradizione (30-35 d.C.) inclusa negli Atti degli
Apostoli (80 d.C.).
- La Prima lettera ai Tessalonicesi (49 d.C.) dove San
Paolo parla di Dio che ha resuscitato Gesù dai morti.
Queste fonti ci
assicurano che il messaggio del Nuovo Testamento sulla resurrezione di Gesù non
è un’invenzione leggendaria fatta molti anni dopo gli eventi, ma è quanto gli
stessi apostoli (ancora viventi quando circolavano queste tradizioni) avevano
vissuto e trasmesso. Nessun’altra biografia dell’antichità è meglio
attestata di quella di Gesù di Nazareth[3].
A chi obietta che le
fonti cristiane sono di parte (“Non si può usare la Bibbia per provare la
Bibbia”) si può tranquillamente rispondere che tale questione appartiene ad
ogni “fonte storica”: gli studiosi ne prendono atto e ne studiano
l’attendibilità in base ad una serie di criteri e approfondimenti.
Un altro indizio
interessante: il messaggio della resurrezione di Gesù è affidato ad alcune
donne. Considerando il fatto che all’epoca esse non potevano neanche testimoniare
in un tribunale, in quanto ritenute inaffidabili, ci si può chiedere come mai
il messaggio principale del cristianesimo sia affidato e fondato sulla
testimonianza di alcune donne (di cui la principale è un’ex indemoniata, Maria
Maddalena) e non degli uomini. L’unica risposta plausibile è che gli eventi
sono andati proprio come si racconta e non si è voluto modificarli
arbitrariamente[4].
Anche la presenza di
dettagli “rischiosi” (per possibili smentite) è un indizio di affidabilità:
“quando si crea una leggenda a posteriori, si evita di riferirsi troppo
specificatamente a fatti, luoghi e persone per evitare di essere contraddetti”[5].
Le stesse contraddizioni
“interne” (versioni diverse tra i Vangeli) indicano che non si tratta di una
invenzione postuma: avrebbero armonizzato i particolari contrastanti ed evitato
molti dettagli (proprio per evitare versioni differenti).
Un’altra “prova” della
veridicità della resurrezione è data dalla considerazione che nessun ebreo
poteva inventare una cosa del genere che, esulando dalla loro cultura, appariva
“assurda, offensiva e potenzialmente blasfema”[6]. Così come
nessuno si aspettava che il Messia potesse essere messo a morte su una croce
come un malfattore, così nessuno si aspettava che il Messia sarebbe risorto
corporalmente dalla morte, prima della fine dei tempi.
La resurrezione di Gesù
è del tutto diversa dalle resurrezioni compiute da Gesù stesso[7]:
mentre questi tornano alla vita di prima, per poi morire di nuovo, Gesù entra
nella Vita divina, eterna, con un corpo spirituale capace di mangiare e, al
contempo, di entrare in luoghi chiusi. Il greco biblico neotestamentario userà
due parole differenti per esprimere il diverso concetto di vita: bios
per la vita fisica e zoè per la Vita divina, eterna.
Nei secoli sono state
ipotizzate diverse spiegazioni alternative degli eventi pasquali (la teoria del
complotto, della morte apparente, del trafugamento del cadavere…). Nessuna di
queste ipotesi sono risultate plausibili e tutte sono respinte dagli studiosi
contemporanei. Neanche il tentativo di riferirsi a precedenti miti pagani sulla
morte e resurrezione (o morte e rinascita) di alcuni dei ha avuto successo:
l’ipotesi che gli Apostoli abbiano copiato dalle religioni vicine tale vicenda
è priva di alcun fondamento.
Gli storici delle
origini del cristianesimo oggi concordano sul fatto che sia “storicamente
affidabile” la convinzione degli apostoli che Gesù fosse risorto e che apparve
a loro. Storicamente qualcosa di importante, di improvviso e di totalmente
inaspettato accadde realmente ai discepoli. Questi, prima della
Resurrezione, si ritrovano in luoghi chiusi, si nascondevano per paura e
tentennavano sul loro futuro. Improvvisamente diventano testimoni coraggiosi
che affrontano le minacce, gli insulti e la morte. Potrebbero farsi
perseguitare e uccidere per qualcosa che hanno inventato? Non solo, ma diventano
talmente convincenti e temerari che da quel pugno di uomini nasce, in pochi
anni, un popolo composto da persone di ogni provenienza. Come spiegare il
diffondersi del primo cristianesimo – simile ad un fuoco che divampa improvviso
– se non credendo in una esperienza che li ha realmente trasformati? Negli Atti
degli Apostoli si racconta proprio questa prodigiosa e affascinante diffusione:
i molteplici tentativi di bloccarla - con la violenza o con le calunnie - sono
stati inefficaci o addirittura hanno motivato ulteriormente i credenti dando ulteriore
forza e credibilità alla testimonianza dei discepoli.
Nonostante tutte le
ragioni esposte, molti continuano a non credere nella resurrezione di Gesù
Cristo. Viene in mente una parabola – nota come “Il ricco epulone e il povero
Lazzaro” (Lc 16,19-31) – dove un ricco senza nome (“epulone” significa solo che
ostenta la ricchezza) morendo si ritrova all’inferno e chiede ad Abramo di
poter avvisare i suoi fratelli perché non vengano anche loro in questo luogo di
tormento. Abramo risponde: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno
persuasi neanche se uno risorgesse dai morti” (Lc 16,31). “Parole - commenta
Enzo Bianchi - che ancora oggi molti cristiani faticano ad accogliere, perché
sono convinti che le Scritture non siano sufficienti, che occorrano miracoli straordinari
per condurre alla fede…”[8].
[1]
Seguo le indagini, molto dettagliate e documentate, presenti nel dossier
dell’UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali) dedicato alle “Prove storiche
della resurrezione di Gesù”: www.uccronline.it/2022/04/17/le-prove-storiche-della-resurrezione-di-gesu/
[2]
«Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè
Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed
è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e
che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a
più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive
ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi
a tutti gli apostoli» (1Cor 15,3-7).
[3]
“Se il principio cardine dell’indagine storica è che più i testi sono
vicini agli eventi narrati (e concordano l’un l’altro), più aumenta la
probabilità che raccontino eventi realmente storici, i testi cristiani
soddisfano in pieno questo principio. La loro datazione precoce impedisce
qualunque possibilità di creazione teologica successiva e lo sviluppo di una
leggenda inventata”. Così conclude la prima parte del dossier citato.
[4]
Il filosofo greco Celso scrisse un libello contro i cristiani
deridendoli: «I Galilei credono a una risurrezione testimoniata soltanto
da qualche femmina isterica».
[5] Cfr.
Dossier dell’UCCR.
[6] B.D.Herman (nota 142 del dossier). Quando
Gesù annuncia ai suoi discepoli che sarebbe risorto dai morti, loro pensano che
intenda alla fine del mondo (cfr. Mc 9,9-13) essendo questo ciò che credevano
gli ebrei.
[7] Vedi la
resurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-44), ma anche della figlia di Giairo (Mc
5,22-24) e del figlio della vedova di Nain (Lc 7,11-15):
