L'intramontabile mito del Che, il messia dell'odio
Interessante e forse discutibile è l'editoriale di Stefano Magni per La Nuova Bussola Quotidiana che smonta il mito del Che, nel 50° anniversario della sua morte (9 ottobre 1967): “Martire”, “combattente”, “poeta”. Nel 50mo anniversario della morte di Che Guevara, ieri, se n’è sentite di tutte, in ogni servizio televisivo e giornalistico, sulle Tv nazionali. Al massimo si aggiunge “chiaroscuro” per definire il suo curriculum. Tutt’al più: “controverso”, giusto per apparire imparziali. Ma Che Guevara, a mezzo secolo dalla sua uccisione, pare essere stato un misto fra Garibaldi (per chi ama il genere) e Madre Teresa («Credo in una sola Chiesa, che va da Che Guevara a Madre Teresa» cantava Jovanotti). Eppure del Che si sa tutto, ormai. I suoi crimini sono noti. La lista è lunga. Perché il mito continua? La prima citazione che viene in mente di Che Guevara è tutt’altro che una frase da bigliettino nei cioccolatini. Esaltò l’odio, letteralmente, nella Conferenza Triconti...